Pensioni, l’incognita che pesa sul futuro e la consulenza che prova a fare chiarezza: Andrea Martelli e il modello MiaPensione

La pensione è tornata a essere un tema quotidiano, non per ideologia ma per necessità, perché sempre più persone avvertono la distanza tra contributi versati e serenità futura. Nell’intervista a Casa Radio, Andrea Martelli, fondatore e amministratore di MiaPensione, racconta come la domanda “quando e con quanto” abbia sostituito i vecchi luoghi comuni, e perché oggi la vera emergenza non è solo normativa ma informativa, tra carriere frammentate, enti diversi, dati non sempre integrati e decisioni da prendere con anni di anticipo. La risposta, nel suo racconto, passa da un servizio di consulenza previdenziale organizzato “in scala”, con formazione interna e investimenti software, per trasformare l’ansia in pianificazione.

La pensione, in Italia, non è più un capitolo di fine carriera che si apre da solo, è diventata un tema che entra in casa molto prima, mentre si lavora ancora, mentre si cambia contratto, mentre si attraversano periodi di autonomia e dipendenza, mentre si accumulano contributi in gestioni diverse senza avere davvero la percezione di che cosa stiano costruendo.

Tra l’angoscia e l’immobilismo esiste uno spazio enorme che di solito resta vuoto, ed è lo spazio dell’informazione comprensibile, quella che non parla “in generale” ma parla di te, della tua storia lavorativa, dei tuoi contributi, della tua data possibile, del tuo importo atteso, e quindi delle scelte che hanno ancora senso se fatte per tempo.

La pensione è un tema che preoccupa, però si tende a rimandarlo, perché è complesso, perché sembra lontano, perché ogni volta che si prova a capirci qualcosa si ha l’impressione di dover attraversare un labirinto di regole, finestre, requisiti, simulazioni che cambiano, e nel frattempo si continua a vivere di frasi fatte. Andrea Martelli descrive bene questo meccanismo quando spiega che la paura porta ad ascoltare “tutte le bandiere che sventolano”, cioè i titoli più rumorosi, le semplificazioni più drastiche, le sentenze più nette, con il risultato che l’ansia cresce e la comprensione diminuisce. Eppure, sostiene, il passaggio decisivo è proprio interrompere quella spirale e rientrare in una logica di controllo, non per inseguire un’illusione di certezza assoluta, ma per ricostruire una traiettoria realistica.

Le carriere lineari, un solo ente, un solo datore, un solo percorso contributivo, sono sempre meno rappresentative, al loro posto ci sono storie spezzate, contributi versati in gestioni diverse, periodi all’estero, passaggi tra mondi professionali e contrattuali che un tempo erano eccezione e oggi sono normalità. In questo scenario, l’informazione standard tende a funzionare solo nei casi standard, mentre chi ha una storia più complessa si ritrova spesso con risposte parziali, o con strumenti che non riescono a trasformare il dato grezzo in una risposta immediata, quella che conta davvero, data e importo, e soprattutto scenari alternativi, se faccio questo che cosa cambia, se rinuncio a quello che cosa perdo, se accelero l’uscita quale prezzo pago.

Da questa domanda di mercato nasce MiaPensione, ufficialmente nel 2022, con un’idea maturata nel 2021, e Martelli la collega a un momento storico preciso, quando la pandemia ha interrotto routine e certezze, spingendo molte persone a ripensare priorità, energia, tempo, e quindi anche il modo in cui avrebbero voluto vivere gli anni futuri. Ma l’elemento più interessante del suo racconto non è l’intuizione, è la gestione della crescita, perché quando la domanda arriva, e arriva forte, il problema diventa costruire un’offerta capace di reggere, non un piccolo studio che lavora caso per caso, ma un’organizzazione in grado di dare risposte mantenendo qualità, tempi e metodo.

