In un momento storico segnato da tensioni geopolitiche crescenti e da mercati finanziari sempre più sensibili agli sviluppi internazionali, l’economista professor Fabio Verna è intervenuto nel corso della trasmissione “Buongiorno Italia” su Casa Radio, ospite del direttore Giovanni Lacagnina, per offrire un’analisi approfondita della fase economica attuale, fortemente condizionata dall’escalation della guerra in Medio Oriente.
L’intervista si è aperta con una riflessione di carattere generale sul clima che si respira a livello globale. Verna ha sottolineato come l’economia mondiale stia vivendo una fase estremamente delicata, nella quale si intrecciano variabili politiche, militari, energetiche e finanziarie. “Non siamo di fronte soltanto a un conflitto regionale – ha spiegato – ma a un evento che ha ripercussioni sistemiche. I mercati oggi reagiscono in tempo reale a ogni notizia, e l’incertezza è il vero nemico della stabilità economica”.
Secondo l’economista, ciò che rende questo momento particolarmente complesso è la sovrapposizione di fattori: da un lato le tensioni militari, dall’altro la fragilità delle catene di approvvigionamento energetico e, sullo sfondo, economie che stavano già affrontando rallentamenti e pressioni inflazionistiche. “È un contesto che richiede grande prudenza – ha aggiunto – perché le dinamiche possono cambiare nel giro di poche ore”.
Borse in affanno e differenze tra Europa e Stati Uniti
Entrando nel merito dei mercati finanziari, Verna ha analizzato l’andamento delle principali Borse mondiali. Le piazze europee hanno chiuso in profondo rosso, con ribassi significativi legati ai timori di un allargamento del conflitto e alle possibili conseguenze sul fronte energetico.
Diversa, almeno in parte, la reazione di Wall Street: gli indici americani hanno mostrato una maggiore capacità di tenuta, pur in un clima di elevata volatilità. “Gli Stati Uniti – ha spiegato – beneficiano di una maggiore autonomia energetica e di un sistema finanziario che storicamente regge meglio agli shock esterni. Inoltre il dollaro continua a rappresentare un bene rifugio nei momenti di tensione”.
Tuttavia, anche oltreoceano non mancano segnali di prudenza. Gli investitori stanno ricalibrando le proprie strategie, privilegiando settori difensivi e titoli legati all’energia e alle materie prime.
Shock energetico e nuovi equilibri
Uno dei passaggi centrali dell’intervista ha riguardato lo shock energetico in atto. Il prezzo del gas ha superato i 60 euro al megawattora per poi chiudere a 53 euro, registrando quasi un raddoppio nel giro di due giorni. Anche il petrolio ha superato gli 82 dollari al barile, con un rialzo di circa il 5,5%.
Le tensioni militari – dall’estensione dell’offensiva israeliana in Libano agli attacchi contro obiettivi sensibili in Iran – hanno alimentato il timore di un coinvolgimento più ampio dell’area mediorientale. Particolarmente strategico resta lo Stretto di Hormuz, snodo fondamentale per il traffico mondiale di greggio: un eventuale blocco delle rotte marittime avrebbe effetti immediati e dirompenti sui prezzi.
“L’Europa – ha osservato Verna – dipende in larga misura dal gas per la produzione di energia elettrica. Per anni l’Italia ha potuto contare su forniture russe a costi contenuti, una condizione che garantiva stabilità e competitività al sistema produttivo”.
La progressiva sostituzione del gas russo con quello proveniente dal Qatar e dagli Stati Uniti ha comportato un aumento dei costi, anche per via delle spese di trasporto e rigassificazione del GNL. “Quello che un tempo era un vantaggio competitivo – ha sottolineato – oggi rappresenta un elemento di vulnerabilità strutturale”.
Crisi e opportunità: attenzione alle scelte impulsive
Nel corso della trasmissione si è discusso anche delle dichiarazioni di un esperto di Mediolanum, secondo cui le crisi rappresentano opportunità di investimento. Verna ha offerto una lettura più prudente: “Le crisi possono creare occasioni, ma solo per chi ha una visione di lungo periodo e la capacità di sopportare la volatilità. Non sono opportunità automatiche e non sono per tutti”.
Vendere titoli durante una fase di ribasso, secondo l’economista, rischia di trasformare perdite potenziali in perdite definitive. “In momenti come questi – ha ribadito – la componente emotiva gioca un ruolo decisivo. L’errore più comune è farsi guidare dalla paura”.
I titoli energetici sono stati tra i più scambiati, anche da parte di investitori che avevano previsto un possibile aggravarsi del conflitto. L’energia, ancora una volta, si conferma il settore più sensibile agli equilibri geopolitici.
Le prospettive internazionali
In chiusura, Verna ha affrontato il tema delle prospettive a breve termine. Molto dipenderà dall’evoluzione diplomatica e dalle mosse delle grandi potenze. Ha ricordato le recenti dichiarazioni del presidente americano Donald Trump, che ha ipotizzato una durata limitata del conflitto, stimando una finestra temporale di circa quattro settimane.
Un elemento rilevante potrebbe essere anche il prossimo viaggio del presidente statunitense in Cina, previsto nei primi giorni di aprile, che potrebbe favorire un dialogo internazionale e contribuire a una de-escalation prima di quell’appuntamento diplomatico.
“Viviamo una fase di passaggio – ha concluso Verna – in cui energia, finanza e geopolitica sono strettamente intrecciate. Serve equilibrio, serve lucidità e soprattutto serve la consapevolezza che ogni crisi porta con sé rischi, ma anche trasformazioni profonde”.
Un’analisi ampia e articolata che restituisce l’immagine di un sistema globale sospeso tra tensioni militari, instabilità dei mercati e ridefinizione degli equilibri energetici mondiali.






