Secondo Baccarini, il nuovo Piano Casa promosso dal Governo rappresenta un primo tentativo concreto di uscire dalla logica dei provvedimenti episodici che negli ultimi anni hanno caratterizzato il settore immobiliare italiano. Una linea che il presidente di Confassociazioni Real Estate giudica ancora incompleta, ma che introduce finalmente un concetto fondamentale: la necessità di una programmazione pluriennale.
“Per la prima volta dopo circa settant’anni – ha spiegato – si intravede una visione strategica. Si comprende che un vero Piano Casa non possa essere costruito attraverso provvedimenti spot ma debba poggiare su investimenti importanti, su una prospettiva almeno decennale e su una convergenza anche europea delle risorse”.
Nel ragionamento di Baccarini emerge chiaramente la convinzione che il tema abitativo non possa più essere affrontato esclusivamente come questione edilizia. La casa diventa infatti una questione sociale, economica, energetica e culturale. Ed è proprio su questo terreno che si inserisce il concetto della cosiddetta “fascia grigia”: quella parte crescente della popolazione che non possiede i requisiti per accedere all’edilizia residenziale pubblica ma che, allo stesso tempo, non riesce più ad acquistare o affittare abitazioni ai valori di mercato.
Una fascia sociale sempre più ampia, alimentata dall’inflazione, dall’aumento dei tassi di interesse, dalla precarietà lavorativa e dal progressivo impoverimento del potere d’acquisto delle famiglie italiane e proprio il tema del credito immobiliare rappresenta uno dei nodi più delicati del momento. Durante la trasmissione sono stati richiamati i dati relativi ai redditi minimi necessari per acquistare casa nelle principali città italiane: circa 3.850 euro netti mensili a Milano, quasi 3.000 euro a Roma e circa 2.450 euro a Napoli. Numeri che fotografano un Paese profondamente disomogeneo e che mettono in evidenza il crescente squilibrio tra costo dell’abitare e capacità reddituale delle famiglie. Secondo Baccarini, il rischio è quello di continuare a rincorrere le emergenze senza affrontare il problema strutturale. Per questo il presidente di Confassociazioni Real Estate torna a rilanciare un’idea già avanzata più volte: la creazione di un vero “Ministero della Casa e delle Politiche Abitative”, capace di garantire continuità strategica indipendentemente dai cambi di governo o dagli orientamenti politici del momento.
Ma è soprattutto sul terreno delle nuove forme abitative che l’intervista assume un valore particolarmente innovativo. Baccarini individua infatti nel co-housing una delle possibili risposte alle trasformazioni sociali ed economiche che stanno cambiando il modo di vivere le città.
“Il co-housing – ha spiegato – consente di mantenere autonomia abitativa individuale condividendo però servizi e spazi comuni: sale coworking, lavanderie, cucine attrezzate, biblioteche, aree verdi. È un modello che unisce sostenibilità economica, ambientale e sociale”.
L’idea non è soltanto quella di ridurre i costi energetici o le spese di gestione, ma di ripensare il concetto stesso di comunità urbana. Una riflessione che si intreccia con i profondi cambiamenti demografici in corso. I dati ISTAT ricordati durante la trasmissione raccontano infatti un’Italia che invecchia rapidamente: un quarto della popolazione ha già superato i 65 anni e un anziano over 75 su tre vive da solo. Parallelamente diminuisce il numero delle nascite e il Paese potrebbe perdere nei prossimi decenni diversi milioni di abitanti.
In questo scenario, il co-housing non viene interpretato come una semplice soluzione economica, ma come una possibile risposta alla solitudine urbana e alla frammentazione sociale. Baccarini cita esperienze già presenti a Milano, Roma e Padova, dove modelli abitativi condivisi stanno cercando di integrare giovani, anziani e famiglie all’interno di spazi progettati per favorire relazioni e servizi comuni.
Un approccio che richiama esperienze già diffuse nel Nord Europa e in alcuni Paesi asiatici, ma che in Italia incontra ancora ostacoli culturali profondi. “Siamo un Paese storicamente legato alla proprietà individuale”, osserva Baccarini, sottolineando come il vero passaggio necessario sia oggi quello culturale prima ancora che normativo. Ed è proprio la cultura dell’abitare uno dei temi centrali emersi nel confronto. Secondo il Presidente di Confassociazioni Real Estate, le nuove politiche abitative dovranno necessariamente essere accompagnate da un lavoro di comunicazione, informazione e costruzione di consenso sociale. Servirà mettere attorno allo stesso tavolo istituzioni, professionisti, investitori, associazioni di categoria e cittadini. Un modello partecipativo che richiama direttamente il concetto di “abitare come ecosistema”.
La riflessione si amplia ulteriormente quando il dibattito tocca il tema della sicurezza urbana e della qualità della vita nelle città contemporanee. Baccarini evidenzia come la crescente percezione di insicurezza, soprattutto nelle grandi aree metropolitane, stia modificando il rapporto delle persone con gli spazi pubblici e con la dimensione comunitaria. Da qui la necessità di progettare edifici e quartieri capaci di favorire socialità, prossimità e senso di appartenenza.
Un altro passaggio significativo dell’intervista riguarda il rapporto tra mercato immobiliare e sostenibilità economica delle famiglie. Nonostante i dati OMI mostrino un aumento delle compravendite e prospettive di crescita fino a 800 mila transazioni annue, Baccarini invita a guardare oltre i numeri. “Esiste un sottobosco di difficoltà economiche reali che molte famiglie stanno vivendo quotidianamente”, afferma, richiamando il peso crescente delle spese ordinarie e dell’incertezza lavorativa. Per questo, secondo il Presidente di Confassociazioni Real Estate, i nuovi modelli abitativi potrebbero rappresentare non soltanto una scelta alternativa ma una necessità sempre più concreta. Tuttavia, Baccarini rifiuta l’idea di un futuro dove la comunità sostituisca completamente il modello familiare tradizionale. “Mi piace pensare a più comunità accanto alle famiglie, non a meno famiglie”, sottolinea, indicando nel co-housing un’integrazione possibile e non una sostituzione della dimensione privata.
La sensazione, ascoltando le parole di Baccarini, è che il tema della casa stia finalmente tornando a essere percepito come una questione centrale per il futuro del Paese. Non soltanto per il settore immobiliare, ma per il modello sociale ed economico dell’Italia nei prossimi decenni.
L’emergenza abitativa, l’accesso al credito, l’invecchiamento della popolazione, la sostenibilità energetica, il lavoro, la sicurezza urbana e la trasformazione delle città non sono più temi separati. Diventano invece tasselli di una stessa grande questione: ripensare il modo in cui le persone vivranno, lavoreranno e costruiranno relazioni all’interno degli spazi urbani.










