Rigenerazione urbana, la politica ascolta gli architetti: dal caso Milano alle case popolari, la sfida è scrivere regole che funzionino

Dalle interviste raccolte alla Casa dell’Architettura, sede dell’Ordine degli Architetti di Roma, emergono sei punti di vista che convergono su un’esigenza comune: regole chiare, tempi certi e una rigenerazione urbana che non sia etichetta, ma politica pubblica. Parlano l’Onorevole Massimo Milani e l’Architetto Christian Rocchi, poi l’Architetto Lorenzo Busnengo e l’Architetto Raffaele Cecoro, infine l’Onorevole Agostino Santillo e l’Architetto Alessandro Panci. Per ciascuno, un virgolettato che sintetizza il cuore dell’intervista.

All’Acquario Romano, nella sede della Casa dell’Architettura e dell’Ordine degli Architetti di Roma, le interviste raccolte da Casa Radio durante l’incontro sulla rigenerazione urbana hanno restituito un quadro compatto e allo stesso tempo sfaccettato: la politica chiede contributi operativi, gli architetti chiedono certezze, entrambi riconoscono che senza una cornice normativa leggibile l’Italia continuerà a muoversi a scatti, tra interpretazioni, rallentamenti e diffidenza degli investitori.

Massimo Milani, la politica “impara” dai territori

Il punto di partenza dell’Onorevole Massimo  Milani, Segretario della Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici, è la funzione stessa di un evento costruito con presenze da tutta Italia: trasformare la varietà dei casi territoriali in conoscenza utile per chi deve scrivere le norme. Milani sottolinea che la contaminazione tra esperienze regionali e locali non è un ornamento, ma un acceleratore di comprensione rispetto alle audizioni istituzionali, spesso compresse nei tempi.

Questo è molto utile per chi poi è chiamato a scrivere le norme, perché le audizioni in commissione sono momenti rapidi, con tempi stretti, qui invece hai la possibilità di apprendere molto di più”.

L’On. Milani lega il percorso legislativo alla necessità di ribaltare il paradigma, frenare il consumo di suolo, intervenire sull’esistente, dare sicurezza alle trasformazioni. La sua posizione è quella di chi vede nella rigenerazione una cornice che deve rendere possibile, non complicare, e soprattutto prevenire crisi future invece di rincorrerle quando esplodono.

Christian Rocchi, inclusione sociale e tempi certi

Il Presidente dell’Ordine degli Architetti PPC di Roma e provincia, l’Architetto Christian Rocchi mette la rigenerazione urbana sul piano più alto, non come procedura ma come strumento per migliorare città e vita delle persone. Nell’intervista insiste su due parole chiave: riconnessione e inclusione. Il tema, dice, è fondamentale per la comunità professionale perché permette di ripensare la città e, insieme, di affrontare fratture sociali e qualità dell’abitare.

“La rigenerazione urbana è uno strumento fondamentale, ci dà la possibilità di ripensare la città, riconnetterla e fare inclusione sociale”.

Poi Rocchi sposta il focus sul problema pratico che, più di ogni altro, blocca i processi: l’incertezza del tempo. Per l’architetto, una legge interpretabile e litigiosa è un deterrente per gli investimenti perché il tempo è una variabile essenziale nei piani economici. La sua intervista insiste sulla domanda ricorrente dei committenti e dei fondi: quanto ci vuole, e sulla difficoltà di rispondere quando l’esito può dipendere da letture divergenti e contenziosi.

Lorenzo Busnengo, superare leggi pensate per città che non esistono più

L‘Arch. Lorenzo Busnengo, Vicepresidente dell’  Ordine degli Architetti PPC di Roma e provincia, entra nel cuore culturale e normativo della questione. Racconta la genesi dell’evento come risposta a un quadro che definisce, senza giri di parole, “deprimente”, perché poggia su impianti nati per una città in espansione e per uno schema monofunzionale. Il suo ragionamento è che oggi le città vivono di mix, di trasformazioni continue, e dunque serve un impianto capace di governare l’esistente.

“Abbiamo strumenti urbanistici pensati per città che oggi non esistono più, per una città in continua espansione e uno zoning rigido, mentre oggi le nostre città vivono di mix funzionale”.

