L’economista professor Fabio Verna è intervenuto a Buongiorno Italia su Casa Radio per analizzare uno dei passaggi più delicati per il futuro dell’Unione Europea: il vertice informale dei 27 dedicato alla competitività e al rilancio strategico d, in vista del Consiglio europeo di marzo. Un appuntamento che, pur non essendo formalmente decisionale, rappresenta un momento politico cruciale per definire le priorità economiche e strategiche dell’Unione in una fase di profondi cambiamenti globali.
Al centro del confronto politico ed economico c’è il tema del debito comune europeo e la proposta, rilanciata con forza dal presidente francese Emmanuel Macron, di nuovi eurobond per la Difesa. Secondo Parigi, questi strumenti finanziari rappresenterebbero la chiave per rafforzare l’autonomia strategica dell’Europa in uno scenario internazionale sempre più competitivo, dominato da Stati Uniti e Cina e segnato da conflitti, tensioni commerciali e nuove sfide tecnologiche.
Una proposta che, tuttavia, sta alimentando tensioni sempre più evidenti tra Parigi e Berlino, con una frattura politica che rischia di riflettersi sull’intera architettura comunitaria. La Germania mantiene un atteggiamento prudente sulla mutualizzazione del debito, temendo effetti sui propri equilibri finanziari e sulla stabilità dell’Eurozona. Questo scontro tra le due principali potenze europee evidenzia ancora una volta quanto l’Unione fatichi a trovare una sintesi politica quando si tratta di compiere un salto di qualità verso una maggiore integrazione.
Il vertice nasce ufficialmente con l’obiettivo di rilanciare la competitività dell’Unione, ma – come ha sottolineato Verna – il clima è tutt’altro che disteso. Sul tavolo ci sono il futuro industriale europeo, la capacità di innovazione tecnologica, la transizione energetica, la sicurezza delle filiere produttive e il rafforzamento della difesa comune. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha parlato apertamente di “cooperazione rafforzata”, invitando gli Stati membri ad abbattere le barriere nazionali per permettere all’Europa di diventare un vero gigante economico globale, capace di competere alla pari con le grandi potenze.
Secondo Verna, l’Europa si trova oggi davanti a una scelta storica: restare un’alleanza economica incompiuta, basata prevalentemente sul mercato unico e sulla moneta comune, oppure compiere un passo deciso verso un’unione politica più profonda, dotata di strumenti fiscali, militari e strategici realmente condivisi.
Nel corso dell’intervista, l’economista ha sottolineato come la costruzione di un’Europa realmente unita passi attraverso molte sfaccettature. «Abbiamo visto come l’euro abbia rappresentato un elemento di unificazione straordinario», ha spiegato. «Ma non può esistere solo l’Europa della moneta unica. Senza una vera politica fiscale comune, senza una difesa condivisa e senza una visione costituzionale più integrata, il progetto europeo resta incompleto». L’euro ha garantito stabilità e integrazione finanziaria, ma non ha risolto le asimmetrie economiche tra i Paesi membri né ha creato un vero bilancio federale europeo.
Tra i nodi ancora irrisolti, Verna ha indicato l’assenza di una difesa comune strutturata, la mancanza di una Costituzione europea condivisa, le differenze profonde tra le politiche fiscali e industriali dei singoli Stati e le divergenze strategiche tra le principali potenze continentali. Queste fragilità diventano ancora più evidenti in un contesto globale in cui le decisioni devono essere rapide e coordinate.
Un passaggio rilevante dell’analisi ha riguardato l’asse politico tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il leader tedesco Friedrich Merz. Secondo Verna, questo nuovo equilibrio potrebbe incidere sugli assetti interni dell’Unione, rafforzando il dialogo tra Roma e Berlino su alcune priorità economiche, ma comporta anche il rischio di accentuare la frattura con la Francia di Macron. «Esiste una tensione evidente con Parigi», ha osservato. «Macron insiste sugli eurobond per la Difesa come strumento centrale per rafforzare l’autonomia europea, mentre Berlino mantiene una posizione più prudente sul debito comune».
In questo contesto, l’Italia si trova in una posizione strategica. Verna ha ricordato che il nostro Paese è tra i fondatori dell’Unione Europea e che, negli ultimi anni, ha assunto un ruolo sempre più rilevante a livello internazionale, consolidando il proprio peso nei dossier energetici, migratori e industriali. Proprio per la sua storia e per il suo peso politico, l’Italia può contribuire a favorire mediazioni e soluzioni condivise, evitando che le tensioni tra le grandi capitali paralizzino il processo decisionale europeo.
Sul tema del debito comune, l’economista ha evidenziato la proposta italiana di introdurre eurobond in modo graduale e mirato, evitando un’immediata mutualizzazione totale. «La gradualità può rappresentare un compromesso sostenibile», ha spiegato. «L’Europa deve rafforzarsi, ma senza creare squilibri finanziari o resistenze politiche insormontabili». Secondo Verna, il debito comune dovrebbe essere finalizzato esclusivamente a investimenti strategici condivisi – come difesa, innovazione tecnologica, infrastrutture e transizione energetica – e non alla copertura della spesa corrente dei singoli Stati. In questo modo si potrebbe creare un meccanismo virtuoso di crescita comune senza alimentare diffidenze tra i Paesi membri.
Verna ha voluto ampliare il focus anche oltre l’Europa, citando un importante fatto politico ed economico che sta accadendo negli Stati Uniti. Ha ricordato che la Camera dei Rappresentanti ha recentemente votato per bloccare i dazi imposti dal presidente Donald Trump sulle importazioni dal Canada, in una dimostrazione di forte dissenso interno alla maggioranza repubblicana e di sfida alla linea della Casa Bianca. La risoluzione è passata con 219 voti a favore e 211 contrari, con sei repubblicani che si sono uniti ai democratici per fermare le tariffe, suscitando forti reazioni politiche e mettendo in evidenza crescenti tensioni sul piano commerciale interno americano e nelle relazioni con gli alleati esteri.
Infine, Verna ha proposto un paragone con gli Stati Uniti, sottolineando le differenze strutturali tra le due realtà. «Negli Stati Uniti esiste un vero Stato federale, con una politica fiscale unitaria, un debito federale e un mercato finanziario profondamente integrato. Inoltre, la maggior parte delle operazioni economiche mondiali è denominata in dollari, elemento che rafforza il ruolo globale dell’economia americana». L’Europa, pur avendo una moneta unica e un mercato interno ampio, non dispone ancora di un’unione politica e fiscale paragonabile a quella statunitense, e questo limita la sua capacità di incidere sugli equilibri globali.
«Per costruire un’Europa modello Stati Uniti servirà tempo», ha concluso Verna. «Non basta la moneta unica: occorrono istituzioni comuni più forti, una politica estera condivisa, una difesa integrata e una visione strategica unitaria».








