(Adnkronos) – "Ci sono alterazioni compatibili con l'intossicazione acuta. Non ci sono segni specifici per una sostanza o per un'altra. Sono compatibili con una intossicazione acuta da una sostanza X. E' soltanto l'insieme dei risultati tossicologici, istologici e dell'autopsia che ci consente poi di capire la causa del decesso. Non è il singolo accertamento in sé e per sé che lo stabilisce. E' confermata la compatibilità con la ricina". Lo ha detto il medico legale incaricato dalla Procura di Larino, in provincia di Campobasso, Pia Benedetta De Luca, parlando con i giornalisti a Bari, al termine dell'esame istologico al microscopio che si è tenuto all'istituto di anatomia patologica del policlinico, alla presenza di altri consulenti di parte, dei frammenti d'organo prelevati sui corpi di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, madre e figlia, 51 e 15 anni, morte tra il 27 e il 28 dicembre scorso all'ospedale Cardarelli di Campobasso dopo essere rimaste intossicate nei giorni precedenti da un veleno, la ricina, nella loro abitazione di Pietracatella. "Abbiamo terminato gli accertamenti, dal mio punto di vista – ha aggiunto – perché l'autopsia è stata fatta, l'istologia pure e i risultati tossicologici li abbiamo. Adesso devo solo redigere la relazione, in tempi mediamente brevi, per consegnarli poi alla Procura". L'accertamento di oggi era necessario "per vedere quello che a livello macroscopico non è possibile visionare". "Non sono emersi elementi che contrastano con quella che sembra essere l'ipotesi principale di cui fino adesso si parla". E sulla presenza di necrosi nei tessuti "ci sono segni importanti di interessamento di alcuni organi bersaglio che sembrano essere di origine chiaramente tossica. Sappiamo che gli organi bersaglio in un caso come questo sono fegato e pancreas. Di più non posso dire", ha affermato il professore emerito di Medicina Legale dell'Università di Catanzaro, Pietrantonio Ricci, consulente di parte di tre medici indagati dalla Procura di Larino, nell'ambito dell'inchiesta sulla morte delle due donne. "Io devo essere necessariamente prudente, ancorché consulente di parte", ha precisato. "Il lavoro istologico fatto è stato scientificamente approfondito e accurato. A mio parere è un esame chiarificatore". E, a una domanda se si sia trattato di intossicazione da ricina, ha risposto: "Per quello che posso dire con la prudenza, necessaria in questi casi, mi sembra di poter dire di sì". "L'ipotesi accidentale è difficile da concepire", ha detto Ricci. "Dal punto di vista della posizione dei medici evidentemente non dico che li scagiona, perché non spetta a me dirlo, ma riduce molto il loro ruolo – ha spiegato – Se tre mesi di lavoro scientifico importante nel 'post mortem', con tutti questi accertamenti, stanno portando adesso a una conclusione, figuratevi quello che potevano fare dei medici di fronte a un caso come questo di cui non c'è traccia nella letteratura né clinica né scientifica medico-legale almeno negli ultimi trent'anni". "Non posso anticipare decisioni che non mi spettano – ha aggiunto rispondendo ancora sulla possibilità di trattamenti medici e clinici che avrebbero potuto salvare Sara e Antonella – ma dal mio punto di vista questa possibilità certamente non c'era. Ma è il mio punto di vista. Per quello che noi sappiamo, ammesso che la diagnosi fosse possibile, i casi di sopravvivenza contemplati, peraltro molti, si sono verificati per assunzione non per via parenterale, quindi sostanza isolata, ma attraverso i semi. Questi sono i dati della letteratura. Ci muoviamo in un campo in cui ci sono pochi riferimenti scientifici". Sulle modalità di assunzione del veleno, alla domanda di un giornalista ha risposto: "Questo non lo possiamo dire, non lo so. Siamo in un ambito diverso rispetto alla scienza". Nel giorno dell'esame irripetibile sui vetrini delle biopsie è arrivata anche la notizia del nuovo incarico al Centro Antiveleni del Maugeri di Pavia. Lo ha chiesto la procuratrice Elvira Antonelli, probabilmente per cercare ulteriori elementi. I primi esami del Maugeri hanno certificato la presenza di ricina nel sangue di madre e figlia, ma ora la procedura giudiziaria vuole risposte circostanziate a quesiti precisi e per questo la procuratrice ieri si è incontrata a Pavia con i responsabili del centro antiveleni, consegnando loro una serie di domande, a cui il Maugeri risponderà ufficialmente e relativamente all'indagine per omicidio.
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