Il punto di partenza è un paradosso solo apparente: mai come oggi il real estate parla di tecnologia, algoritmi, intelligenza artificiale, portali e dati, eppure i format che funzionano davvero sono quelli che rimettono al centro le persone. È la chiave di lettura che arriva dal Business Beats, l’evento organizzato a Torino da OnOffice Italia e raccontato da Mattia Schirru, CEO dell’azienda, in dialogo con i conduttori di Casa Radio.
Non una convention tradizionale, non il classico appuntamento “aziendalista” costruito attorno al palco del brand, ma un ecosistema dove si incontrano portali immobiliari, formatori, grandi agenzie, esperti di comunicazione, mnemonisti e operatori delle operazioni immobiliari. Un mosaico di competenze che, nelle intenzioni di Schirru, punta a restituire valore a chi partecipa più che a generare mera esposizione per il marchio.
Da evento aziendale a community nazionale
Il tratto forse più distintivo del Business Beats è proprio il suo essere, ormai, qualcosa di più di un semplice evento annuale. “Una delle cose che ho detto sul palco – racconta Schirru – è che Business Beats non è più solo un evento, ma è diventato una vera e propria community di persone che vogliono unirsi quel giorno per scambiare opinioni, darsi feedback e condividere le best practice che utilizzano durante il lavoro.” La partecipazione lo conferma: professionisti arrivati dalla Puglia, dalla Calabria, dal Trentino Alto Adige, dal Friuli, dalla Sicilia, oltre 500 persone complessive in sala, con il limite fisico della location che ha costretto l’organizzazione a dire qualche “no” nelle ultime ore per ragioni di sicurezza. Un elemento che, da solo, suggerisce il passaggio da evento di nicchia ad appuntamento di riferimento nel calendario del real estate italiano.
Alla base, sottolinea Schirru, c’è la consapevolezza che “il tempo di chi partecipa va meritato”. Quando un agente o un imprenditore immobiliare prende un aereo e attraversa l’Italia per una sola giornata di lavori, entra in gioco un capitale immateriale fatto di fiducia, aspettative e opportunità. L’obiettivo di Business Beats è valorizzare quel tempo, evitando di scivolare nel format “marchettaro” che molte platee riconoscono e rifiutano sempre più rapidamente.
Il peso dei contenuti: portali, dati, talenti e formazione
Il capitolo contenuti è, in questo quadro, centrale. Schirru rivendica una scelta precisa: ogni anno, sul palco di Business Beats salgono i principali portali immobiliari presenti sul mercato italiano. Non si tratta di semplici interventi “istituzionali”.
I portali portano in dote numeri e analisi sull’andamento delle compravendite e del mercato residenziale, offrendo un quadro macro su dove si sta muovendo la domanda e come si stanno posizionando le offerte. C’è chi si concentra sullo sviluppo dell’intelligenza artificiale e sulle applicazioni concrete per gli operatori del settore, e chi sceglie un’angolatura più verticale, legata al fatturato delle grandi agenzie e alle modalità con cui queste strutture organizzano il proprio lavoro.
“Questi dati – sottolinea Schirru – sono molto apprezzati dalle agenzie perché danno una visione concreta, numerica, non solo percezioni. Ti aiutano a capire dove stai davvero, in che segmento del mercato ti muovi, quanto pesi rispetto ai competitor.”
La cornice, tuttavia, non è solo numerica. L’evento si apre con l’intervento di un formatore come Andrea Condello, che porta sul palco un tema spesso sottovalutato nelle discussioni di settore: la capacità di attrarre e trattenere talenti in agenzia. Il turnover degli agenti immobiliari è una variabile critica: non basta reclutare, bisogna costruire percorsi di crescita e un ambiente dove i “top player” abbiano motivo di restare. Segue la testimonianza di Fabrizio Zampetti, figura ormai nota anche al grande pubblico televisivo, che offre una lettura più “umana” del ruolo dell’agente di fascia alta, sottolineando la necessità di una collaborazione etica all’interno della categoria. A completare la giornata, tavole rotonde con gruppi internazionali e network, sessioni dedicate a brand identity e social media, con giovani professionisti che hanno costruito la propria reputazione online, e persino un blocco affidato al mnemonista Vanni De Luca, impegnato a mostrare come le tecniche di memorizzazione possano migliorare l’efficacia personale degli agenti. La chiusura è dedicata alle operazioni immobiliari, con un approfondimento curato da Andrea Maurizio Gilardoni.
