L’innovazione urbana, la qualità dell’abitare, la trasformazione delle città e il contributo delle professioniste tecniche ai processi di cambiamento sociale ed economico. Sono stati questi i temi al centro della puntata di “Bricks & Music”, il programma di Casa Radio condotto da Paolo Leccese insieme all’ingegner Emiliano Cioffarelli, che ha ospitato l’architetta Anna Vella, presidente nazionale di AIDIA – Associazione Italiana Donne Ingegneri e Architetti, per presentare la seconda edizione del Premio “Idee per un mondo che cambia”.
L’iniziativa, che sarà ufficialmente presentata il 13 maggio 2026 presso la sede del Consiglio Nazionale degli Ingegneri a Roma, nasce con l’obiettivo di valorizzare il contributo delle donne nei campi dell’ingegneria e dell’architettura, premiando azioni, progetti e percorsi professionali capaci di produrre un impatto concreto sulla società, sull’ambiente e sulla qualità della vita.
Un premio che guarda al futuro delle città e delle professioni tecniche, ma che allo stesso tempo porta all’attenzione un tema ancora irrisolto: la reale parità di genere nei comparti professionali legati alla progettazione, all’urbanistica, all’innovazione tecnologica e alla gestione dei processi di trasformazione urbana.
Un premio per valorizzare il talento femminile nelle professioni tecniche
Durante l’intervista su Casa Radio, Anna Vella ha spiegato come il Premio AIDIA sia rivolto esclusivamente a donne laureate in ingegneria e architettura, anche non iscritte all’associazione, con l’intento di far emergere esperienze innovative, coraggiose e creative sviluppate nei diversi ambiti della professione tecnica. Le categorie previste per l’edizione 2026 riguardano la rigenerazione urbana e la riqualificazione del patrimonio edilizio, il miglioramento ambientale, i sistemi digitali e la leadership manageriale femminile. A queste si aggiunge il Premio Speciale Fondazione Inarcassa dedicato alle libere professioniste.
“Il premio – ha spiegato Anna Vella – vuole dare visibilità a progetti già realizzati che abbiano prodotto effetti concreti sui territori, sulle comunità e sulla qualità della vita. È un modo per valorizzare il ruolo delle professioniste nei processi di trasformazione della società”.
L’iniziativa si inserisce infatti nel quadro degli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, con particolare riferimento al Goal 5 dedicato alla parità di genere e all’empowerment femminile.
“Ci vorranno ancora 50 anni”: il lungo cammino verso la parità
Uno dei passaggi più significativi dell’intervista ha riguardato proprio il tema della parità di genere nelle professioni tecniche. Alla domanda di Paolo Leccese sullo stato reale dell’inclusione femminile nei settori dell’architettura e dell’ingegneria, Anna Vella ha risposto con un dato che lascia riflettere: “Le statistiche ci dicono che il percorso è ancora molto lungo. Ci vorranno circa 50 anni per raggiungere una reale parità”.
Un’affermazione che fotografa la distanza ancora esistente tra la crescita numerica delle professioniste e il loro reale riconoscimento nei processi decisionali, negli incarichi di vertice e nella continuità lavorativa. Secondo la presidente di AIDIA, le donne professioniste rappresentano oggi una componente sempre più rilevante all’interno degli ordini professionali italiani, soprattutto nel campo dell’architettura. Tuttavia, la vera criticità resta la continuità dell’attività lavorativa, in particolare per le libere professioniste, spesso costrette a interrompere o rallentare il percorso professionale a causa dei carichi familiari e delle responsabilità di cura.
La maternità non può essere un ostacolo professionale
Nel corso della trasmissione, Paolo Leccese ed Emiliano Cioffarelli hanno affrontato il tema della maternità come elemento ancora percepito da molte aziende e committenze come un fattore penalizzante.
“La maternità non è un problema della donna – ha osservato Cioffarelli – ma dell’organizzazione aziendale che non ha previsto la continuità del lavoro”.
Una riflessione che Anna Vella ha condiviso sottolineando come negli ultimi anni qualcosa stia cambiando, anche grazie all’introduzione della certificazione di parità di genere UNI/PdR 125, sempre più valorizzata negli appalti pubblici e nei criteri premiali per l’assegnazione degli incarichi professionali. La certificazione, infatti, rappresenta oggi un elemento premiante sia per le aziende sia per gli studi professionali che adottano politiche concrete di inclusione e valorizzazione del lavoro femminile. Secondo Vella, il cambiamento culturale passa anche da una maggiore condivisione del lavoro di cura all’interno delle famiglie: “Vedo molte giovani mamme supportate dai loro mariti nella gestione familiare. È un processo culturale che sta evolvendo”.