Nella sua intervista, la rigenerazione è anche garanzia di qualità, per professionisti, investitori e cittadini. L’obiettivo implicito è ridurre l’alea interpretativa, rendere prevedibile la trasformazione, creare condizioni perché la qualità progettuale non sia un optional ma una conseguenza di regole adeguate.

Raffaele Cecoro, ricucire tessuto urbano e sociale e restituire luoghi identitari

L’Arch. Raffaele Cecoro, Presidente Fondazione Architetti Caserta ARCE, porta la prospettiva dei territori e la preoccupazione per l’abuso del termine rigenerazione. Nella sua intervista insiste sul fatto che rigenerare non equivale a recuperare o ristrutturare, ma significa ricucire, con una dimensione sociale esplicita. Il tema, racconta, è centrale perché tocca la comunità e deve produrre un “lasciato” concreto.

Il suo virgolettato è la definizione più incisiva ascoltata nella sequenza di interviste: “Rigenerare non è recuperare o ristrutturare, è ricucire il tessuto urbano e sociale, una rigenerazione che abbia senso deve lasciare qualcosa alla comunità”.

Cecoro poi richiama la necessità di una legge quadro nazionale che rispetti la filiera istituzionale, Stato come cornice, Regioni come declinazione, Comuni come pianificazione. Il suo discorso si allarga agli spazi pubblici, alle piazze e ai luoghi identitari scomparsi nell’espansione novecentesca, che la rigenerazione dovrebbe riportare in vita, nei centri storici e nelle periferie.

Agostino Santillo, ascoltare chi “tocca con mano” e il rischio dei binari paralleli

L’Onorevole Agostino Santillo, Vicepresidente della Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici, valorizza l’evento per una ragione operativa: mette la politica a contatto con il dettaglio concreto dell’edilizia e della trasformazione. Nella sua intervista ringrazia l’organizzazione e sottolinea che la prospettiva dei professionisti permette di vedere aspetti su cui la politica non sempre è “focalizzata”, perché chi progetta e assevera vive quotidianamente il problema.

“È utilissimo perché ci apre un punto di vista su aspetti su cui non eravamo fortemente focalizzati, perché ci porta dentro a chi tocca con mano ogni giorno il problema”.

Ma Santillo introduce anche il nodo della tempistica e del coordinamento parlamentare. La sua intervista mette in guardia dal rischio che urbanistica ed edilizia procedano su due binari istituzionali che non dialogano, con tempi diversi, testi diversi e un risultato complessivo incoerente.

Alessandro Panci, partecipare prima e mettere a sistema le differenze

L’Arch Alessandro Panci, Delegato OAR alle politiche nazionali, insiste su un punto che per gli Ordini è strategico: la presenza deve essere “prima” della chiusura del testo legislativo. Entrare nel processo quando la legge è definita significa parlare in difesa o in opposizione, mentre intervenire prima permette di costruire. Nella sua intervista, il valore dell’evento sta anche nel mettere a sistema le differenze territoriali, grandi e piccoli centri, Nord e Sud, realtà ordinarie e speciali.

“Per noi è fondamentale essere parte attiva durante il processo con cui si definisce la legge, perché dopo, quando la legge è già definita, ogni proposta rischia di sembrare solo una critica”.

Panci descrive l’esperienza come una crescita congiunta, tra colleghi e con i parlamentari presenti, anche per comprendere cronoprogrammi e difficoltà. Il senso è evitare che la norma venga percepita come qualcosa di esterno e inevitabilmente conflittuale, e far sì che chi applica quotidianamente le regole possa contribuire a renderle più chiare e attuabili.

Un filo unico, chiarezza, tempi, qualità

Le sei interviste compongono una mappa coerente. Milani e Santillo descrivono un Parlamento che ha bisogno di ascoltare casi reali per non scrivere nel vuoto. Rocchi, Busnengo, Cecoro e Panci delineano l’urgenza di un quadro aggiornato, capace di governare l’esistente, proteggere la qualità e ridurre il rischio di interpretazioni conflittuali.

Se la rigenerazione urbana deve diventare politica pubblica, il messaggio comune è uno solo: servono regole che si possano applicare, con tempi prevedibili e con una visione che rimetta al centro città e comunità.

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Puntata del 05/02/26
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