Umanizzare la tecnologia in tempi di bolla AI
Il racconto dell’evento si intreccia con un’altra grande questione del momento: la possibile bolla dell’intelligenza artificiale. In apertura di intervista viene ricordato il monito di un grande protagonista del mondo tech che, in una recente dichiarazione, ha avvertito che, se dovesse esplodere la bolla dell’AI, “non si salverebbe nessuno”. Una frase che ha fatto discutere i mercati e contribuito a rendere ancora più delicato il rapporto tra tecnologia e finanza.
Schirru inserisce questo allarme in un quadro più ampio. Ricorda di essere stato, poche settimane prima del Business Beats, a un importante evento sull’innovazione tecnologica a Torino, dove il tema dell’intelligenza artificiale è stato al centro dei lavori, e poi a un grande summit internazionale, dove praticamente ogni stand annunciava di essere “la prima piattaforma al mondo” potenziata dall’AI.
La parola chiave, per Schirru, è FOMO – fear of missing out, la paura di perdere opportunità – che sembra guidare molti investitori verso qualsiasi realtà che dichiari di usare l’intelligenza artificiale. Il rischio è quello di generare una corsa indiscriminata, più alimentata dal marketing che dalla sostanza.
In questo contesto, l’approccio del Business Beats va in controtendenza: non celebra l’AI come slogan identitario, ma prova a tradurla in strumenti concreti per la quotidianità degli agenti immobiliari. “Cerchiamo di far capire – spiega – in che modo trarre vantaggio da questi strumenti perché siano un potenziamento, non un sostituto, delle persone.”
È qui che si innesta il tema dell’“umanizzare la tecnologia”. La presenza degli strumenti digitali è massiccia, ma filtrata da una narrazione che punta a responsabilizzare gli operatori: capire cosa automatizzare, cosa misurare, dove serve la sensibilità umana nella trattativa, nella consulenza al cliente, nella gestione delle paure e delle aspettative di chi compra o vende casa.
La regia sartoriale dietro le quinte
Se contenuti e visione rappresentano la faccia pubblica dell’evento, l’altra metà del successo – sottolinea Paolo Leccese nel confronto con Schirru – è nella cura organizzativa. Viene evocata un’attenzione “quasi maniacale e estremamente sartoriale”, che fa sentire ogni partecipante “come se tutto fosse stato fatto solo per lui”.
Schirru conferma la centralità di questo approccio. Il team di OnOffice, racconta, immagina ogni decisione organizzativa mettendosi idealmente “seduto in platea”: ogni idea viene sottoposta a un vaglio critico, chiedendosi se quella scelta aggiungerà davvero valore all’esperienza del partecipante o rischierà di distrarlo, annoiarlo, rallentare il ritmo della giornata.
È anche per questo che alcune proposte, pur interessanti a livello di creatività, vengono scartate: ad esempio, la possibilità di trasmettere in diretta sui social dal Museo che ospita l’evento è stata lasciata sul tavolo. L’effetto scenico online non vale, secondo Schirru, la possibile penalizzazione del focus in sala, dove le persone hanno investito tempo e risorse per essere presenti.
Questa stessa logica guida un’altra scelta chiave: il costo del biglietto. Schirru lo definisce senza giri di parole “un antidoto alle defezioni”. Mettere un prezzo, anche significativo, alla partecipazione non è tanto un’operazione di profitto, quanto un meccanismo per responsabilizzare chi si iscrive. Chi paga, tendenzialmente, partecipa.