Le donne e la città: una nuova idea di sviluppo urbano
Tra i temi più interessanti affrontati nell’intervista emerge quello del rapporto tra leadership femminile e progettazione urbana.
Paolo Leccese ha evidenziato come oggi le città abbiano bisogno di processi più inclusivi, sostenibili e orientati alla qualità della vita, suggerendo che la sensibilità femminile possa rappresentare un valore aggiunto nella gestione dei processi urbani complessi.
Anna Vella ha raccolto la riflessione spiegando come molte professioniste abbiano sviluppato nel tempo una particolare attenzione ai temi della cura, dell’inclusione e della partecipazione, trasferendo queste competenze anche nella progettazione urbana. “Una città aperta e inclusiva – ha dichiarato – con processi partecipativi e uno sguardo attento alle fragilità rappresenta una delle differenze più significative che le professioniste portano nel lavoro di progettazione e gestione urbana”.
AIDIA, in diverse città italiane, sta già sperimentando percorsi partecipativi e “passeggiate urbane” finalizzate a raccogliere proposte e osservazioni da sottoporre alle amministrazioni locali, con l’obiettivo di migliorare accessibilità, inclusione e qualità della vita negli spazi pubblici. Un approccio che si inserisce perfettamente nel dibattito contemporaneo sulle città sostenibili, sulla rigenerazione urbana e sulle nuove forme dell’abitare.
Innovazione, digitale e intelligenza artificiale tra le categorie del premio
Tra gli aspetti più innovativi dell’edizione 2026 del Premio AIDIA vi è l’attenzione al mondo digitale e all’intelligenza artificiale. Una delle categorie del premio sarà infatti dedicata ai sistemi digitali, ai software e alle iniziative innovative capaci di utilizzare la tecnologia per migliorare i processi professionali, ambientali e organizzativi.
Un segnale importante che conferma come il mondo delle professioni tecniche stia attraversando una fase di profonda trasformazione, nella quale strumenti digitali, AI, sostenibilità e progettazione urbana saranno sempre più integrati. L’obiettivo del premio non è soltanto celebrare eccellenze professionali, ma anche raccontare nuovi modelli di leadership tecnica femminile capaci di coniugare innovazione, etica e responsabilità sociale.
Il sostegno delle istituzioni e degli ordini professionali
Il Premio AIDIA 2026 può contare sul patrocinio di importanti istituzioni del mondo tecnico e professionale, tra cui il Consiglio Nazionale degli Ingegneri, il Consiglio Nazionale degli Architetti, Inarcassa e Fondazione Inarcassa.
La conferenza stampa del 13 maggio 2026, che si terrà presso la sede del Consiglio Nazionale degli Ingegneri a Roma, rappresenterà il primo momento pubblico di confronto sui temi della parità di genere, dell’innovazione e della valorizzazione del ruolo delle professioniste nei processi di cambiamento contemporanei. AIDIA ha inoltre annunciato che il bando completo sarà disponibile dal 12 maggio sul sito ufficiale dell’associazione, mentre il termine ultimo per l’invio delle candidature è fissato al 21 settembre 2026. La cerimonia finale di premiazione si terrà invece il 27 novembre 2026 presso la Casa dell’Architettura all’Acquario Romano.
Il valore simbolico di Amalia Ercoli Finzi
Uno dei momenti più emozionanti dell’intervista è stato il riferimento ad Amalia Ercoli Finzi, presidente onoraria di AIDIA e figura simbolo dell’ingegneria italiana nel mondo.
Emiliano Cioffarelli ha ricordato con affetto la figura dell’ingegnera aerospaziale italiana, definendola “un faro” e un esempio concreto di come sia possibile conciliare eccellenza professionale, famiglia e maternità. Anna Vella ha sottolineato il valore simbolico della sua esperienza: “Amalia Ercoli Finzi rappresenta la dimostrazione concreta che si può essere madri, mogli e allo stesso tempo raggiungere i massimi livelli nel mondo dell’ingegneria aerospaziale”.
Una testimonianza che assume un significato ancora più forte in un periodo storico in cui il dibattito sulla leadership femminile non riguarda più soltanto l’accesso alle professioni, ma soprattutto la possibilità di costruire percorsi di carriera sostenibili e realmente inclusivi.








