Siamo abituati a valutare gli edifici in molti modi.
Guardiamo il prezzo al metro quadrato. Analizziamo la posizione. Verifichiamo la classe energetica. Controlliamo gli impianti. Esaminiamo, ma non sempre, la conformità urbanistica e catastale.
Ma quasi mai ci poniamo una domanda molto semplice.
Quanto è salubre l’ambiente nel quale viviamo?
È una domanda curiosa. Perché trascorriamo oltre il novanta per cento del nostro tempo all’interno di edifici. Case, uffici, scuole, negozi, ospedali, luoghi di lavoro. Eppure, continuiamo a valutare gli immobili soprattutto in base al loro valore economico o ai loro consumi energetici.
La qualità dell’ambiente indoor rimane spesso sullo sfondo.
Quando si parla di salubrità indoor si tende a pensare immediatamente all’inquinamento dell’aria. In realtà il tema è molto più ampio.
La qualità di un ambiente dipende da numerosi fattori che interagiscono tra loro: ventilazione, umidità, presenza di muffe, comfort termoigrometrico, qualità degli impianti, concentrazione di anidride carbonica, composti organici volatili, polveri sottili, radon, illuminazione, rumore e corretta manutenzione dell’edificio.
Un edificio può essere perfettamente efficiente dal punto di vista energetico e, allo stesso tempo, presentare problemi di qualità dell’aria.
Può avere impianti moderni ma una ventilazione insufficiente.
Può essere stato ristrutturato da poco ma manifestare fenomeni di condensa e muffa.
Può ottenere una buona classe energetica e offrire comunque condizioni ambientali poco favorevoli agli occupanti.
Negli ultimi anni il settore edilizio ha compiuto enormi passi avanti sul tema dell’efficienza energetica. È nato l’APE, l’Attestato di Prestazione Energetica. Oggi tutti conoscono il significato delle classi energetiche.
Manca però uno strumento analogo capace di rappresentare in modo semplice e oggettivo la qualità ambientale degli edifici.
L’idea è quella di sviluppare un sistema multidisciplinare capace di valutare gli edifici attraverso una serie di parametri tecnici misurabili, integrandoli in un unico indice sintetico: un Indice Integrato di Salubrità Indoor.
Un concetto che richiama quello dell’APE energetico.
Dietro un numero semplice da comprendere esiste un sistema di verifiche, rilievi, monitoraggi e valutazioni tecniche. L’obiettivo non è creare un nuovo adempimento burocratico.
L’obiettivo è fornire uno strumento utile ai cittadini, ai professionisti, alle aziende, alle amministrazioni pubbliche e al mercato immobiliare.
La crescente attenzione verso questi temi è stata confermata anche dall’evento “Abitare il Futuro – Salubrità degli Spazi Abitati”, organizzato da Casa Radio l’8 maggio 2026 nella sede di Palazzo Taverna a Roma. L’iniziativa ha riunito professionisti, rappresentanti istituzionali, medici, progettisti, geologi, avvocati, costruttori, agenti immobiliari, aziende del settore impiantistico e operatori del mercato immobiliare in un confronto multidisciplinare sul futuro degli ambienti in cui viviamo e lavoriamo.
Il messaggio emerso con forza è che la salubrità indoor è diventata una responsabilità condivisa da tutta la filiera dell’abitare. Dalla progettazione alla costruzione, dalla gestione degli immobili alla compravendita, dalla ricerca scientifica alla tutela della salute pubblica, tutti gli attori coinvolti sono chiamati a contribuire alla realizzazione di edifici più sani, più consapevoli e più attenti al benessere delle persone.
Immaginiamo un futuro nel quale un immobile possa essere valutato non soltanto per quanto consuma, ma anche per la qualità dell’ambiente che offre alle persone.
Immaginiamo un certificato capace di evidenziare punti di forza e criticità.
Immaginiamo edifici progettati, gestiti e mantenuti pensando non solo all’energia, ma anche al benessere degli occupanti.
Il tema della salubrità indoor non riguarda soltanto la tecnica: riguarda la qualità della vita.
Riguarda il modo in cui viviamo gli spazi. Riguarda la salute, il comfort, la produttività e il benessere delle persone.
Forse è arrivato il momento di iniziare a guardare gli edifici con occhi diversi.
Non chiedendoci soltanto quanto valgono.
Ma chiedendoci anche quanto fanno stare bene chi li vive ogni giorno.








