La guerra che continua a colpire l’Ucraina, le tensioni geopolitiche internazionali, la crisi della classe media nelle grandi città occidentali, il bisogno crescente di housing accessibile e la trasformazione culturale del real estate globale. Sono questi i grandi temi affrontati da Antonio Campagnoli, presidente mondiale di FIABCI, intervenuto ai microfoni di Casa Radio durante la trasmissione “Bricks and Music”, condotta da Paolo Leccese ed Emiliano Cioffarelli.
Un’intervista che ha attraversato i temi più delicati dell’abitare contemporaneo, mettendo in relazione sostenibilità urbana, partecipazione civica, investimenti immobiliari e responsabilità sociale. Sullo sfondo, il ruolo crescente delle organizzazioni internazionali nel ripensare le città del futuro e nel ridefinire il significato stesso della parola “housing”.
Campagnoli è intervenuto commentando innanzitutto la presenza di FIABCI Ukraine al New European Bauhaus Festival 2026, evento europeo dedicato alla sostenibilità, all’inclusione e alla qualità dell’abitare. Una partecipazione altamente simbolica in un momento storico ancora segnato dal conflitto.
“Parlare oggi di ricostruzione dell’Ucraina significa comprendere che quella ricostruzione è già iniziata”, ha spiegato Campagnoli. “Le persone continuano a vivere, lavorare e progettare il futuro anche sotto le bombe. E proprio per questo la ricostruzione non può limitarsi agli edifici: deve mettere al centro l’essere umano, la qualità della vita, l’inclusione sociale e la sostenibilità ambientale”.
Secondo il presidente mondiale FIABCI, il modello che si sta sviluppando in Ucraina rappresenta un laboratorio internazionale di innovazione urbana. Non solo cemento e infrastrutture, ma nuovi modelli di abitare fondati sull’utilizzo di materiali locali, processi partecipativi e integrazione tra pubblico e privato. Tra gli esempi citati durante l’intervista, quello delle abitazioni costruite con materiali naturali presenti direttamente sul territorio, come la paglia derivante dalla produzione cerealicola ucraina.
“L’Ucraina è uno dei maggiori produttori mondiali di grano e la paglia diventa un biomateriale straordinario per costruire case altamente efficienti dal punto di vista energetico. Questo significa ridurre gli spostamenti dei materiali, abbassare l’impatto ambientale e creare filiere locali”, ha spiegato Campagnoli.
Ma il punto centrale dell’intervento riguarda soprattutto il cambio di paradigma che sta investendo il real estate internazionale. Per decenni il settore immobiliare è stato interpretato prevalentemente come un comparto finanziario, legato alla valorizzazione degli asset e ai rendimenti economici. Oggi, invece, emerge una dimensione diversa, più sociale e culturale.
“L’housing non significa semplicemente costruire una palazzina e venderla”, ha sottolineato Campagnoli. “Vuol dire creare un contesto di vita sostenibile per almeno trent’anni, quaranta anni, sessanta anni. Vuol dire chiedersi se il bambino che vive in quel quartiere è felice, se esistono servizi, relazioni, spazi condivisi, opportunità di crescita”.
Un concetto che supera il tradizionale approccio immobiliare e che si avvicina sempre di più alla visione urbanistica integrata promossa da organismi internazionali come UN-Habitat, con cui FIABCI ha recentemente annunciato un nuovo memorandum d’intesa che sarà formalizzato ufficialmente a New York.
L’obiettivo dell’accordo sarà proprio quello di rafforzare la collaborazione internazionale sui temi dell’abitare sostenibile, dell’accessibilità economica e della rigenerazione urbana. Secondo Campagnoli, la grande emergenza globale oggi non riguarda soltanto le fasce più deboli, ma soprattutto quella “classe media grigia” che fatica sempre di più ad accedere a una casa dignitosa.
“Parliamo di insegnanti, infermieri, lavoratori normali, persone che non sono né povere né ricche. Se una città espelle la sua classe media, quella città entra in crisi sociale e democratica”, ha spiegato. “L’housing deve diventare una vera infrastruttura pubblica, esattamente come le strade, gli acquedotti o le ferrovie”.
