Luca Berardo: “Il mondo della posa si allea con la tecnologia per riscrivere un paradigma forte che in Cersaie avrà la sua anteprima mondiale”

Direttamente da Abitare il Futuro, l’evento promosso da Casa Radio a Milano presso Confcommercio, il presidente di Assoposa e Sercomated delinea una nuova visione della filiera delle costruzioni. La distribuzione evolve da semplice punto vendita a hub di conoscenza, la tecnologia diventa alleata dell’uomo e la vera sfida è restituire significato agli spazi urbani attraverso innovazione, sostenibilità e cultura delle relazioni.

La trasformazione delle città non passa esclusivamente attraverso l’intelligenza artificiale, la digitalizzazione dei cantieri, la robotica o i materiali di nuova generazione. Il cambiamento più profondo riguarda piuttosto la capacità dell’intera filiera delle costruzioni di reinterpretare il proprio ruolo economico, sociale e culturale, diventando protagonista di un processo di rigenerazione che non interessa soltanto gli edifici, ma anche il modo stesso di concepire l’abitare e le relazioni all’interno delle comunità urbane.

È questa la riflessione che ha accompagnato l’intervento di Luca Berardo, presidente di Assoposa e Sercomated, durante Abitare il Futuro – Rigenerazione urbana, smartness e sostenibilità finanziaria delle città del futuro, il convegno organizzato da Casa Radio lo scorso 24 giugno nella prestigiosa sede di Confcommercio Milano, a Palazzo Castiglioni, dove professionisti, imprese, associazioni e rappresentanti del mondo tecnico si sono confrontati sulle prospettive dell’edilizia italiana e sull’evoluzione delle città del domani.

Intervistato dal giornalista Paolo Leccese nel corso della tavola rotonda dedicata all’innovazione, Berardo ha offerto una lettura ampia dell’evoluzione che sta attraversando il comparto, evidenziando come la tecnologia non rappresenti un punto di arrivo, bensì uno strumento attraverso il quale valorizzare competenze, relazioni e qualità del lavoro. «La distribuzione e il mondo della posa sono già proiettati in questo futuro e sono assolutamente pronti, anche mentalmente e culturalmente, ad abbracciarlo», ha affermato, sottolineando come il settore abbia ormai raggiunto una maturità organizzativa che gli consente di guidare il cambiamento invece di subirlo.

La tecnologia come alleata del lavoro

Il confronto si è sviluppato partendo dal crescente utilizzo delle nuove tecnologie nei cantieri, dai sistemi digitali di monitoraggio fino all’intelligenza artificiale e ai robot collaborativi che stanno iniziando a modificare profondamente l’organizzazione del lavoro. Un tema che spesso alimenta il timore di una progressiva sostituzione dell’uomo da parte delle macchine, ma che, secondo Berardo, va interpretato in maniera completamente diversa.

Il presidente di Assoposa ha infatti ribaltato questa prospettiva, spiegando come l’innovazione rappresenti soprattutto un’opportunità per aumentare la qualità del lavoro, migliorare la sicurezza nei cantieri, incrementare la produttività e consentire agli operatori di concentrarsi sulle attività a più alto valore aggiunto. La tecnologia, quindi, non come elemento sostitutivo, ma come leva capace di valorizzare l’esperienza e le competenze delle persone.

L’edilizia deve tornare ad attrarre i giovani

Uno dei passaggi più significativi dell’intervista ha riguardato il tema del ricambio generazionale, oggi una delle principali criticità dell’intero comparto delle costruzioni.

Secondo Berardo, il problema non risiede tanto nella mancanza di opportunità occupazionali quanto nella percezione che i giovani hanno del settore. Per molti anni l’edilizia è stata raccontata quasi esclusivamente come un’attività faticosa, caratterizzata da lavoro manuale e cantieri tradizionali, mentre oggi la realtà è profondamente cambiata grazie all’introduzione di tecnologie digitali, automazione, gestione intelligente dei dati, sostenibilità ambientale e nuovi modelli organizzativi.

«La narrazione attuale non è ancora capace di raccontare questa trasformazione», ha osservato Berardo, evidenziando come proprio l’innovazione possa diventare il principale elemento di attrazione per una nuova generazione di professionisti, tecnici e imprenditori che guardano con interesse alle professioni del futuro.

La distribuzione non è più un semplice punto vendita

Tra gli aspetti più innovativi affrontati nel corso del confronto emerge anche la profonda trasformazione che sta interessando il mondo della distribuzione dei materiali edili.

Per decenni il distributore è stato considerato esclusivamente il luogo nel quale acquistare prodotti e materiali. Oggi, invece, questo modello appare ormai superato. Berardo immagina una distribuzione capace di diventare un autentico hub della conoscenza, un luogo di relazione permanente tra industria, progettisti, imprese, artigiani e committenza.

