Parodi: “Non esistono magistrati politicizzati. Al referendum voterò NO, la riforma non tutela i cittadini.”

l presidente dell’ANM Cesare Parodi interviene nel dibattito sulla riforma della giustizia: “Difendiamo l’equilibrio della Costituzione, i giudici hanno l’ultima parola e la magistratura applica la legge, non fa politica”.

Il confronto sulla riforma della giustizia si fa ogni giorno più intenso in vista del referendum del 22 e 23 marzo. Un clima che molti osservatori definiscono teso, segnato da dichiarazioni forti e da un dibattito che coinvolge direttamente l’equilibrio tra i poteri dello Stato. In questo contesto si inserisce l’intervento del presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, Cesare Parodi, ospite della trasmissione Buongiorno Italia su Casa Radio, condotta dal direttore Giovanni Lacagnina.

Nel corso del lungo confronto radiofonico, Parodi ha affrontato i principali nodi politici e istituzionali legati alla riforma promossa dal ministro della Giustizia Carlo Nordio, chiarendo la posizione dell’ANM e spiegando le ragioni che lo porteranno a votare “No”.

Fin dalle prime battute, il presidente dell’ANM ha voluto sottolineare un punto per lui fondamentale: il metodo del confronto. «Sono sempre stato un sostenitore dei toni civili e del dialogo», ha dichiarato, evidenziando come il dibattito sulla giustizia non possa trasformarsi in uno scontro ideologico permanente. Secondo Parodi, il rischio più grande in questa fase è che il confronto si polarizzi al punto da oscurare i contenuti reali della riforma. «Per me è molto importante informare i cittadini senza insultare gli altri. La giustizia è una materia complessa, delicata, che incide sui diritti delle persone. Non può essere ridotta a slogan o contrapposizioni personali».

Le recenti dichiarazioni del ministro Nordio sul funzionamento del Consiglio Superiore della Magistratura hanno contribuito ad alimentare la discussione pubblica. Parodi non ha evitato il tema, ma ha invitato a riportare l’attenzione sul piano istituzionale. A suo avviso, è legittimo che il Governo proponga riforme e che la magistratura esprima le proprie valutazioni, ma ciò deve avvenire nel rispetto dei ruoli. «Le istituzioni devono dialogare tra loro. Il confronto è fisiologico in una democrazia, ma non deve mai degenerare in una delegittimazione reciproca».

Un passaggio significativo dell’intervista ha riguardato il comitato sostenuto dall’ANM in vista del referendum. Parodi ha precisato che il comitato ha ricevuto donazioni da cittadini che hanno scelto di contribuire in modo volontario e trasparente. «Non esiste alcuna opacità», ha spiegato. «Le donazioni sono state raccolte nel rispetto delle regole vigenti. Non vi è un obbligo ulteriore di formalizzazione rispetto a quanto previsto dalla normativa». Il presidente ha inoltre chiarito che l’ANM, in quanto associazione, non dispone di dati ufficiali dettagliati sulle singole contribuzioni e che eventuali questioni tecniche relative alla comunicazione dei dati non possono essere trasformate in un caso politico. «È probabile che anche i comitati per il “Sì” abbiano ricevuto donazioni. Fa parte del normale confronto democratico. Non possiamo trasformare un elemento fisiologico in un motivo di polemica».

Altro tema centrale è stato quello, spesso evocato nel dibattito pubblico, della presunta politicizzazione della magistratura. Parodi ha respinto con fermezza questa accusa. «Non esistono magistrati politicizzati», ha affermato con chiarezza. «I magistrati applicano la legge. Le norme devono essere inserite in un contesto globale, nell’intero sistema normativo. Non vivono da sole». Secondo il presidente dell’ANM, il lavoro del magistrato consiste nell’interpretare e applicare le disposizioni alla luce dei principi costituzionali e della coerenza complessiva dell’ordinamento. Ridurre questa attività a una lettura ideologica significherebbe ignorare la natura tecnica e istituzionale della funzione giudiziaria.

Parodi ha poi affrontato direttamente la questione del referendum, dichiarando senza esitazioni la propria posizione personale. «Io voterò No», ha detto. Una scelta che, secondo le sue parole, sarebbe condivisa dalla larga maggioranza degli iscritti all’ANM, stimata intorno al 90%. Le ragioni della contrarietà non riguardano, a suo dire, la difesa corporativa della categoria, bensì la convinzione che la riforma non risponda agli interessi concreti dei cittadini. «Questa riforma non interviene sui problemi strutturali della giustizia, come i tempi dei processi o la carenza di risorse. Non credo che, se passasse, ci troveremmo formalmente in una democrazia diversa. Ma io sono nato e credo nella democrazia della Costituzione. L’equilibrio tra i poteri è un valore che non va modificato con leggerezza».

Nel corso dell’intervista è emersa anche la questione del presunto eccessivo potere dei pubblici ministeri, uno degli argomenti più ricorrenti tra i sostenitori del “Sì”. Parodi ha definito questa ricostruzione una semplificazione. «È una tesi che è stata prospettata, ma non corrisponde alla realtà del processo. Sono i giudici ad avere l’ultima parola rispetto ai PM». Il pubblico ministero esercita l’azione penale, ma è il giudice a decidere in modo imparziale, garantendo il contraddittorio e l’equilibrio tra accusa e difesa. «Il giudice deve garantire l’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge. Il sistema prevede già un meccanismo di pesi e contrappesi».

Parodi ha insistito sul fatto che l’obiettivo della magistratura associata non è ottenere privilegi o mantenere assetti di potere, ma difendere un modello di giustizia che, a suo avviso, garantisce imparzialità ed equilibrio. «Non vogliamo una giustizia diversa, vogliamo una giustizia equa per tutti», ha concluso. L’accento posto sull’equità richiama il principio costituzionale dell’uguaglianza, che rappresenta il fondamento dello Stato di diritto.

L’intervento del presidente dell’ANM a Buongiorno Italia ha così delineato una posizione articolata e fortemente ancorata alla difesa dell’impianto costituzionale. In un momento in cui il confronto pubblico appare segnato da tensioni e contrapposizioni, Parodi ha scelto di ribadire la centralità del dialogo, della trasparenza e del rispetto istituzionale, affidando ai cittadini l’ultima parola. Il referendum di marzo sarà un passaggio cruciale non solo per l’assetto della giustizia italiana, ma per il modo in cui il Paese intende interpretare l’equilibrio tra politica e magistratura negli anni a venire.

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BUONGIORNO ITALIA | Intervista Cesare Parodi
Puntata del 18/02/26
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