Nel corso della trasmissione è emerso anche un altro tema centrale: la partecipazione delle comunità ai processi di sviluppo urbano. Campagnoli ha raccontato l’esperienza degli “Urban Hackathon” organizzati in Ucraina insieme alle Nazioni Unite, coinvolgendo municipalità, startup, progettisti, investitori e cittadini nella definizione dei progetti di ricostruzione.
“L’innovazione vera nasce quando metti insieme pubblico, privato, designer, finanziatori e persone comuni”, ha spiegato. “La consultazione pubblica non è improvvisazione: è un processo strutturato che permette ai cittadini di sentirsi parte integrante dei progetti”.
Da qui nasce anche il modello delle cosiddette “5P”: Public, Private, People, Policy Partnership. Una visione evoluta del partenariato pubblico-privato in cui la comunità diventa protagonista attiva dei processi di sviluppo urbano.
“Se una famiglia partecipa anche simbolicamente a un progetto, magari investendo cento euro, si sentirà responsabile di quello spazio per tutta la vita”, ha raccontato Campagnoli. “Quando una mamma vede un’altalena rotta in un parco di cui si sente partecipe, non resta indifferente. Questo crea senso di appartenenza e riduce il degrado”.
L’intervista ha toccato anche il tema del patrimonio immobiliare inutilizzato, uno dei grandi nodi italiani. Secondo Campagnoli, il problema non è soltanto costruire nuove abitazioni, ma recuperare e rifunzionalizzare enormi quantità di immobili pubblici e privati oggi abbandonati.
“Abbiamo una quantità impressionante di immobili inutilizzati”, ha spiegato. “Il punto non è soltanto il mattone, ma creare l’ambiente umano che rende vivo uno spazio. Una casa senza persone resta solo un tetto”.
Durante la conversazione si è parlato anche di modelli internazionali virtuosi. Tra questi, il caso di Vienna, dove oltre il 70% della popolazione vive in immobili non di proprietà privata ma legati a sistemi pubblici o convenzionati, senza che questo produca ghettizzazione sociale.
“Nelle città più avanzate nessuno distingue la casa popolare dalla casa privata”, ha sottolineato Campagnoli. “La dignità abitativa nasce proprio dalla capacità di mescolare funzioni, redditi e persone”.
Non è mancato un passaggio dedicato al ruolo etico dei professionisti dell’abitare. In un mondo segnato da polarizzazioni sociali e tensioni crescenti, Campagnoli ha richiamato la necessità di recuperare il valore umano delle relazioni professionali.
“L’interesse pubblico deve tornare al centro”, ha detto. “Ogni soggetto deve lasciare qualcosa sul tavolo: il pubblico, il privato e anche il cittadino finale. Solo così si costruiscono comunità sostenibili”.
Un principio che si lega direttamente al tema della gentilezza, argomento caro sia a Paolo Leccese sia ad Antonio Campagnoli, entrambi impegnati anche nelle attività di Associazione Cor et Amor e dei movimenti legati alla cultura della gentilezza.
“La gentilezza oggi è capacità di ascolto, di mediazione, di equilibrio”, ha spiegato Campagnoli. “Non significa accontentare tutti, ma trovare una soluzione sostenibile per tutti. E questo vale anche nell’urbanistica e nell’abitare”.
Nel finale dell’intervista, il presidente mondiale FIABCI ha affrontato anche il tema delle normative urbanistiche italiane, dal Piano Casa al Salva Casa, evidenziando la necessità di costruire una visione più ampia e condivisa dell’housing.
“Non basta costruire immobili”, ha concluso. “Bisogna capire che l’housing è un’infrastruttura sociale. Se non mettiamo al centro il benessere delle persone e delle comunità, continueremo a progettare edifici senza creare città realmente vivibili”.
Una riflessione che sintetizza perfettamente il senso dell’intervento di Antonio Campagnoli a Casa Radio: il futuro dell’abitare non sarà definito soltanto da tecnologie, investimenti o regolamenti urbanistici, ma soprattutto dalla capacità di rimettere l’essere umano al centro delle città.









