Made in Italy: Federitaly presenta il Bando 2026 alla Camera dei Deputati

Il Made in Italy non può più vivere soltanto della propria forza evocativa. In un contesto globale segnato da competizione crescente, incertezze geopolitiche e nuove regole commerciali, l’identità produttiva italiana è chiamata a misurarsi con parametri sempre più stringenti: tracciabilità, sostenibilità, affidabilità. È partendo da questa consapevolezza che Federitaly ha scelto la cornice istituzionale della Camera dei Deputati per presentare il Bando Nazionale Federitaly 2026, un’iniziativa pensata per accompagnare micro, piccole e medie imprese in un percorso strutturato di certificazione, internazionalizzazione e qualificazione dei processi produttivi.

Il Made in Italy entra in una nuova fase, in cui identità, qualità e reputazione non possono più essere affidate esclusivamente alla forza del marchio o alla narrazione storica dell’eccellenza italiana. In un contesto globale sempre più selettivo, caratterizzato da competizione internazionale, accordi commerciali complessi e crescente attenzione ai criteri ESG, il valore dell’origine produttiva deve essere dimostrabile, tracciabile e verificabile. È in questo quadro che si colloca la presentazione del Bando Nazionale Federitaly 2026, avvenuta presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati, su iniziativa dell’onorevole Andrea Volpi.

L’iniziativa, promossa in piena autonomia da Federitaly, mette a disposizione 2 milioni di euro a sostegno delle micro, piccole e medie imprese italiane, con l’obiettivo di accompagnarle nei processi di certificazione, sostenibilità e internazionalizzazione. Il piano prevede l’erogazione di 2.000 voucher del valore di 1.000 euro ciascuno, destinati a coprire una parte significativa dei costi di accesso ai sistemi di certificazione “Made in Italy” e “100% Made in Italy”.

Ad aprire i lavori è stato Mario Orabona, membro del Comitato Scientifico di Federitaly, che ha moderato l’incontro introducendo il senso strategico dell’iniziativa. Orabona ha sottolineato come il bando risponda a un’esigenza ormai strutturale del sistema produttivo italiano: trasformare il valore identitario del Made in Italy in un vantaggio competitivo misurabile e riconoscibile a livello internazionale. Oggi, ha spiegato, la reputazione storica non è più sufficiente; servono strumenti rigorosi, capaci di dialogare con buyer, investitori e consumatori globali.

Subito dopo è intervenuto l’onorevole Andrea Volpi, che ha portato i saluti istituzionali e ha inquadrato il bando all’interno di una visione più ampia di politica industriale e diplomazia economica. “La produzione del nostro Paese nel mondo passa attraverso una parola magica che è quella di essere credibili”, ha affermato Volpi, collegando direttamente la competitività delle imprese italiane alla stabilità istituzionale e alla continuità dell’azione di governo.

Secondo il parlamentare, l’Italia ha per troppo tempo sofferto di una percezione di instabilità che ha indebolito la sua capacità di promuoversi efficacemente all’estero. “Con governi che duravano poco era difficile essere considerati interlocutori affidabili. Non c’era nemmeno il tempo di organizzare il Paese e di andare fuori a promuovere le nostre ricchezze”, ha spiegato. Uno scenario che, a suo giudizio, oggi è superato. “Sia come parlamentari che come Governo siamo allineati a Federitaly su tutte le attività che puntano a promuovere e rafforzare la filiera del Made in Italy. È fondamentale creare le condizioni affinché le nostre imprese non si sentano isolate nel loro percorso di internazionalizzazione”.

Volpi ha quindi richiamato il ruolo della diplomazia economica come leva concreta. “Quando il Presidente del Consiglio va all’estero e chiude incontri bilaterali, non si tratta di fare foto di rito. Andiamo per portare a casa risultati”, ha dichiarato, sottolineando come iniziative come il Bando Federitaly 2026 rafforzino la credibilità complessiva del sistema Paese.

Nel corso della conferenza è intervenuto Carlo Verdone, Presidente e Fondatore di Federitaly, che ha illustrato nel dettaglio la filosofia del bando. “Il Made in Italy va protetto con metodo e responsabilità. Non bastano le dichiarazioni di principio, servono strumenti rigorosi”, ha affermato. Un passaggio centrale del suo intervento ha chiarito la natura dello strumento messo a disposizione delle imprese: “Lo strumento che abbiamo messo a disposizione non risponde solo a un’esigenza di certificazione, ma vuole dare anche delle risposte a due elementi fortemente interessanti per le micro e piccole imprese, cioè la sostenibilità e l’export”.

