Casa, affitti e rigenerazione urbana: da Roma un’agenda per la politica tra prezzi in salita e nuove fragilità sociali

Nel confronto promosso da Fiaip Roma alla Camera dei Deputati emergono i nodi strutturali del mercato immobiliare capitolino: accesso alla casa sempre più difficile, locazioni frenate dalla paura della morosità, necessità di rafforzare il ruolo degli operatori qualificati e urgenza di una rigenerazione urbana capace di valorizzare il patrimonio esistente senza snaturare l’identità della città.

Il mercato immobiliare romano torna a chiedere attenzione politica, ma questa volta il punto non è soltanto la dinamica dei prezzi o la tenuta delle compravendite.

Il tema è più profondo e riguarda la qualità dell’abitare, l’accessibilità economica della casa, la funzione sociale della locazione, la tenuta dei centri storici e il ruolo di chi, ogni giorno, presidia il territorio tra famiglie, proprietari, acquirenti, inquilini e professionisti tecnici.

È il quadro emerso venerdì 6 marzo su Casa Radio, nella rubrica dedicata al confronto seguito all’evento promosso da Fiaip Roma alla Camera dei Deputati sul tema dell’abitare nei centri storici. Una trasmissione che ha messo al centro non soltanto i dati, ma anche le domande che il comparto immobiliare sta ponendo alle istituzioni in una fase in cui la città appare attraversata da tensioni nuove: prezzi che salgono, quartieri che cambiano pelle, offerta abitativa che si contrae e un patrimonio edilizio esistente che chiede di essere ripensato prima ancora che sostituito.

A raccontarlo in diretta è stata Silvia Dri, presidente di Fiaip Roma, che ha descritto l’iniziativa come un momento di ascolto reale tra filiera immobiliare, ordini professionali e rappresentanti istituzionali. Un elemento che, nel racconto emerso in radio, ha assunto un valore particolare: la percezione di una politica meno incline alla passerella e più disponibile al confronto con chi opera sul campo.

Il punto di partenza sono stati i numeri del report Fiaip Monitora Roma relativo al secondo semestre 2025. Numeri che, letti nel loro insieme, descrivono un mercato attivo ma attraversato da una crescente selezione sociale. Silvia Dri ha indicato con chiarezza il dato che considera più allarmante: “Il dato che più ci preoccupa è quello dell’accesso alla casa: oggi meno del 30% delle famiglie monoreddito e solo il 50% di quelle con doppio stipendio riesce a comprare casa nel quartiere desiderato.” È una frase che sintetizza in modo efficace la nuova geografia delle possibilità abitative nella Capitale. Il problema, infatti, non è soltanto riuscire a comprare casa, ma riuscire a farlo nel luogo in cui si lavora, si vive, si costruiscono relazioni e servizi.

Attorno a questo dato ruota una contraddizione ormai evidente. Da un lato il mercato continua a mostrare segnali di dinamismo, con incrementi dei valori soprattutto nelle zone centrali e nel segmento del nuovo. Dall’altro cresce la distanza tra la domanda espressa dalle famiglie e la capacità reale di accedere all’acquisto. Da qui l’altra sottolineatura della presidente di Fiaip Roma: “Il mercato immobiliare corre, ma questa corsa rischia di allargare la distanza tra domanda e possibilità reale di acquisto, soprattutto nelle aree più richieste della città.” Il rischio è che Roma si muova verso una progressiva polarizzazione, dove la centralità urbana e i quartieri di maggiore qualità diventino accessibili solo a una parte sempre più ristretta della popolazione.

Il tema si complica ulteriormente sul versante delle locazioni. Qui la pressione dei canoni si intreccia con un fenomeno che gli operatori segnalano da tempo: la riduzione dell’offerta stabile dovuta alla crescente prudenza dei proprietari. Silvia Dri lo ha spiegato in modo esplicito: “Sul fronte delle locazioni stiamo vivendo una fase delicata: i canoni crescono, ma molti proprietari continuano a temere la morosità e questo frena l’offerta di affitti a lungo termine.” È un punto decisivo, perché aiuta a comprendere perché, accanto all’aumento dei prezzi, si registri anche una maggiore difficoltà a trovare immobili destinati alla residenzialità ordinaria.

