Paolo Leccese apre il collegamento con Annalisa Ferrazzi, senior strategy e responsabile della divisione ricerche di Humans and Data, per entrare nel merito di un lavoro presentato nei giorni scorsi, un Osservatorio dedicato alla riqualificazione energetica in Italia.
La notizia non sta solo nell’ennesima fotografia del settore, ma nel fatto che qui la fotografia nasce da un archivio operativo, cantieri, attestati, dati di progetto, un patrimonio che, se trattato con metodo, può diventare una bussola per imprese, professionisti e famiglie.
Annalisa Ferrazzi spiega l’indagine che si fonda su dati proprietari legati a 2.177 cantieri realizzati tra il 2020 e il 2025, un quinquennio che coincide con la fase più “calda” della riqualificazione, quella spinta dagli incentivi e dalla domanda improvvisamente esplosa. Per Humans and Data, che si definisce un partner strategico per PMI e grandi aziende, il valore dell’Osservatorio è duplice: da un lato mostra la capacità di costruire insight, dall’altro dimostra che, in una stagione in cui tutto è stato accelerato, serviva una struttura in grado di raccogliere, aggregare e rendere leggibili i numeri.
Annalisa Ferrazzi parla di data warehouse, di monitoraggio continuo, di insight per anticipare il mercato, ma soprattutto insiste su un punto che, nel linguaggio della radio, suona come una presa di posizione: in un periodo storico imprevedibile, consumare meno e meglio non è soltanto una questione ambientale, è una scelta che protegge il portafogli e, in definitiva, la qualità della vita.
APE, da documento “di carta” a strumento di trasparenza
Il confronto entra nel vivo quando Paolo Leccese porta la conversazione sull’Attestato di Prestazione Energetica, con una domanda volutamente diretta: a cosa serve davvero, e come si sta evolvendo. Ferrazzi risponde ricordando l’utilità originaria del documento, conoscere fabbisogno energetico, emissioni, impiego di rinnovabili, e aggiunge che la traiettoria è quella di un APE sempre più completo e standardizzato. Nell’intervista richiama le novità previste dall’evoluzione normativa europea, che orientano verso un attestato più comparabile e più ricco di indicatori, con parametri misurabili in modo uniforme. Il punto però non è solo “cosa” conterrà l’APE, ma quanto diventerà cruciale la sua affidabilità. Ferrazzi lo dice chiaramente quando, più avanti, collega la trasparenza al tema dei controlli e della qualità del dato. Perché se l’APE diventa la carta d’identità energetica dell’immobile, ogni errore non è una distrazione, è un problema che incide su scelte economiche e su decisioni di investimento.
Risparmio in bolletta, il dato che parla alle famiglie
La parte più immediata dell’intervista arriva con i numeri sul beneficio economico. Ferrazzi traduce la riqualificazione in un risparmio medio annuo calcolato per metro quadro e lo rende comprensibile con esempi pratici: per un appartamento di 100 metri quadri si può arrivare a un risparmio intorno a 1.100 euro, per una villetta della stessa superficie il valore sale fino a circa 1.800 euro, e qui l’intervista cambia passo e si collega a un tema sociale, la povertà energetica. Annalisa Ferrazzi la inquadra come una condizione che dipende sia dall’aumento dei costi dell’energia sia dall’inefficienza delle abitazioni. Per questo, insiste, l’efficientamento non va letto solo come “lavoro edilizio”, ma come intervento che incide sulla capacità di una famiglia di sostenere le spese e vivere in ambienti più confortevoli.
Dietro i risultati, gli ostacoli, errori, software, normalizzazione
Uno dei passaggi più interessanti è quello meno celebrativo. Paolo Leccese chiede se durante lo studio siano emersi ostacoli nella gestione dei dati e Ferrazzi risponde senza edulcorare. La richiesta di salto di due classi energetiche, con confronto tra pre e post intervento, ha messo sotto pressione un sistema già vulnerabile: software tecnici in costante aggiornamento, rischio di errore umano, difformità tra valori, molteplicità di attestati per lo stesso cantiere. L’Osservatorio rivendica il suo lavoro vero: selezione e normalizzazione. Annalisa Ferrazzi descrive un processo di pulizia del campione, definendo criteri stringenti per ridurre distorsioni, ad esempio limitando i casi in cui la superficie pre e post diverge oltre determinate soglie. Non è un dettaglio tecnico, è la premessa per rendere credibile ogni conclusione. E, in controluce, è anche una fotografia del sistema Paese: la qualità dei dati nel costruito è ancora un tema aperto, e la transizione energetica passa anche da qui.
Sud protagonista, non solo per quantità ma per salti di classe
Dai dati emerge un elemento che sorprende e apre alla lettura territoriale: il Sud registra salti di classe energetica più elevati. Ferrazzi spiega che nel Meridione c’è stata una maggiore concentrazione di interventi sulle villette rispetto al Centro Nord, mentre i lavori sui condomini risultano più distribuiti. La differenza non è solo geografica, è tipologica. Le villette, spesso più energivore in partenza, partono da classi molto basse e, quando riqualificate, riescono ad arrivare alle classi migliori con una frequenza maggiore. I condomini, invece, pur migliorando, tendono a fermarsi più spesso su classi intermedie. Il dato diventa una lezione operativa: condominio e unifamiliare non sono due versioni dello stesso problema, sono due mercati con logiche, ostacoli e risultati diversi, e richiedono approcci differenti.
Il dopo incentivi, la partita non è finita
L’intervista si chiude guardando avanti. Paolo Leccese pone la questione inevitabile: con la fine degli incentivi, il settore teme una frenata. Ferrazzi riconosce che Superbonus e meccanismi di cessione del credito hanno agito da acceleratori straordinari. Ma aggiunge che l’Italia non è arrivata neppure a metà del percorso, perché una quota significativa del patrimonio residenziale resta in classi energetiche basse. E soprattutto ricorda che gli obiettivi europei, in termini di riduzione dei consumi, sono vicini e impongono continuità.