Verdone ha evidenziato come il bando sia stato progettato per offrire alle imprese non solo tutela del marchio, ma anche resilienza nel lungo periodo. In un contesto segnato dalla recente ratifica dell’accordo UE-Mercosur, la capacità di distinguersi attraverso certificazioni verificabili diventa, secondo Federitaly, una condizione essenziale per competere nei mercati globali.

Uno degli elementi più innovativi del Bando Nazionale Federitaly 2026 è l’integrazione tecnologica. Grazie alla partnership con DFinity e Origyn, tutte le certificazioni saranno notarizzate sulla blockchain ICP. Un processo che garantisce l’immutabilità e la totale verificabilità dei dati, offrendo a buyer e consumatori internazionali una garanzia digitale contro le contraffazioni e l’italian sounding. La blockchain diventa così uno strumento di fiducia, capace di rafforzare la trasparenza delle filiere e la credibilità delle imprese certificate.

Sul piano operativo è intervenuto il Segretario Nazionale di Federitaly, Lamberto Scorzino, che ha illustrato le modalità di accesso al bando. “Abbiamo scelto un approccio a sportello per evitare la frenesia dei click day”, ha spiegato. La valutazione delle domande sarà affidata a una Commissione interna, con l’obiettivo di garantire trasparenza e uniformità. “Saranno previste specifiche premialità per le micro e piccole imprese, che rappresentano l’ossatura del nostro sistema produttivo”, ha aggiunto.

Il progetto non si limita alla certificazione. Tra i pilastri del bando figurano infatti l’assessment ESG, con il rilascio di rating di sostenibilità per le aziende che ne sono sprovviste, e l’accompagnamento all’export, attraverso percorsi strutturati e piani strategici personalizzati per l’internazionalizzazione. Un’impostazione che punta a trasformare la certificazione in un reale vantaggio competitivo e non in un semplice bollino formale.

Nel corso dell’incontro è intervenuto anche Fabio Pistella, Presidente del Comitato Scientifico di Federitaly, che ha definito l’iniziativa un vero e proprio “modello integrato” capace di connettere produzione, innovazione e competitività internazionale. Un approccio sistemico che, secondo Pistella, può diventare un riferimento anche per future politiche di sostegno alle imprese.

Dal fronte delle politiche per l’export agroalimentare è intervenuto Nicola Caputo, consigliere del Ministero degli Affari Esteri, che ha sottolineato l’importanza della certificazione verificabile come strumento di tutela delle filiere. In particolare nei settori più esposti alla contraffazione, la tracciabilità e la trasparenza diventano condizioni indispensabili per difendere il valore delle produzioni italiane sui mercati esteri.

Uno sguardo di respiro economico-finanziario è arrivato dall’intervento dell’economista Antonio Maria Rinaldi, Presidente di Trevi Finanziaria Industriale S.p.A., che ha inserito il tema del Made in Italy nel contesto delle dinamiche globali. Rinaldi ha ribadito come, in un mercato sempre più competitivo, la certificazione verificabile rappresenti “l’unico vero scudo” per le imprese italiane, soprattutto nei confronti dei mercati extraeuropei.

Dalla conferenza stampa emerge una visione chiara: il Made in Italy del futuro dovrà essere sempre meno autoreferenziale e sempre più dimostrabile. In un mondo che premia trasparenza, sostenibilità e affidabilità, la reputazione storica non basta più. Servono strumenti concreti, tecnologicamente avanzati e riconosciuti, capaci di trasformare l’identità produttiva italiana in un asset competitivo globale.

Il Bando Nazionale Federitaly 2026 si inserisce in questa traiettoria come una risposta operativa alle esigenze reali delle imprese, in particolare di quelle di dimensioni più ridotte, spesso prive delle risorse necessarie per affrontare da sole i mercati internazionali. La presentazione alla Camera dei Deputati ha restituito l’immagine di un sistema Paese che prova a fare sintesi tra politica, associazionismo e imprese, puntando su un presupposto fondamentale: la credibilità come infrastruttura strategica del Made in Italy nel mondo.

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