Ritorno alla selva: la crisi ecologica come crisi dell’uomo – Intervista con Francesca Brocchetta

La crisi ambientale non riguarda soltanto il clima, le emissioni o la perdita di biodiversità. Prima ancora di essere una questione ecologica, è una frattura culturale e antropologica. Nel dialogo con Francesca Brocchetta, autrice del saggio-inchiesta Ritorno alla selva, emerge una riflessione che attraversa filosofia, psicologia, ecologia e critica del progresso per interrogare il rapporto tra uomo e natura. Dal concetto di Antropocene all’ecosofia, passando per Jung, Vandana Shiva e la Deep Ecology, il tema centrale resta uno: abbiamo costruito un mondo che ci ha separati dalla natura e, nel farlo, abbiamo perso anche una parte di noi stessi.

La separazione originaria tra uomo e natura

Esiste una parola che attraversa silenziosamente gran parte delle contraddizioni del nostro tempo: separazione. Separazione tra uomo e natura, tra tecnologia e consapevolezza, tra sviluppo e limite, tra ciò che abitiamo e ciò che comprendiamo davvero.

È dentro questa frattura che si inserisce Ritorno alla selva, il saggio-inchiesta di Francesca Brocchetta che affronta la crisi ecologica non limitandosi alla dimensione ambientale, ma provando a leggerla come una crisi culturale, simbolica ed esistenziale.

Nel corso della conversazione emerge subito un punto centrale: il rapporto con la natura non è mai stato neutrale. L’autrice riprende tre definizioni complementari del concetto di natura. La natura come totalità, cioè il sistema più ampio che ci contiene; la natura come normalità, ovvero l’equilibrio fragile degli ecosistemi; e infine la natura come alterità, dimensione altra, selvaggia, indipendente dall’uomo e non riducibile ai suoi schemi.

È proprio questa “selva” — oscura, misteriosa, incontrollabile — che l’uomo moderno ha progressivamente abbandonato.

Secondo Brocchetta, il momento simbolico della separazione coincide con l’uscita dell’uomo dal bosco verso la radura. La nascita dell’agricoltura, della sedentarietà e dei primi insediamenti stabili ha certamente garantito sicurezza e controllo, ma ha anche inaugurato una lunga storia di allontanamento dalla natura.

L’ecologia come questione simbolica

Uno degli aspetti più interessanti della riflessione di Francesca Brocchetta riguarda il valore simbolico della natura. Oggi l’ambiente viene raccontato quasi esclusivamente attraverso dati, parametri e indicatori scientifici. Tutto corretto e necessario, ma insufficiente.

La crisi ecologica non può essere affrontata soltanto sul piano tecnico. Serve una trasformazione culturale più profonda, capace di ricostruire una relazione emotiva e simbolica con il mondo naturale.

Nel libro l’autrice richiama il pensiero junghiano sugli archetipi, ricordando come elementi naturali quali alberi, montagne, fiumi o foreste non siano soltanto elementi fisici del paesaggio, ma immagini profonde che strutturano il nostro immaginario e la nostra psiche.

La trappola del progresso e l’illusione del controllo

Nel dialogo emerge poi un altro nodo centrale: la critica alla narrazione contemporanea del progresso.

Per oltre due secoli abbiamo identificato il progresso con la crescita economica, con l’innovazione tecnologica e con la possibilità di superare ogni limite naturale attraverso la tecnica. È una narrazione potentissima, che ancora oggi domina il nostro immaginario collettivo.

Eppure, proprio questa idea di progresso infinito mostra ormai tutte le sue contraddizioni.

Brocchetta parla apertamente di “trappola del progresso”, riferendosi a un sistema che continua a promettere benessere attraverso più produzione, più consumo e più tecnologia, senza interrogarsi realmente sui limiti materiali del pianeta.

Dall’ecologia all’ecosofia

Nella parte finale dell’intervista emerge forse il concetto più potente del libro: il passaggio dall’ecologia all’ecosofia.

L’ecologia ci offre strumenti scientifici per comprendere la crisi ambientale. L’ecosofia, invece, ci obbliga a cambiare sguardo.

Riprendendo il pensiero di Félix Guattari, Brocchetta sostiene che la questione ecologica non riguarda soltanto gli ecosistemi naturali, ma anche le relazioni sociali e la nostra dimensione interiore.

Non basta ridurre le emissioni o aumentare l’efficienza energetica se continuiamo a vivere dentro modelli fondati sull’alienazione, sul consumo e sulla separazione dal vivente.

Bio ospite

Francesca Brocchetta è giornalista e autrice. Laureata in Studi linguistici e filologici all’Università La Sapienza di Roma, ha conseguito un Master in Environmental Humanities presso l’Università Roma Tre. Collabora con il Gruppo 24 Ore occupandosi di sostenibilità e scrive di società e benessere per il web magazine Auralcrave. È inoltre autrice e curatrice di guide storico-naturalistiche. Con Il Millimetro ha pubblicato il saggio-inchiesta Ritorno alla selva – Per un nuovo contratto con la terra.

L’audio della rubrica è disponibile su Spotify:
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