Il mercato, dunque, non soffre soltanto di scarsità o di squilibrio tra domanda e offerta. Soffre anche di sfiducia. E quando la sfiducia entra nel circuito della locazione, il rischio è che l’intero sistema si irrigidisca: i proprietari ritirano gli immobili o cambiano strategia, gli inquilini trovano meno soluzioni e il mercato si restringe proprio dove dovrebbe allargarsi.

È in questo contesto che si collocano le richieste avanzate da Fiaip Roma alle istituzioni. La prima è quella di rafforzare la certezza del diritto nei contratti di locazione, elevandoli a titolo esecutivo. Silvia Dri ha sintetizzato la ratio della proposta con una formula chiara: “Il contratto di locazione come titolo esecutivo può essere una risposta concreta per dare maggiore certezza ai proprietari e rimettere in moto il mercato degli affitti.” Non si tratta, nelle intenzioni espresse, di una battaglia di parte, ma del tentativo di rimettere in circolo immobili oggi fermi per paura dell’insolvenza.

La proposta, però, non viene presentata in chiave unilaterale. Al contrario, viene accompagnata da una visione di equilibrio tra diritti della proprietà e tutela delle fragilità. Ancora Silvia Dri: “Accanto alla tutela del proprietario serve però anche una rete di protezione per i morosi incolpevoli: il mercato ha bisogno di equilibrio, non di contrapposizioni.” È un passaggio rilevante, perché sposta il dibattito dalla logica dello scontro alla ricerca di un bilanciamento tra sicurezza contrattuale e garanzie sociali. In un tempo in cui il tema della casa incrocia lavoro povero, instabilità reddituale e trasformazione delle famiglie, ogni soluzione strutturale sembra destinata a funzionare solo se sarà capace di tenere insieme entrambi i lati della questione.

Un secondo asse di intervento riguarda il rapporto tra politica e professionisti. Secondo quanto emerso nel confronto, alla Camera sarebbe maturato un riconoscimento importante del ruolo degli agenti immobiliari come presidio di legalità contro l’abusivismo. Silvia Dri lo ha detto senza ambiguità: “La politica ci ha riconosciuto come primo presidio di legalità contro l’abusivismo, ed è un passaggio fondamentale per valorizzare il ruolo dell’agente immobiliare professionale.” In un mercato dove la qualità delle informazioni, la correttezza documentale e la regolarità delle procedure pesano quanto il prezzo, il ruolo della mediazione professionale torna così al centro.

Da qui anche la richiesta di sgravi fiscali per i cittadini che si affidano a professionisti regolarmente abilitati. La logica è semplice: rendere conveniente la trasparenza, scoraggiare l’improvvisazione, rafforzare l’uso di canali regolari e verificabili. Nelle parole della presidente di Fiaip Roma: “Noi chiediamo sgravi fiscali per i cittadini che scelgono di affidarsi a professionisti regolarmente abilitati: è una strada concreta per rendere il mercato più trasparente, sicuro e qualificato.” È una proposta che chiama in causa non solo il sistema fiscale, ma anche una più ampia idea di mercato ordinato, dove il costo della professionalità venga percepito come investimento di tutela e non come semplice onere aggiuntivo.

Il profilo dell’agente immobiliare che emerge dal confronto è, infatti, lontano dallo stereotipo del mero intermediario commerciale. Silvia Dri lo ha descritto come una figura di prima linea: “L’agente immobiliare è in prima linea perché è il primo a intercettare i bisogni, le paure e le difficoltà delle famiglie quando affrontano una compravendita o una locazione.” E ancora: “I freddi algoritmi non possono sostituire il lavoro di chi vive il territorio, ascolta le persone e verifica sul campo la complessità delle singole situazioni.” In una fase in cui il digitale avanza anche nella filiera immobiliare, il messaggio è chiaro: la tecnologia può accompagnare, ma non sostituire del tutto il presidio umano, soprattutto quando in gioco ci sono conformità urbanistiche, documenti, mediazioni delicate e scelte di vita.

