Vitruvio e la Basilica di Fano: teoria, scavo e riscoperta di un capolavoro perduto

Tra le poche architetture dell’antichità che possiamo conoscere non attraverso le rovine ma grazie a una descrizione diretta dell’autore, la Basilica di Fano occupa un posto del tutto singolare. A raccontarla è Marco Vitruvio Pollione, architetto e teorico romano del I secolo a.C., autore del celebre De Architectura, l’unico trattato di architettura giunto integralmente dall’antichità classica. Per secoli, quella basilica è rimasta un edificio “fantasma”: conosciuta nei dettagli teorici, ma mai identificata con certezza nel tessuto urbano della città romana di Fanum Fortunae. Le recenti indagini archeologiche sembrano oggi riaprire la questione, restituendo nuova concretezza a una delle architetture più emblematiche del pensiero vitruviano.

Vitruvio: l’architetto e il teorico

Vitruvio scrive il De Architectura probabilmente negli anni a cavallo tra la fine della Repubblica e l’età augustea, dedicandolo all’imperatore Augusto. L’opera, articolata in dieci libri, non è soltanto un manuale tecnico, ma una vera enciclopedia del sapere architettonico antico, in cui confluiscono matematica, geometria, ingegneria, estetica, medicina, musica e filosofia naturale. Celebre è la sua definizione dell’architettura come equilibrio tra firmitas, utilitas e venustas, solidità, funzione e bellezza.
Vitruvio insiste ripetutamente sul ruolo dell’architetto come figura colta e multidisciplinare, capace di tradurre in forme costruite un sapere teorico complesso. In questo senso, la Basilica di Fano rappresenta un caso eccezionale: non un esempio ideale, ma un edificio reale, progettato e realizzato dallo stesso Vitruvio, che egli descrive in prima persona nel Libro V.

La Basilica di Fano nel De Architectura

Nel capitolo dedicato agli edifici pubblici, Vitruvio illustra la basilica di Fanum Fortunae con una precisione sorprendente: pianta, proporzioni, articolazione spaziale, sistema di colonne, tribune e coperture. La descrizione parla di una basilica a pianta rettangolare, con navata centrale, colonne su alti podi, un tribunale sopraelevato e un uso raffinato dell’ordine architettonico.
Per gli studiosi, questo passo è sempre stato cruciale, ma anche problematico: il lessico tecnico, le lacune dei manoscritti e l’assenza di resti archeologici certi hanno reso difficile tradurre le parole di Vitruvio in un’immagine condivisa. La Basilica di Fano è diventata così un banco di prova per la filologia, la storia dell’architettura e l’archeologia, oltre che un simbolo del rapporto – spesso fragile – tra testo e rovina.

Il ritrovamento e le indagini archeologiche

Negli ultimi anni, una serie di scavi archeologici condotti nel centro storico di Fano ha portato alla luce strutture monumentali di età romana che potrebbero essere messe in relazione con la basilica vitruviana. Le indagini, nate spesso in concomitanza con lavori urbani e interventi di archeologia preventiva, hanno rivelato murature di grande spessore, pavimentazioni, basi di colonne e articolazioni spaziali compatibili con un edificio pubblico di primaria importanza.
Particolarmente significativo è l’orientamento delle strutture e la loro collocazione rispetto al foro romano, elemento che coincide con quanto Vitruvio afferma sulla posizione della basilica all’interno della città. Alcuni elementi architettonici rinvenuti sembrano inoltre confermare l’uso di soluzioni costruttive descritte nel De Architectura, aprendo la possibilità di un confronto diretto tra testo e dato archeologico.
Il dibattito scientifico è tuttavia ancora aperto. Gli studiosi si interrogano sull’effettiva identificazione dell’edificio, sulla lettura delle stratigrafie e sulla necessità di ulteriori campagne di scavo. Come spesso accade in archeologia, la scoperta non chiude una questione, ma ne apre molte altre, invitando a una rilettura critica delle fonti e delle interpretazioni consolidate.

Un dialogo ritrovato tra teoria e materia

Se confermato, il ritrovamento della Basilica di Fano rappresenterebbe un evento di straordinaria importanza: non solo per la storia urbana della città, ma per l’intera storia dell’architettura occidentale. Sarebbe uno dei rarissimi casi in cui un edificio antico descritto da un teorico può essere studiato anche nella sua dimensione materiale, permettendo di verificare il rapporto tra progetto, scrittura e costruzione.
In questo senso, la Basilica di Fano non è soltanto una scoperta archeologica, ma un luogo simbolico in cui il pensiero di Vitruvio torna a dialogare con la terra, con le rovine e con lo sguardo contemporaneo. Un’architettura che, dopo duemila anni, continua a interrogare il nostro modo di leggere il passato e di costruire il sapere storico.

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ABITARE L’ARTE
Puntata del 02/02/26
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