È qui che Andrea Martelli racconta la scelta più identitaria, la formazione interna, perché se la competenza non è disponibile in modo strutturato sul mercato, e se non esiste un percorso di studi che “produca” professionisti già pronti per quel ruolo operativo, allora bisogna costruire una scuola, “dobbiamo assolutamente creare un’Academy interno”, spiega, indicando un passaggio da impresa intuitiva a impresa organizzata. E da quell’Academy, aggiunge, discende anche un modo diverso di selezionare le persone, meno centrato sull’idea di trovare un tecnico già formato, più centrato sulle capacità di relazione, sull’ascolto, sulla chiarezza, sulla tenuta emotiva, perché la pensione non è un servizio come gli altri, è un tema che tocca paure, stanchezze, desideri di uscire prima, bisogno di certezze, e richiede una comunicazione capace di tradurre complessità senza banalizzare.

Dall’intervista emergono poi i casi concreti, che sono quelli che spiegano meglio il valore di una consulenza previdenziale strutturata. C’è la richiesta, diffusissima, di anticipare l’uscita dal lavoro, anche accettando un importo più basso, perché arrivare alla soglia piena non è semplice per tutti, e c’è la necessità di capire se esistono percorsi compatibili con la propria storia. C’è il tema del riscatto della laurea, che non è una voce astratta ma un investimento spesso importante, e che porta inevitabilmente a una domanda di confronto, che vantaggio ottengo se metto il capitale lì, e che cosa accade se invece lo utilizzo in altro modo, per esempio in un progetto patrimoniale o immobiliare. C’è poi l’universo degli imprenditori, dove scelte di ruolo e inquadramento possono avere effetti previdenziali non intuitivi, e dove una decisione presa senza consapevolezza rischia di diventare irreversibile quando è troppo tardi.

Il filo che tiene insieme tutto, nel racconto di Martelli, è l’anticipo della consapevolezza, perché la previdenza è uno dei pochi temi in cui il tempo è un moltiplicatore, e non in senso retorico. “È meglio sapere dieci anni prima che andrò in pensione con mille euro, piuttosto che saperlo un anno prima”, dice, e dentro questa frase c’è un cambio di mentalità, la pensione non come sorpresa finale ma come percorso da governare, anche solo per evitare che la rassegnazione diventi destino. È un messaggio che può suonare duro, perché obbliga a guardare numeri e scelte, ma è anche l’unico che restituisce margine, perché se conosci il tuo scenario quando hai ancora tempo, allora puoi agire, puoi correggere, puoi scegliere, puoi decidere se e come colmare un eventuale divario tra reddito attuale e reddito futuro.

Non a caso, quando si parla di futuro dell’azienda, Martelli non immagina una consulenza “disumanizzata”, anzi ribadisce che la relazione resta centrale, che si parla con persone, che esiste anche la dimensione fisica dell’incontro, ma affianca a questo la direzione tecnologica, investire in software per automatizzare i processi, ridurre i costi, rendere il servizio più accessibile, arrivare anche a chi oggi è diffidente o pensa che “non faccia per me”. La tecnologia, nella sua visione, non sostituisce la consulenza, la rende scalabile, e soprattutto riduce quella distanza che oggi separa la domanda di chiarezza dalla possibilità di ottenerla in tempi e modalità sostenibili.

Infine resta un’idea che, al di là del singolo servizio, suona come una piccola lezione civile, la pensione non è un argomento da affrontare solo quando diventa inevitabile, perché quando diventa inevitabile spesso è tardi per incidere, è un tema che va riportato nella normalità della vita adulta, nel perimetro delle scelte informate. Martelli lo dice senza giri di parole, e lo dice con una sincerità che somiglia più a un avvertimento che a un pitch, “a volte ne creiamo anche di più”, di preoccupazioni, perché la consapevolezza non tranquillizza sempre, però è l’unica cosa che permette di trasformare l’ansia in decisione.

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BRICKS AND MUSIC
Puntata del 23/01/26
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