A questa visione si collega anche il tema della qualificazione continua della professione. Silvia Dri insiste su un punto identitario: “Puntiamo molto sulla P di Fiaip, che sta per professionisti: essere certificati è importante, ma esserlo con una preparazione continua lo è ancora di più.” E aggiunge: “Le normative cambiano rapidamente e chi opera nel mercato deve essere sempre aggiornato, perché i clienti chiedono competenza, chiarezza e affidabilità.” Il riferimento, anche implicito, è al percorso con cui la federazione punta a rafforzare standard, metodi e riconoscibilità della categoria. Un tema che incrocia anche il rapporto con le Camere di commercio, la tracciabilità degli operatori e la possibilità, auspicata da molti, di rendere sempre più immediata per il cittadino la verifica della qualificazione del professionista cui si affida.

Ma il confronto non si è fermato a locazioni e intermediazione. Sullo sfondo si è imposto con forza il tema urbanistico, probabilmente il più delicato per Roma. Perché se il mercato segnala tensioni sui prezzi e scarsità di offerta, la risposta non può limitarsi all’idea di costruire nuovo senza interrogarsi sulla forma della città futura. Ed è qui che l’evento organizzato da Fiaip Roma ha allargato il perimetro del dibattito, coinvolgendo anche ordini professionali e rappresentanze tecniche.

Silvia Dri ha riassunto la piattaforma emersa dal confronto in una formula sintetica: “Le nostre proposte si muovono su tre direttrici precise: azione normativa, azione fiscale e azione urbanistica.” Sul versante urbanistico, la posizione espressa è netta: “Sul piano urbanistico diciamo con chiarezza stop al consumo di suolo: prima di costruire nuovo bisogna tornare a investire sulla rigenerazione del patrimonio esistente.” È una linea che intercetta una sensibilità ormai diffusa tra molti attori della filiera dell’abitare: la necessità di riportare al centro gli edifici degli anni Quaranta, Cinquanta e Sessanta, i quartieri intermedi, gli spazi da riqualificare, i vuoti urbani da riconnettere alla vita della città.

Il punto è strategico. Roma, più di altre città italiane, porta dentro di sé il rischio di una frattura tra valorizzazione e snaturamento. Il caso evocato in trasmissione è quello delle trasformazioni in aree come San Lorenzo, dove interventi di grande impatto modificano skyline, funzioni e rapporti con il tessuto esistente. Il dibattito, qui, si fa quasi antropologico: rigenerare significa densificare e salire in verticale o significa migliorare la qualità urbana senza rompere l’identità dei luoghi? Non c’è una risposta semplice, ma la domanda è destinata a diventare sempre più centrale.

Anche per questo Silvia Dri lega il tema urbanistico a quello della residenzialità. “Roma non può diventare una città museo: deve restare una città viva, abitata da famiglie, giovani coppie, professionisti, studenti e lavoratori.” È forse la frase che meglio riassume il senso politico dell’intero confronto. Perché una città che perde residenti stabili, che espelle i redditi medi, che sostituisce l’abitare con la sola funzione turistica o con usi temporanei, finisce per impoverire sé stessa. E ancora: “La rigenerazione urbana non può limitarsi a creare nuove centralità, ma deve restituire qualità e funzione al patrimonio edilizio degli anni Quaranta, Cinquanta e Sessanta.”

Nel fondo di questo ragionamento c’è Roma, con la sua specificità irriducibile. Una città che non può essere affrontata con categorie astratte o con modelli importati automaticamente da altri contesti metropolitani. Lo chiarisce ancora Silvia Dri quando osserva: “Parlare dei centri storici significa parlare di identità, equilibrio urbano e qualità della vita. Per Roma il tema non è solo tecnico, è anche culturale.” E infine: “Quando si parla di Roma, il riferimento all’amore non è retorico: questa città entra nell’anima e proprio per questo va protetta con visione, competenza e responsabilità.”

È da questa convergenza tra dati di mercato, responsabilità professionali e visione urbana che esce il messaggio più forte della giornata raccontata da Casa Radio. La casa non è più soltanto una voce economica. È il punto in cui si incontrano fisco, diritto, qualità urbana, coesione sociale e credibilità delle istituzioni.

Per questo il mondo immobiliare chiede alla politica più architettura normativa e la politica, se vorrà davvero ascoltare, dovrà partire da una verità ormai evidente: l’abitare non è un segmento, è una delle grandi questioni strutturali del Paese.

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BRICKS AND MUSIC
Puntata del 06/03/26
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