«La distribuzione è ormai capace di essere un hub di relazione e il luogo nel quale i sistemi di prodotto vengono spiegati e portati all’attenzione di una committenza sempre più consapevole», ha spiegato, ricordando come la capillare presenza dei punti vendita sul territorio rappresenti una straordinaria infrastruttura sociale, in grado di diffondere cultura tecnica, formazione e innovazione molto oltre i tradizionali spazi dei convegni e delle fiere di settore.

Non più soltanto esposizione di prodotti, quindi, ma costruzione di competenze, trasferimento di conoscenza e accompagnamento dell’intera filiera verso modelli sempre più evoluti.

Rigenerare significa prima di tutto ridare senso

Tra le riflessioni più profonde offerte dal presidente di Assoposa vi è certamente quella relativa al concetto stesso di rigenerazione urbana.

Per Berardo le città del futuro non saranno semplicemente città più tecnologiche, più digitali o più efficienti dal punto di vista energetico. Saranno soprattutto città capaci di ricostruire relazioni, appartenenza e qualità della vita.

«Rigenerare significa innanzitutto ridare senso alle cose», ha affermato durante l’intervista, spiegando come la sostenibilità non possa limitarsi agli aspetti ambientali o economici, ma debba necessariamente includere anche la dimensione sociale e culturale delle comunità.

La rigenerazione, quindi, non coincide soltanto con il recupero degli edifici o con la riqualificazione energetica, ma diventa un percorso attraverso il quale restituire identità agli spazi urbani, ricostruire relazioni tra le persone e creare luoghi nei quali sia possibile riconoscersi come comunità.

L’uomo resta al centro della città intelligente

Pur riconoscendo il ruolo sempre più importante dell’intelligenza artificiale, della digitalizzazione e delle nuove tecnologie applicate all’edilizia, Berardo ha richiamato con forza la necessità di mantenere al centro del processo l’elemento umano.

«La casa, il condominio e l’abitare rappresentano i nuclei iniziali della socialità», ha ricordato, spiegando come la tecnologia debba essere messa al servizio delle persone e delle relazioni, senza mai trasformarsi in un fine.

Una visione che amplia il concetto stesso di smart city, superando l’idea di città semplicemente ricca di sensori, piattaforme digitali e automazione per proporre invece un modello urbano nel quale innovazione e qualità della vita procedono nella stessa direzione.

La distribuzione protagonista dell’economia circolare

Nel corso del confronto è stato affrontato anche il tema della sostenibilità ambientale, attraverso l’esempio del progetto sviluppato da Federcomated con il Consorzio REC, che vede i punti vendita della distribuzione impegnati nella raccolta dei materiali derivanti dalle demolizioni e dalle ristrutturazioni.

Una funzione che fino a pochi anni fa sarebbe stata impensabile e che oggi, invece, colloca la distribuzione tra gli attori protagonisti dell’economia circolare.

Secondo Berardo, questa evoluzione dimostra come il settore stia assumendo un ruolo sempre più ampio, non soltanto economico ma anche ambientale e sociale, contribuendo concretamente alla riduzione degli sprechi, al recupero delle risorse e alla diffusione di una nuova cultura della sostenibilità.

Una nuova alleanza tra posa e innovazione

L’intervista si è conclusa con una domanda diretta di Paolo Leccese sul rapporto tra il mondo della posa e le nuove tecnologie.

La risposta di Berardo ha sintetizzato perfettamente la filosofia che ha accompagnato tutto il suo intervento.

«Possiamo dire di più: il mondo della posa si allea con la tecnologia per creare una vera riscrittura del paradigma del settore», ha dichiarato, aggiungendo come questa alleanza rappresenti una delle più grandi opportunità di sviluppo per l’intera filiera delle costruzioni.

Una frase che va ben oltre il semplice entusiasmo verso l’innovazione tecnologica e che descrive una visione nella quale esperienza artigianale, competenze professionali, formazione continua, sostenibilità e intelligenza artificiale non si contrappongono, ma collaborano per costruire edifici migliori, città più vivibili e cantieri più sicuri.

È probabilmente questa l’eredità più importante lasciata dalla tappa milanese di Abitare il Futuro: la consapevolezza che la trasformazione dell’abitare non riguarda soltanto gli edifici o le infrastrutture, ma il modo stesso in cui il settore delle costruzioni immagina il proprio futuro. Un futuro nel quale la tecnologia non sostituisce il lavoro dell’uomo, ma lo rende più qualificato, più sicuro e più capace di generare valore, confermando il ruolo strategico della filiera dell’edilizia nello sviluppo delle comunità e delle città del domani.

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Puntata del 06/07/26
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