L’architettura come riflesso della crisi culturale
Nel dialogo con Maurizio Spada emerge con chiarezza un punto fondamentale: la crisi dell’architettura non nasce dentro l’architettura stessa, ma dentro il modello culturale che oggi orienta il nostro modo di abitare, produrre e immaginare lo sviluppo. L’architettura, ricorda Spada, non è mai neutra. È il luogo in cui una società rende visibile la propria idea di uomo, di relazione e di potere. Per questo motivo, quando la cultura smette di interrogarsi sul bene collettivo e si concentra prevalentemente sulla valorizzazione economica, anche il costruire cambia natura.
L’edificio non viene più pensato come spazio di relazione o qualità urbana, ma come evento, icona, dispositivo mediatico. È qui che si inserisce la figura dell’archistar, che secondo Spada rappresenta il sintomo di un sistema in cui l’architettura rischia di diventare soprattutto comunicazione del potere. L’opera non dialoga più con il contesto, ma tende spesso a imporsi su di esso, trasformando la città in una sequenza di oggetti autoreferenziali, scollegati dalla vita reale delle persone.
La bellezza non come lusso, ma come qualità delle relazioni
Uno dei passaggi più interessanti della conversazione riguarda il concetto di bellezza, che Spada sottrae immediatamente a una lettura superficiale o puramente estetica. Per i greci, la bellezza era legata all’idea di misura, proporzione ed equilibrio. Oggi, invece, sembra prevalere una relativizzazione totale del gusto, dentro cui tutto può essere considerato bello purché sia nuovo, spettacolare o riconoscibile.
Spada propone allora una riflessione diversa: la bellezza non coincide con il lusso né con l’esibizione della ricchezza. Al contrario, il lusso tende frequentemente a trasformarsi in ostentazione, in un linguaggio costruito per impressionare e segnare distanza sociale. La bellezza, invece, nasce dalla capacità di mettere in relazione ordine, equilibrio, eleganza e coerenza. Una città, un edificio o un ambiente possono favorire benessere e qualità del vivere quando riescono a costruire connessioni equilibrate tra persone, funzioni e contesto.
La città finanziaria e il rischio di espellere la vita
Nel corso dell’intervista emerge anche un tema molto concreto e attuale: la progressiva finanziarizzazione della città. Quando il valore economico del costruito diventa l’obiettivo dominante, tutto il resto tende a subordinarsi: il diritto all’abitare, l’accessibilità, la qualità delle relazioni sociali e persino la possibilità stessa di mantenere viva una comunità urbana equilibrata.
Spada richiama il caso di Milano per spiegare come molte città contemporanee stiano progressivamente diventando spazi selettivi, pensati per attrarre capitale più che per accogliere persone. Il risultato è che le fasce economicamente più fragili — spesso proprio quelle che garantiscono i servizi essenziali alla vita urbana — vengono progressivamente espulse verso l’esterno, producendo una città che cresce economicamente ma perde progressivamente la propria capacità di funzionare come organismo sociale.
Ecologia, complessità ed ecosofia: ricomporre ciò che abbiamo separato
La parte finale della conversazione si concentra su un tema che attraversa trasversalmente tutto il pensiero di Maurizio Spada: la necessità di recuperare uno sguardo complesso sulla realtà.
La città, come la natura, è un sistema di relazioni interdipendenti. Intervenire su una parte significa inevitabilmente modificare anche il resto. Eppure, osserva Spada, continuiamo spesso ad affrontare i problemi urbani attraverso logiche riduzionistiche, semplificando fenomeni che invece richiederebbero una visione sistemica.
È qui che l’ecologia smette di essere soltanto una disciplina ambientale e diventa un vero e proprio metapensiero, un modo diverso di leggere le connessioni tra economia, società, territorio e qualità della vita. All’interno di questa riflessione compare anche il concetto di ecosofia, intesa come capacità di ricostruire un rapporto non soltanto funzionale ma anche simbolico con il mondo che abitiamo.
Foto di Antonio López da Pixabay
Bio ospite
Maurizio Spada è architetto, progettista e docente universitario. Presidente dell’associazione Istituto Uomo e Ambiente, da anni sviluppa una riflessione sul rapporto tra architettura, etica, ecologia e qualità della vita urbana. Attraverso la sua attività professionale e teorica indaga il ruolo pubblico dell’architettura, il tema della bellezza come espressione di relazioni equilibrate e la necessità di una visione complessa del costruire contemporaneo. È autore de “Il sesto ordine dell’architettura – Etica per un giovane architetto” edito da BastogiLibri e de La cultura della bellezza.