Il modello sembra funzionare: nell’ultima edizione, decine di persone hanno acquistato il biglietto in fase di “super early bird” senza conoscere né la scaletta né la lista degli speaker e degli sponsor. Hanno comprato sulla base della fiducia accumulata nell’edizione precedente: un segnale di capitale reputazionale difficile da costruire e facile da perdere, che l’organizzazione è consapevole di dover preservare.
Verso il 2026: location più grande e sinergie tra eventi
Lo sguardo di Schirru, nel frattempo, è già proiettato al 2026. La macchina organizzativa è avviata con largo anticipo, non solo per definire la scaletta, ma anche per valutare una location più capiente, in grado di assorbire la crescita della domanda di partecipazione senza sacrificare la qualità dell’esperienza.
L’obiettivo è duplice: mantenere il “tocco umano” e allo stesso tempo consolidare Business Beats come evento iconico del settore, capace di reggere il confronto con altri grandi appuntamenti italiani ed europei dell’innovazione e del real estate.
In questo quadro si inserisce anche il dialogo, emerso nel corso dell’intervista, su possibili sinergie con un grande summit nazionale dedicato al tema dell’abitare, organizzato a Roma e già proiettato all’edizione 2026.
L’idea, raccontata in diretta, è quella di introdurre una quota di iscrizione anche per il summit romano, per ridurre il gap tra iscritti e presenti effettivi, e di studiare formule incrociate: voucher, codici sconto o ingressi agevolati per chi partecipa a Business Beats e vuole poi prendere parte anche all’appuntamento della capitale.
La prospettiva è quella di costruire un “ponte” tra due ecosistemi che condividono pubblico, temi e visione, ma con stili e geografie diverse: Torino e Roma, la community costruita attorno a OnOffice e quella che ruota attorno al progetto di comunicazione dedicato all’abitare. L’ipotesi di una piattaforma comune, con percorsi paralleli di registrazione ai due appuntamenti, non è solo un’operazione di co-marketing, ma il tentativo di dare vita a una vera rete di eventi di riferimento per il real estate italiano.
Un laboratorio per il futuro del settore
Dietro l’esperienza di Business Beats si intravede un cambio di paradigma più ampio che riguarda l’intero comparto. Il real estate, stretto tra cicli immobiliari complessi, transizione energetica, nuove normative e trasformazione tecnologica, ha bisogno di luoghi dove i diversi attori della filiera – agenti, network, portali, consulenti, formatori, investitori – possano confrontarsi su basi più solide di un semplice “evento vetrina”.
La formula proposta da Schirru e dal suo team punta a costruire proprio questo: un laboratorio in cui convivono numeri e storytelling, tecnologia e soft skills, momenti di ispirazione e sessioni tecniche. L’attenzione alla community, più che alla singola edizione, è forse il segnale più interessante: l’evento non si esaurisce nella giornata in sala, ma continua nelle relazioni, nelle collaborazioni e nei progetti che ne scaturiscono.
Il ricorso alla metafora della “coccola” per descrivere l’esperienza dei partecipanti non è casuale. In un’epoca in cui molte convention di settore rischiano di assomigliarsi, puntando su format standardizzati, la differenza la fa la capacità di far percepire a chi è in platea che il proprio tempo è stato organizzato e “cucito” con rispetto, intelligenza e visione.
In questo senso, l’incontro tra esperienze diverse come Business Beats e i grandi summit dedicati alla comunicazione dell’abitare potrebbe rappresentare uno dei passaggi chiave del prossimo biennio: due piattaforme diverse, ma complementari, che provano a ridisegnare il racconto dell’abitare, della professione dell’agente e del rapporto tra tecnologia e mercato.
Se la bolla dell’AI dovesse davvero scoppiare, a resistere saranno probabilmente proprio gli ecosistemi che avranno saputo fare della competenza, della qualità dei contenuti e della centralità delle persone il proprio tratto distintivo. La case history di Business Beats, vista da Torino ma con un raggio ormai nazionale, si candida a essere uno dei segnali più interessanti di questa possibile traiettoria.









