La transizione ecologica è diventata un campo di battaglia narrativo. Da una parte chi promette soluzioni semplici, dall’altra chi alimenta paure: ti cambiano la caldaia, ti svalutano la casa, ti mettono le mani in tasca. In mezzo, il cittadino. Disorientato, bombardato da incentivi, tecnologie, direttive europee e slogan contrapposti.
Nella special edition di Essere e Abitare, condotta da Marco Mari, lo sguardo si sposta proprio lì: sul consumatore. Non sull’industria, non solo sul legislatore, non esclusivamente sul progettista. Ma su chi, alla fine, deve decidere, firmare, investire e vivere dentro quelle scelte.
Mauro Vergari, direttore studi, innovazione e sostenibilità di Adiconsum, racconta l’evoluzione di un’associazione che per oltre trent’anni ha tutelato i cittadini nel post-vendita e che oggi ha compreso un passaggio decisivo: la sostenibilità si gioca prima dell’acquisto. Non basta intervenire quando il danno è fatto. Occorre orientare prima, formare prima, fornire chiavi di lettura prima.
La casa è un sistema complesso. Non esiste il prodotto che risolve tutto. Eppure il mercato continua spesso a proporre soluzioni come fossero panacee universali. Le ricerche Green Circle 1 e 2 hanno fotografato una realtà interessante: oltre il 70% dei cittadini dichiara di voler fare scelte sostenibili, ma quando si tratta di agire emergono paure, diffidenze e freni culturali.
C’è il tema economico, certo. L’investimento iniziale pesa, soprattutto per le fasce più anziane. Ma c’è anche un tema di fiducia. Una parte significativa degli intervistati dichiara di non credere pienamente alla narrazione tecnologica: prima una soluzione viene presentata come definitiva, poi viene messa in discussione. Il sospetto verso interessi industriali e dinamiche di mercato non è marginale.
E poi c’è la disinformazione tecnica. Nel caso delle pompe di calore, molti sanno che sono meglio della caldaia a gas, ma pochi comprendono che la loro efficacia dipende dall’involucro, dalla progettazione, dalla corretta installazione e soprattutto dalla gestione. Un dato colpisce: circa il 15% di chi ha installato una pompa di calore non si ritiene soddisfatto. Non perché la tecnologia sia sbagliata in sé, ma perché spesso manca un progetto integrato o una formazione adeguata all’utilizzo.
Qui si apre il nodo centrale: di chi è la responsabilità dell’informazione? Del venditore? Del progettista? Dell’installatore? O del consumatore stesso?
La risposta non è semplice, ma un punto è chiaro: senza cultura progettuale e senza capacità di leggere l’edificio come sistema, la transizione rischia di trasformarsi in una sequenza di errori individuali che diventano cattiva reputazione collettiva.
Il confronto si allarga poi alla direttiva EPBD. Anche qui la narrazione pubblica oscilla tra allarmismo e semplificazione. Per Adiconsum, invece, l’EPBD rappresenta un’opportunità. L’Italia ha un patrimonio edilizio anziano, spesso inefficiente e talvolta insalubre. Intervenire significa migliorare la qualità della vita, ridurre le bollette, aumentare la resilienza degli edifici.
Ma la direttiva introduce un elemento che nel nostro Paese è ancora fragile: la misurazione. Non si può migliorare ciò che non si conosce. Non si può pretendere efficienza senza sapere da dove si parte. Digitalizzazione, raccolta dati e monitoraggio diventano strumenti di consapevolezza.
La lezione del 110% è ancora viva. L’errore non è stato intervenire sugli edifici, ma farlo talvolta senza una cultura diffusa del progetto, inseguendo la massima prestazione senza costruire una visione sistemica. Oggi la sfida è diversa: miglioramenti graduali, interventi coerenti, incentivi mirati, accompagnamento tecnico.
Si vota con il portafoglio, ricorda Vergari. Ma per votare bene servono informazioni corrette, professionisti preparati, dati trasparenti.
La sostenibilità nell’ambiente costruito non è un oggetto da acquistare. È un processo da comprendere. È la capacità di accettare che l’edificio è un sistema complesso. È la disponibilità a misurare prima e dopo, a progettare prima di installare, a formarsi prima di decidere.
La transizione non fallisce per mancanza di tecnologie. Fallisce quando manca orientamento.
Video dell’intervista
Chi è Marco Mari
Ingegnere e advisor in ambito di sviluppo sostenibile e ambiente costruito, Marco Mari da oltre vent’anni si occupa di strategie e strumenti per la transizione ecologica nel settore edilizio e infrastrutturale. Collabora con istituzioni pubbliche, imprese e organizzazioni internazionali nella definizione di processi di accountability, metriche di impatto e protocolli di sostenibilità. È oggi Advisor di Casa Radio per i temi dello sviluppo sostenibile e dell’ambiente costruito.
Marco è anche co-autore di questo articolo.
Segui Marco su Linkedin.
Chi è Mauro Vergari
Mauro Vergari è direttore studi, innovazione e sostenibilità di Adiconsum, associazione nazionale dei consumatori riconosciuta dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy e presente su tutto il territorio italiano. Coordina progetti di ricerca, formazione e advocacy sui temi della transizione ecologica, dell’innovazione tecnologica e della tutela preventiva del consumatore, con particolare attenzione all’efficienza energetica e all’ambiente costruito.
Segui Mauro su Linkedin.








