Dal comfort alla crescita: tra paura, lavoro, e desiderio di costruire
La puntata del 13 Gennaio 2026 del Salotto del Coach abbiamo parlato di un sondaggio che ho postato su linkediin, accanto a me, in studio, Elvira Cuka, una coach che spesso frequenta il salotto del coach, insieme abbiamo voluto commentare i risultati del sondaggio e gli interventi attraverso i commenti al post di chi ci ha seguito.
Cos’è davvero che frena la crescita?
Il titolo del sondaggio era: Qual è oggi il vero freno alla tua crescita professionale?
queste le risposte che si potevano scegliere:
-
Lavorare molto… ma crescere poco
-
Mancanza di strategia
-
Difficoltà nel valorizzarsi
-
Mancanza di costanza
Il dato sorprendente non riguarda ciò che le persone fanno, ma ciò che manca: strategia. “Il tempo è diventato la nuova moneta”, ha osservato Pesenti. Non sono più i soldi, ma la sensazione di sprecarne troppo. E se si spreca tempo, difficilmente si costruisce futuro.
Il caso dell’imprenditore di 80 anni: quando non lavori, costruisci
Tra le risposte del sondaggio, una ha attirato più delle altre. Era di un imprenditore di oltre 80 anni: un curriculum che passa tra Pirelli, Montedison, Olivetti, Selenia, idrogeno, scienza applicata, imprese innovative e oltre 12 aziende fondate.
Lui non ha parlato di “lavoro”. Ha parlato di continuare a costruire.
Una parola che in trasmissione ha acceso un contrasto: la differenza tra “lavorare” e “costruire”. Lavorare tiene in piedi la quotidianità, costruire apre il futuro.
Quando la paura ci riporta nella caverna
La puntata ha portato inevitabilmente a toccare un tema caro ai due coach: la paura. Non come nemico, ma come segnale interno, “la paura non arriva per farci fallire, ma per salvarci”. È il cervello rettiliano che prova a tenerci al sicuro. Solo che la sicurezza, nel lavoro e nella vita, è spesso il contrario della crescita.
La metafora scelta è stata quella della caverna: comoda, protettiva, prevedibile. Ma anche buia, limitante e soprattutto incompatibile con l’atto del costruire.
Percorsi di coaching tra i 20 e gli 80 anni
Elvira ha portato un punto di vista prezioso: il coaching non è un servizio per riparare persone rotte, ma un percorso per investire sulle proprie possibilità. E riguarda sia un ventenne che vuole “entrare nel mondo”, sia un ottantenne che continua a creare mondi.
“La gente non è bloccata da quello che fa,” ha osservato Cuka, “ma da quello che crede di poter fare.”
A mia volta ho rilanciato con un racconto degli anni ’70: un direttore di banca che, contro ogni logica e sicurezza, lasciò la carriera per seguire Ennio Doris in un’impresa che pochi avevano il coraggio di immaginare. È la storia del mindset che vince sul ruolo.
La puntata si è chiusa con una frase che vale come titolo e come invito:
Lavorare ti mantiene. Costruire ti trasforma.
Un promemoria senza tempo, che vale alla scrivania, in azienda, nel dentista, sui social, e persino nella vita a 80 anni.
Dedicato a chi si sente di essere ancora nella caverna.








