Milano sceglie di raccontarsi partendo da una ferita aperta. Con il 31,2% delle preferenze, Filippo Borsellino si aggiudica il sondaggio “Il Milanese dell’Anno” promosso dal Corriere della Sera – edizione Milano – imponendosi in una consultazione molto partecipata che ha visto salire sul podio anche Giulia Pastore e il giornalista Giangiacomo Schiavi. Un risultato netto, maturato nelle ultime settimane dell’anno, che consacra il portavoce del Comitato Famiglie Sospese – Vite in Attesa come la figura capace di interpretare meglio di ogni altra il sentimento civile della città nel 2025.
Non una vittoria di facciata, né un premio alla notorietà, ma l’affermazione di una battaglia collettiva che ha dato volto e voce a migliaia di famiglie rimaste senza casa a causa del blocco dei cantieri legato alle inchieste urbanistiche. Una crisi che, nel corso dell’anno, ha smesso di essere percepita come una somma di casi individuali per diventare una questione strutturale, capace di interrogare il modello stesso di sviluppo urbano milanese.
Una consultazione che misura il clima della città
Il sondaggio del Corriere della Sera è da anni uno strumento informale ma significativo per leggere l’umore di Milano. Attraverso il voto online, la città sceglie chi, nel corso dell’anno, ha saputo rappresentarne valori, contraddizioni e aspirazioni. Il dato del 31,2% raccolto da Borsellino non è soltanto una percentuale: è l’indicatore di un consenso trasversale, che attraversa quartieri, generazioni e mondi professionali diversi.
La presenza sul podio di Giulia Pastore, attiva su temi urbani e sociali, e di Giangiacomo Schiavi, firma storica del giornalismo milanese, rafforza il senso complessivo del risultato. Milano ha premiato non l’eccezionalità individuale, ma l’impegno civile declinato in forme diverse: l’attivismo, il racconto, la rappresentanza. In questo quadro, la vittoria di Borsellino appare come il punto di convergenza di un’esigenza collettiva di risposte concrete.
Chi sono le Famiglie Sospese
Come portavoce del Comitato Famiglie Sospese – Vite in Attesa, Filippo Borsellino è diventato il riferimento pubblico di centinaia di nuclei familiari che, pur avendo acquistato un’abitazione, si sono ritrovati improvvisamente senza casa. Cantieri bloccati, permessi sospesi, iter amministrativi inceppati: una condizione che ha trasformato progetti di vita in attese indefinite.
Mutui già accesi, affitti temporanei che diventano permanenti, figli costretti a cambiare scuola, risparmi immobilizzati. Storie diverse, accomunate da una stessa sensazione di sospensione. In questo contesto, Borsellino ha scelto di organizzare il disagio, trasformandolo in una piattaforma di confronto civile, capace di dialogare con le istituzioni senza rinunciare alla fermezza delle richieste.
Il ruolo del mondo imprenditoriale
Un passaggio decisivo nel percorso che ha portato alla vittoria nel sondaggio è stato il sostegno espresso da Aspesi, l’associazione che rappresenta imprese, investitori e professionisti della filiera immobiliare. Un segnale tutt’altro che scontato, che ha contribuito a spostare il dibattito dal piano della contrapposizione a quello della responsabilità condivisa.
Il presidente di Aspesi, Federico Filippo Oriana, ha definito famiglie e imprese “vittime comuni” di una paralisi che non ha prodotto vincitori. L’adesione alla lettera del Comitato indirizzata alla Presidenza della Repubblica, al Governo, alla Regione Lombardia e al Comune di Milano, così come la disponibilità a collaborare con Palazzo Marino per sbloccare i cantieri, hanno segnato un cambio di passo nel racconto pubblico della vicenda.
Dal conflitto al confronto
In un anno segnato da scandali urbanistici e tensioni politiche, la cifra distintiva dell’azione di Borsellino è stata la scelta del confronto. Nessuna retorica dello scontro, nessuna semplificazione estrema. Al contrario, un lavoro paziente di mediazione, fatto di incontri, documenti, appelli pubblici e dialogo costante con i media.
È anche questa postura che ha reso credibile la sua candidatura agli occhi di un elettorato ampio e variegato. La vittoria nel sondaggio del Corriere della Sera premia non solo una causa, ma un metodo: quello di chi prova a tenere insieme il tessuto sociale in un momento in cui il rischio di fratture è elevato.
Il confronto con le edizioni precedenti
Il risultato di quest’anno si inserisce nel solco delle edizioni precedenti del riconoscimento. Nel 2024, il titolo era andato a Christian Di Martino, il poliziotto accoltellato a Lambrate mentre cercava di fermare un uomo che lanciava sassi ai passanti. Un premio al senso del dovere e al coraggio quotidiano.
Accanto a queste figure dell’attualità, restano nella memoria collettiva Milanesi dell’Anno “permanenti” come Giorgio Armani, Ernesto Pellegrini e Ornella Vanoni, simboli di un’identità cittadina costruita tra impresa, cultura e creatività. La vittoria di Borsellino si colloca in questa cornice ampia e plurale, aggiungendo una dimensione nuova: quella della fragilità abitativa come tema centrale dell’agenda urbana.
Un messaggio alle istituzioni
Le oltre 30 mila preferenze raccolte da Filippo Borsellino rappresentano un segnale politico nel senso più alto del termine. Milano chiede risposte. Chiede tempi certi, regole chiare, assunzione di responsabilità. Chiede che l’emergenza casa venga affrontata non come un problema settoriale, ma come una priorità strategica per il futuro della città.
Il sondaggio si chiude, ma la questione resta aperta. E proprio per questo il riconoscimento assume un valore che va oltre la dimensione simbolica: rafforza il mandato morale di chi, in questi mesi, ha rappresentato una comunità silenziosa ma numerosa.
La casa come infrastruttura civile
La vicenda delle Famiglie Sospese ha riportato al centro del dibattito pubblico un tema spesso dato per scontato: la casa come infrastruttura civile. Non solo un bene economico, ma il presupposto della stabilità sociale, della natalità, della qualità della vita urbana.
In questo senso, la vittoria di Filippo Borsellino parla anche oltre i confini di Milano. Parla alle grandi città italiane ed europee alle prese con dinamiche simili: crescita dei prezzi, scarsità di offerta, complessità normativa. Dimostra che la rappresentanza organizzata, quando è credibile e orientata al dialogo, può incidere davvero.
Oltre il titolo, una responsabilità condivisa
Con la proclamazione di oggi, Filippo Borsellino entra ufficialmente nell’albo simbolico dei Milanesi dell’Anno. Ma il significato più profondo di questo risultato non sta nel titolo in sé, bensì in ciò che esso richiama. Milano ha scelto di premiare chi chiede soluzioni, non scorciatoie. Chi unisce, non divide.
Ora la responsabilità passa a tutti gli attori in campo: istituzioni, imprese, professionisti, società civile. Perché una città che vuole continuare a definirsi capitale del fare non può permettersi di lasciare sospese migliaia di vite. E perché, come dimostra questo voto, il futuro urbano passa anche dalla capacità di ascoltare chi, con determinazione e misura, lavora per tenere insieme la città.









