Bandi di progettazione: stiamo costruendo opere o selezionando organizzazioni?

Tanti bandi per servizi di progettazione. E ogni volta mi pongo la stessa domanda: stiamo selezionando i migliori progettisti oppure stiamo selezionando le organizzazioni più strutturate? Attenzione. Non è una critica.
È una riflessione che credo meriti un confronto aperto tra professionisti, stazioni appaltanti, ordini professionali e amministrazioni pubbliche.
Il settore della progettazione ha subito una trasformazione profonda, e l’ha subita in tempi stretti.
Sono arrivati il BIM, la digitalizzazione dei processi, la gestione dei dati, i sistemi di qualità, i CAM, il DNSH, i principi ESG, la cybersecurity, l'intelligenza artificiale e una crescente complessità normativa.
Tutto questo ha portato benefici. I progetti sono più controllabili. Le interferenze vengono individuate prima. Gli errori possono essere ridotti. La gestione delle informazioni diventa più efficiente.
Ma esiste anche un'altra faccia della medaglia.
Per partecipare a molti bandi pubblici oggi non basta più essere un bravo progettista. Occorre possedere una struttura organizzativa importante. Servono BIM Manager, servono BIM Coordinator, specialisti multidisciplinari.  Servono software avanzati. Servono certificazioni, procedure, investimenti continui.
E allora quale spazio rimane per il piccolo studio? Il tessuto professionale italiano è stato costruito attorno a studi tecnici di dimensioni contenute. Studi che hanno progettato scuole, ospedali, edifici pubblici, infrastrutture e impianti. Professionisti che hanno contribuito allo sviluppo del Paese.
Oggi, però, il rischio percepito da molti è quello di una progressiva concentrazione del mercato nelle mani di grandi società di ingegneria e grandi gruppi.
È davvero così? Forse sì. Forse no. Dipende da come decidiamo di leggere il fenomeno.
Perché è vero che la complessità crescente favorisce le strutture più grandi.
Ma è altrettanto vero che molte opere pubbliche richiedono competenze sempre più specialistiche.
E qui il piccolo studio può ancora avere un ruolo importante. Anzi. Potrebbe diventare ancora più strategico. Un esperto di sicurezza nei cantieri. Un professionista della prevenzione incendi. Uno specialista energetico. Un tecnico della diagnostica edilizia. Un esperto di acustica. Un geologo.
Un professionista della sostenibilità ambientale.
In molti casi queste competenze vengono ricercate proprio dai grandi raggruppamenti.
Il punto, forse, non è la dimensione dello studio. Il punto è il modello organizzativo.
Per anni abbiamo immaginato il professionista come una figura autonoma che svolge tutto da sola.
Oggi il mercato sembra chiedere qualcosa di diverso. Reti professionali. Collaborazioni stabili.
Condivisione di competenze. Piattaforme digitali. Modelli organizzativi più evoluti.
E poi c'è l'elefante nella stanza: l'intelligenza artificiale. Molti la guardano con preoccupazione.
Altri con entusiasmo. Personalmente credo che l'AI farà quello che ogni innovazione tecnologica ha sempre fatto. Automatizzerà una parte delle attività. Relazioni. Computi. Verifiche preliminari. Analisi documentali. Controlli di coerenza. Gestione dei dati.
Anche il CAD è stata una rivoluzione, e l’amato tecnigrafo è ancora in bella mostra negli studi che ricordano i pennini, la china e la lametta sui lucidi.
Ma l’AI non sostituirà la responsabilità professionale. Non sostituirà la capacità di interpretare un problema. Non sostituirà l'esperienza maturata in cantiere. Non sostituirà il confronto con il committente. Non sostituirà il buon senso tecnico.
Forse è bene chiederci, quindi, non se BIM e AI siano utili: lo sono. Il dubbio è se le modalità con cui vengono costruiti i bandi pubblici stanno favorendo l'innovazione oppure stanno restringendo progressivamente l'accesso al mercato.
Stiamo aumentando la qualità della progettazione oppure stiamo aumentando soltanto la complessità amministrativa? Stiamo premiando la competenza oppure la capacità organizzativa?
Non ho una risposta definitiva. E forse nessuno ce l'ha. Ma credo che il dibattito debba partire da qui.
Perché la qualità delle opere pubbliche dipende certamente dalla tecnologia. Dipende certamente dai processi. Dipende certamente dall'organizzazione.
Ma continua a dipendere, prima di tutto, dalle persone che progettano.
E sarebbe un errore dimenticarlo.
In primo piano

Collabora con noi

Promuovi il tuo business con noi!

Siamo proiettati al 100% verso il nostro pubblico che, ci segue e si fida per la nostra straordinaria capacità di scegliere i migliori partners sul mercato.

  • Seleziona categoria

  • Seleziona l'autore