L’intelligenza artificiale non è più un tema da futuro remoto.
È già parte del presente e sta entrando con decisione anche nel mercato immobiliare. È questo il filo conduttore dell’intervista a Mattia Schirru, CEO di OnOffice Italia, andata in onda su Casa Radio all’interno di Bricks and Music. Un confronto che ha messo al centro non tanto la tecnologia in sé, quanto il modo in cui può e deve essere utilizzata dagli agenti immobiliari per migliorare il lavoro quotidiano senza snaturarlo.
Il dialogo parte da una constatazione chiara. La fase dell’entusiasmo ingenuo è finita. Quasi tutti, nel settore, hanno già sperimentato l’intelligenza artificiale almeno una volta. Il vero tema oggi non è provarla, ma capirne l’utilità reale. «Usare l’AI come strumento isolato è semplice», spiega Schirru, «il salto di qualità arriva quando diventa parte integrante dei processi di lavoro». Una distinzione che segna il confine tra moda tecnologica e innovazione strutturale.
Nel real estate questa differenza è cruciale. Non si tratta di un’attività lineare, ripetitiva come una catena di montaggio. È un lavoro fatto di persone, relazioni, contesti che cambiano e informazioni che arrivano in modi diversi. Inserire l’intelligenza artificiale senza criterio rischia di produrre contenuti artificiali, riconoscibili e poco credibili. Un rischio che, in un settore basato sulla fiducia, può trasformarsi rapidamente in un boomerang.
Per questo Schirru invita a un approccio più maturo. L’AI non è una bacchetta magica capace di rimettere ordine automaticamente in processi disorganizzati. Prima di usarla, bisogna fermarsi, analizzare il proprio lavoro e porsi alcune domande chiave. Dove può entrare davvero l’intelligenza artificiale. Che ruolo deve avere in quella fase specifica. Cosa fa l’essere umano prima e dopo il suo intervento e soprattutto chi mantiene il controllo e la responsabilità finale.
Proprio la responsabilità è uno dei punti più delicati emersi nell’intervista. L’intelligenza artificiale può aiutare, suggerire, organizzare, ma non firma e non si assume rischi. Il controllo del risultato resta sempre in capo al professionista. Schirru lo ribadisce con chiarezza, ricordando anche il tema delle cosiddette allucinazioni dell’AI, errori o informazioni inventate che rendono indispensabile la verifica umana. La tecnologia accelera, ma non certifica.
Entrando nel concreto, il CEO di OnOffice individua tre momenti chiave del lavoro dell’agente immobiliare in cui l’intelligenza artificiale può portare benefici reali. Il primo è l’arrivo di una richiesta. Oggi i contatti arrivano da canali diversi, telefonate, portali, email, messaggi vocali, social e ancora ingressi fisici in agenzia. Il problema non è solo rispondere, ma capire chi si ha davanti. Spesso il cliente parte con un’idea che poi cambia, per ragioni economiche, pratiche o personali. In questa fase, l’AI può aiutare a organizzare le informazioni e a costruire una lettura più efficace delle esigenze, senza sostituire l’esperienza dell’agente.
Il secondo momento riguarda l’inserimento di un nuovo immobile. Qui il processo diventa più ripetitivo, raccolta dati, compilazione delle schede, organizzazione di foto e documenti. È una delle attività più dispendiose in termini di tempo e spesso meno gratificanti. Ed è proprio qui che l’intelligenza artificiale può fare la differenza, trasformando appunti, immagini e note vocali in informazioni strutturate, riducendo errori e velocizzando i tempi.
Il terzo ambito è la comunicazione operativa ricorrente. Conferme, feedback post visita, aggiornamenti ai proprietari, messaggi informativi ai potenziali acquirenti. Attività necessarie, ma ripetitive, che possono essere supportate dall’AI, lasciando però al professionista la supervisione sul contenuto e sul tono.
Da questa visione nasce AI Studio, il nuovo ambiente presentato da OnOffice. Un sistema pensato per ridurre l’attrito iniziale dell’inserimento dati e per adattarsi al modo di lavorare degli agenti, non il contrario. L’idea è semplice quanto innovativa. L’agente carica alcune foto dell’immobile, registra un audio descrittivo, come farebbe con un messaggio vocale, e il sistema costruisce automaticamente la scheda, integrando le informazioni con quanto rilevato dalle immagini. Se mancano dati, l’AI lo segnala, lasciando all’utente la scelta su come e quando completarli.
È un esempio concreto di collaborazione tra essere umano e tecnologia. L’AI non complica, non irrigidisce, ma semplifica. E soprattutto non sostituisce il professionista, lo supporta nelle attività più ripetitive, liberando tempo ed energie per ciò che non è automatizzabile.
Nel finale dell’intervista lo sguardo si allarga al futuro prossimo del settore, rappresentato anche da eventi come Business Beats, in programma alle OGR di Torino, luogo simbolo di rigenerazione e innovazione. Un contesto che riflette bene il messaggio emerso dal confronto. L’intelligenza artificiale non è il nemico del lavoro umano, ma uno strumento che richiede consapevolezza, metodo e responsabilità.
La tecnologia può rendere il lavoro più veloce ed efficiente ma il valore dell’agente immobiliare resta nella capacità di interpretare, decidere e assumersi la responsabilità finale, ed è proprio su questo equilibrio, tra intelligenza artificiale e intelligenza umana, che si gioca la vera sfida del real estate di oggi.










