Il dottor Antonio Maria Pasciuto durnte l’intervista mette subito in chiaro il punto, la salute non può restare confinata nella clinica, perché la vita contemporanea si svolge in larga parte in ambienti chiusi, e ciò che respiriamo in casa, ciò che assorbiamo, ciò che accumuliamo, incide nel tempo. Per il dottor Antonio Maria Pasciuto, medico internista e fondatore di Assimas, questo è il motivo per cui “non è più rimandabile” l’incontro tra medico e architetto, la crescita delle patologie croniche, e di quelle che definisce emergenti, dalla fibromialgia alla sensibilità chimica multipla, impone di guardare alle cause ambientali con un approccio più strutturato.
Il congresso Assimas in programma l’11 aprile a Milano è presentato come un passaggio di metodo, non un semplice convegno, medici, architetti, ingegneri e tecnici devono costruire un linguaggio comune, perché la salubrità indoor non è un requisito accessorio, ma una componente del benessere. In radio, il dottor Antonio Maria Pasciuto insiste sul fatto che spesso la progettazione privilegia estetica e funzionalità, mentre materiali, colle, rivestimenti e arredi vengono valutati con minore attenzione, soprattutto quando il rischio non è immediatamente percepibile. La sua metafora è diretta, se qualcosa di “velenoso” fosse evidente, lo rifiuteremmo, in casa, invece, accettiamo ciò che non si vede, specie se costa meno.
Il punto centrale, però, non è l’allarme, è la responsabilità. Il dottor Antonio Maria Pasciuto richiama la necessità di far diventare la consapevolezza una competenza, quindi formazione universitaria, in medicina e in architettura, e poi applicazione nella pratica professionale. Per spiegare perché serva un cambio di passo, richiama due concetti, vulnerabilità, perché in casa vivono bambini e anziani con soglie di tolleranza diverse, ed effetto cocktail, perché nella realtà non siamo esposti a una sostanza per volta, ma a miscele che possono sommare effetti anche quando i singoli elementi sembrano “bassi”.
Quando la conversazione arriva al rapporto tra ambiente e cura, il dottor Antonio Maria Pasciuto chiarisce la sua gerarchia, i farmaci restano uno strumento fondamentale, ma non devono diventare un automatismo che sostituisce la ricerca delle cause. La frase che riassume l’impostazione è netta, il farmaco dovrebbe essere un piano B, il piano A è capire da dove nasce il problema, eliminare o ridurre le esposizioni, intervenire sull’origine, non solo sul sintomo.







