ADHD: il cervello non è un difetto da correggere

Ci accorgiamo ogni tanto di argomenti che fanno paura, quelli che obbligano gli adulti a guardarsi allo specchio?

L’ADHD è uno di questi.

Perché quando un bambino non riesce a stare fermo, quando interrompe, quando si distrae, quando sembra vivere “fuori ritmo”, ci domandiamo passivamente cosa abbia lui! E invece non ci chiediamo se siamo davvero capaci di comprenderlo.

Nella puntata de L’Italia che vale abbiamo affrontato questo tema insieme agli autori del libro “ADHD e Plusdotazione: la rivoluzione integrata”. Un lavoro che prova a rompere una delle abitudini più diffuse della medicina moderna: guardare il sintomo senza guardare la persona.

E già dall’inizio della trasmissione si è capito che non sarebbe stata la solita conversazione “clinica”.

Il dottor Mauro Rongioletti ha detto una cosa molto forte: il problema non riguarda solo l’ADHD, ma il modo in cui oggi affrontiamo molte patologie. Per anni si è ragionato a compartimenti stagni. Uno specialista. Una terapia. Un sintomo. Oggi invece emerge sempre di più la necessità di un approccio multidisciplinare. Medicina. Alimentazione. Psicoterapia. Biomarcatori. Stili di vita. Relazioni familiari.

Tutto collegato.

E qui il discorso si è fatto ancora più interessante.
Perché si è parlato di zuccheri, junk food, bevande energizzanti, microbiota intestinale, asse intestino-cervello. Temi che fino a pochi anni fa sarebbero stati liquidati come “alternativi” e che oggi invece stanno entrando anche nei grandi centri universitari e ospedalieri.

Il concetto è semplice ma potente: il cervello non vive isolato.

Dormire male. Mangiare male. Vivere sotto stress. Avere infiammazioni croniche. Può influenzare attenzione, umore, concentrazione e regolazione emotiva.

E questo cambia completamente il modo di guardare un bambino ADHD.

Il dottor Fabrizio Papa ha introdotto un altro tema molto forte: i biomarcatori, cioè indicatori biologici e metabolici che possono aiutare a leggere la persona in modo più preciso.

Perché oggi la diagnosi dell’ADHD si basa soprattutto sull’osservazione clinica e comportamentale.
Ma cosa succede se iniziamo a integrare anche dati metabolici, biochimici e neurobiologici?

Succede che la medicina smette lentamente di essere standardizzata e diventa personalizzata.

Non più “una terapia uguale per tutti”, ma la cosa giusta per la persona giusta.

Poi è arrivata una parte che, personalmente, mi ha colpito molto.

La dottoressa Maria Laura Sadolfo ha parlato di mindfulness, ma non nel modo “da moda del momento”. Nel loro protocollo la mindfulness diventa un percorso strutturato. Ancora. Radicamento. Presenza. Integrazione. Autonomia.

Parole che sembrano semplici. Ma che dentro hanno una rivoluzione culturale. Perché il bambino ADHD spesso viene definito in base a ciò che “disturba”, non in base a ciò che prova.

E qui il tema si è spostato sulla scuola.

Quante volte un bambino ADHD viene considerato maleducato? Pigro? Distratto? “Uno che non si impegna”? La verità è che spesso manca il lavoro di squadra: famiglia, scuola, psicologi, medici.

Ognuno parla il proprio linguaggio. Ma raramente si costruisce una comunicazione reale.

E nel frattempo il bambino cresce sentendosi “sbagliato”.

Il dottor Gennaro Bruno ha poi riportato tutto su un piano molto concreto: l’alimentazione.
E qui bisogna essere chiari.

Viviamo in un’epoca in cui bevande energizzanti, zuccheri e junk food vengono consumati da ragazzi sempre più giovani. E no, non è solo una questione di peso.

Si è parlato di “brain fog”, nebbia cerebrale: difficoltà di concentrazione, instabilità emotiva, calo dell’attenzione.

E allora forse dovremmo smettere di considerare il cibo solo carburante. Perché anche quello che mangiamo costruisce il nostro cervello.

La frase finale della puntata, secondo me, riassume tutto.

“Dobbiamo smettere di guardare l’ADHD come un sintomo da correggere e iniziare a vedere una persona da comprendere.”

Ecco il punto: comprendere.

Perché dietro ogni diagnosi c’è una storia. E dietro ogni storia c’è una persona che non vuole essere aggiustata come una macchina.

Vuole essere ascoltata.

Ascolta ora il Podcast:

L’ITALIA CHE VALE
Puntata del 14/05/26
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