Maria Teresa Spiga: “Dubai non è una “ghost city” ma la realtà vista da chi vive e lavora negli Emirati”

Negli ultimi giorni, numerosi articoli e commenti hanno descritto Dubai come una città paralizzata dalle tensioni geopolitiche che attraversano il Medio Oriente.

Un racconto che, per chi vive e lavora negli Emirati Arabi Uniti, appare distante dalla realtà quotidiana.

A parlare è Maria Teresa Spiga, di GlobalServices4You, società con sede a Dubai, che opera quotidianamente a contatto con imprenditori, investitori e famiglie internazionali.

Dubai non è una città ferma. Non è una “ghost city”. E, soprattutto, non è una città al collasso.

È una metropoli che continua a funzionare, produrre e costruire, anche in un contesto internazionale complesso.

Chi lavora quotidianamente al fianco di imprenditori, investitori e famiglie internazionali osserva una realtà concreta: aziende operative, cantieri aperti, uffici attivi e nuovi progetti che continuano a prendere forma.

Le tensioni geopolitiche esistono e generano inevitabilmente prudenza — negarlo sarebbe ingenuo. Ma prudenza non significa paralisi.

Negli ultimi giorni si è registrato un rallentamento nel turismo e una diminuzione delle richieste di informazioni. Se prima erano numerose, oggi risultano più contenute. Tuttavia, questo fenomeno è in larga parte influenzato da una narrazione mediatica che, in alcuni casi, ha dipinto gli Emirati come completamente bloccati o addirittura distrutti.

Chi vive sul territorio sa che non è così.

Dubai resta uno dei principali hub economici tra Europa, Asia e Africa. Nel tempo ha costruito un sistema economico dinamico, resiliente e profondamente internazionale.

Gli investitori più strutturati — quelli che ragionano sul medio-lungo periodo — continuano a investire.

Ogni settimana si incontrano aziende che valutano nuove aperture, investitori interessati al mercato immobiliare e professionisti intenzionati a sviluppare partnership internazionali.

Questa è la realtà sul campo.

Non si può nemmeno biasimare chi, nelle ultime settimane, ha scelto di lasciare temporaneamente Dubai: si tratta di decisioni personali, pienamente legittime.

Va però ricordato che molte delle persone presenti negli Emirati non erano residenti stabili. Alcuni erano visitatori con permanenze limitate; altri professionisti che avevano scelto Dubai come base temporanea per lavorare da remoto, attratti dal clima e dalla qualità della vita.

Negli ultimi anni, inoltre, Dubai è diventata estremamente popolare sui social network e nei racconti mediatici, che spesso ne hanno mostrato solo gli aspetti più spettacolari.

Ma vivere in un Paese straniero, costruire un progetto imprenditoriale o trasferire una famiglia è qualcosa di ben più complesso di una semplice tendenza.

Per questo, nei momenti di incertezza, alcune persone scelgono di rientrare nei propri Paesi.

Molte altre, invece, restano: famiglie, professionisti e imprenditori che qui hanno costruito la propria vita e le proprie attività.

Chi è radicato sul territorio continua a lavorare ogni giorno. Non per eroismo, ma perché, allo stato attuale, non esistono elementi concreti per parlare di una città ferma.

Naturalmente, tutti auspicano che la situazione geopolitica non si aggravi. Perché, in tal caso, non sarebbe coinvolto soltanto il Medio Oriente, ma l’equilibrio globale nel suo complesso.

Colpisce, tuttavia, anche il tono del dibattito online.

La durezza di alcuni commenti e l’atteggiamento di certi “haters digitali” danno l’impressione che qualcuno attenda quasi un fallimento di Dubai per poter dire: “ve l’avevamo detto”.

Ma Dubai non è fatta soltanto di influencer o di quella che superficialmente viene definita “fuffa”. È fatta soprattutto da migliaia di famiglie che qui hanno costruito la propria casa, il proprio lavoro e il proprio futuro.

Per alcuni, cambiare Paese e attraversare continenti è una scelta naturale; per altri, meno. Ma trasformare questa differenza in ostilità — o addirittura gioire delle difficoltà altrui — resta difficile da comprendere.

Anche perché, in un mondo sempre più interconnesso, le tensioni globali non rimangono mai confinate a una sola regione.

Gli Emirati Arabi Uniti hanno costruito nel tempo un sistema economico e istituzionale solido, investendo in sicurezza, infrastrutture e stabilità. Ed è anche per questo che continuano ad attrarre famiglie, imprenditori e professionisti internazionali.

Infine, c’è un aspetto spesso trascurato nel dibattito italiano: il ruolo degli italiani che lavorano e fanno impresa negli Emirati.

Sostenere le attività italiane a Dubai significa sostenere il Made in Italy.

Professionisti, imprenditori, ristoratori, consulenti, medici, manager, agenti immobiliari e operatori del turismo e dell’export contribuiscono ogni giorno a creare relazioni economiche, movimentare capitali e aprire nuovi mercati.

Un imprenditore italiano a Dubai non aiuta soltanto sé stesso: promuove prodotti italiani, rafforza il Made in Italy e genera opportunità anche pe

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