Foreste italiane: crescono, ma senza una regia – Intervista con Antonio Nicoletti

Le foreste italiane aumentano, ma non per effetto di una strategia. Tra abbandono dei territori, mancanza di pianificazione e filiere fragili, il bosco diventa il luogo dove si misura la distanza tra risorsa e visione. Con Antonio Nicoletti di Legambiente, un confronto su gestione, valore e futuro delle foreste.

Le foreste italiane sono in crescita, e questo dato, preso isolatamente, potrebbe sembrare rassicurante. Tuttavia, osservato nel contesto più ampio delle trasformazioni territoriali degli ultimi decenni, rivela una realtà più complessa. L’espansione del bosco è infatti avvenuta prevalentemente nelle aree interne e montane come conseguenza dell’abbandono agricolo e del progressivo spopolamento, più che come esito di una strategia forestale deliberata.

Si tratta di una crescita che restituisce un Paese apparentemente più verde, ma che al tempo stesso mette in evidenza una mancanza di governo del processo. È proprio in questa distanza tra presenza fisica delle foreste e capacità di orientarne l’evoluzione che si inserisce la riflessione di Antonio Nicoletti, responsabile nazionale aree protette e biodiversità di Legambiente.

Le foreste italiane sono in crescita, e questo dato, preso isolatamente, potrebbe sembrare rassicurante. Tuttavia, osservato nel contesto più ampio delle trasformazioni territoriali degli ultimi decenni, rivela una realtà più complessa. L’espansione del bosco è infatti avvenuta prevalentemente nelle aree interne e montane come conseguenza dell’abbandono agricolo e del progressivo spopolamento, più che come esito di una strategia forestale deliberata.

Si tratta di una crescita che restituisce un Paese apparentemente più verde, ma che al tempo stesso mette in evidenza una mancanza di governo del processo. È proprio in questa distanza tra presenza fisica delle foreste e capacità di orientarne l’evoluzione che si inserisce la riflessione di Antonio Nicoletti, responsabile nazionale aree protette e biodiversità di Legambiente.

Le foreste come infrastruttura verde: una rete complessa da governare

Considerare le foreste come una vera e propria infrastruttura verde significa riconoscerne il ruolo sistemico all’interno del territorio. Non si tratta semplicemente di ambienti naturali, ma di una rete articolata che comprende aree protette, parchi, riserve e siti Natura 2000, e che svolge funzioni essenziali sia per la biodiversità sia per l’equilibrio ecologico e sociale del Paese.

Allo stesso tempo, questa infrastruttura non è statica. L’aumento della superficie forestale ha certamente contribuito a migliorare alcune condizioni ambientali, ma ha anche determinato una progressiva semplificazione del paesaggio, con la riduzione di spazi aperti come prati e pascoli. Questa trasformazione, pur non essendo negativa in senso assoluto, richiede una lettura consapevole e, soprattutto, una capacità di intervento che oggi appare ancora insufficiente.

Tra non intervento e gestione: la responsabilità delle scelte

Nel dibattito pubblico persiste l’idea che la tutela della natura coincida con il non intervento. Tuttavia, questa visione rischia di semplificare eccessivamente la complessità degli ecosistemi forestali europei, che sono il risultato di una lunga interazione tra processi naturali e attività umane.

Scegliere di non intervenire non è una posizione neutrale, ma una decisione che produce effetti e che deve essere assunta con consapevolezza. La gestione forestale, in questo senso, non può essere ridotta a una contrapposizione tra sfruttamento e conservazione, ma deve essere intesa come una forma di responsabilità, capace di tenere insieme tutela, uso e adattamento ai cambiamenti in atto.

La filiera del legno: tra potenziale e mancanza di visione

Le criticità emergono con ancora maggiore evidenza quando si analizza la filiera del legno. L’Italia dispone di una significativa superficie forestale, eppure continua a dipendere in larga misura dall’importazione di materia prima. Questa situazione evidenzia una contraddizione strutturale, che non può essere spiegata semplicemente con la scarsità di risorse, ma piuttosto con l’assenza di una strategia complessiva.

La frammentazione della proprietà, la debolezza della pianificazione e la limitata diffusione della certificazione impediscono di costruire una filiera solida e coerente. In assenza di questi elementi, la gestione forestale sostenibile rischia di rimanere un obiettivo dichiarato più che una pratica effettivamente diffusa, con ricadute sia economiche sia ambientali.

Dal prezzo al valore: una questione culturale

Il modo in cui utilizziamo le risorse forestali riflette, in ultima analisi, una questione culturale più profonda. Il bosco è spesso percepito come uno spazio privo di attività produttiva e di responsabilità, un luogo da frequentare ma non da comprendere nella sua complessità.

Questa distanza tra società urbanizzata e territori rurali rende difficile costruire una visione condivisa e alimenta una gestione frammentata. In questo contesto si inserisce l’iniziativa Foresta in Tour promossa da Legambiente, che mira a riportare il confronto nei territori, mettendo in dialogo imprese, istituzioni e comunità locali.

Il nodo centrale, come sottolinea Nicoletti, non è attribuire un prezzo al bosco, ma riconoscerne il valore. Un valore che non si esaurisce nella dimensione economica, ma che riguarda la capacità di integrare ambiente, lavoro e qualità della vita. È su questo terreno che si gioca la possibilità di trasformare la crescita delle foreste in una reale opportunità per il Paese.

 

Chi è a Antonio Nicoletti

Antonio Nicoletti è componente della segreteria nazionale di Legambiente e responsabile nazionale per le aree protette e la biodiversità. Da anni si occupa di politiche ambientali, gestione degli ecosistemi e tutela del territorio, con un’attenzione particolare al ruolo delle foreste e delle aree protette nel rapporto tra conservazione, sviluppo locale e filiere produttive.

Il suo lavoro si colloca all’intersezione tra ambiente e società, con un approccio che privilegia la gestione attiva e la pianificazione come strumenti per rendere la sostenibilità una pratica concreta, capace di generare valore nei territori. È presidente di Legambiente Basilicata.

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