Immobiliare allargato, Montecitorio accende i riflettori sulla casa come bene comune: accessibilità, gestione e barriere finanziarie al centro del confronto AIA

Nella Sala della Regina della Camera dei Deputati si è svolto oggi il convegno “Immobiliare allargato, progettare senza barriere e amministrare per la qualità della vita dei cittadini”, promosso dall’Associazione Interprofessionale Agenti. Un appuntamento che ha provato a spostare il baricentro della discussione, dall’immobile come prodotto all’abitare come infrastruttura sociale, tra progettazione inclusiva, responsabilità della gestione e nuove fragilità del mercato.

La parola chiave, oggi a Montecitorio, non è stata “mercato”, è stata “vita” e non è un dettaglio semantico.

Perché quando un convegno sul settore immobiliare sceglie di aprire il ragionamento non dai prezzi, non dalle transazioni, non dalle statistiche, ma dalla qualità dell’esperienza quotidiana delle persone, significa che un confine sta cambiando. Il convegno “Immobiliare allargato, progettare senza barriere e amministrare per la qualità della vita dei cittadini”, andato in scena nella Sala della Regina alla Camera dei Deputati, ha provato a mettere in ordine proprio questo passaggio: la casa come bene comune, l’abitare come condizione abilitante, l’immobile come elemento di un sistema che comprende inclusione, servizi, sicurezza, manutenzione, sostenibilità economica.

A tenere insieme il confronto, con una conduzione improntata al ritmo e alla concretezza, è stato Paolo Leccese, chiamato a moderare la mattinata in un contesto in cui il valore aggiunto non è la sequenza degli interventi, ma la capacità di far dialogare mondi diversi senza appiattirli.

Il titolo dell’incontro, “immobiliare allargato”, ha funzionato da cornice narrativa, non è uno slogan neutro: allarga il perimetro del discorso, costringe a includere ciò che di solito resta ai margini quando si parla di patrimonio edilizio. E infatti, in sala, la parola “barriere” è stata pronunciata in un senso plurale. Certo, le barriere architettoniche, quelle più immediate, più visibili, quelle che trasformano un gradino in un confine. Ma poi, quasi subito, le barriere si sono moltiplicate: barriere economiche, quando la casa diventa irraggiungibile per chi entra nel mercato; barriere finanziarie, quando l’accesso al credito e la sostenibilità dei costi impediscono anche l’adattamento di un immobile già esistente; barriere amministrative, quando la gestione condominiale e il governo degli interventi si scontrano con tempi e complessità; barriere informative, quando i cittadini non hanno strumenti per orientarsi tra scelte tecniche, opportunità e rischi.

In questo senso, la giornata ha cercato un equilibrio delicato: parlare di diritti e qualità della vita senza scivolare nel manifesto, ma senza nemmeno ridurre tutto a un tecnicismo. Il ponte, dichiarato e ripetuto, è stato il concetto di “progettare” e “amministrare”. Progettare senza barriere significa pensare gli spazi perché siano utilizzabili da tutti, in ogni fase della vita, amministrare per la qualità della vita significa che la gestione non è semplice contabilità, ma scelta di priorità, manutenzione come prevenzione, trasparenza come presidio, capacità di decisione come tutela.

Il presidente di AIA Paolo Bellini ha richiamato il senso dell’iniziativa come cambio di paradigma culturale, prima ancora che tecnico: “Immobiliare allargato significa smettere di parlare di case come oggetti e iniziare a parlare di abitare come diritto e responsabilità. Le barriere non sono solo nei gradini, sono anche nelle procedure, nella mancanza di informazioni, nei costi e nell’accesso al credito. Progettare e amministrare bene vuol dire migliorare la vita concreta delle persone, ogni giorno”, ha sottolineato, indicando la collaborazione tra competenze come leva per trasformare l’inclusione in risultati misurabili.

Uno degli elementi più significativi emersi nella giornata è stato proprio lo spostamento dalla retorica dell’“immobile” alla cultura dell’“abitare”. Un passaggio che, nelle parole dei relatori, si è tradotto in una sequenza di concetti operativi: accessibilità come criterio di qualità, manutenzione come investimento, trasparenza come tutela del cittadino, semplificazione come condizione per realizzare. Il messaggio, ripetuto in forme diverse, è che la casa non è soltanto un patrimonio economico, è un patrimonio umano. E se l’Italia è un Paese storicamente legato alla proprietà della casa, allora la domanda diventa: chi protegge davvero quel patrimonio, e come si impedisce che resti un privilegio ereditato invece che una possibilità condivisa.

La scelta della sede, La Sala della Regina presso la Camera dei Deputati, ha avuto una funzione simbolica e una funzione pratica. Simbolica, perché portare l’abitare in Parlamento significa riconoscerlo come tema di interesse pubblico, non confinabile nella cronaca di settore. Pratica, perché la cornice istituzionale obbliga a una domanda: quali norme, quali indirizzi, quali semplificazioni possono accompagnare questa trasformazione, senza ridurre la qualità a un costo e senza trasformare l’accessibilità in un adempimento formale. È su questo terreno che l’intervento dell’onorevole Erica Mazzetti ha assunto un valore di snodo, richiamando la necessità di regole più chiare e di strumenti di coordinamento capaci di far funzionare la macchina, non solo di descriverla.

Alla fine della mattinata, il quadro che resta è quello di una parola che oggi ha pesato più delle altre: “responsabilità”, responsabilità di progettare con la testa rivolta a chi abita davvero, non a chi passa in un render, responsabilità di amministrare sapendo che ogni decisione sul patrimonio immobiliare produce conseguenze sulla sicurezza e sull’inclusione, responsabilità di rendere trasparente un mercato che, senza tutela, può diventare opaco, responsabilità di affrontare le barriere finanziarie come tema politico e non come fatalità e responsabilità di semplificare senza banalizzare, perché la semplificazione utile è quella che elimina l’inutile e protegge l’essenziale.

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