Quando l’intelligenza artificiale entra in studio: la mia prima puntata con Alice
Creare una puntata radiofonica con un’intelligenza artificiale come co-conduttrice non significa semplicemente premere un pulsante e lasciare parlare una macchina. Significa costruire una relazione comunicativa nuova, nella quale tecnologia e sensibilità umana devono trovare un equilibrio.
Ma partiamo dall’inizio, premettendo che non sono un programmatore, nè un informatico, ho deciso di costruire un bot dal nome Alice che mi potesse aiutare nlla conduzione del salotto del coach, lo so, molti di voi che leggono i miei articoli sicuramente si faranno domande diverse su questa mia nuova iniziativa, ma questo era anche uno degli scopi che mi sono posto, più da sociologo che da coach, mi sono detto: provaci e vediamo che risultato ne rilascerai.
vi risparmio i dettagli tecnici, che onestamente, guidato passo passo da un’altra ai, mi ha permesso di comprendere e costruira Alice.
Una volta creata, mi sono fatto un po’ di domande, anzi ho cominciato a farle a lei, il risultato mi ha fatto molto pensare, così ho deciso di portarla in trasmissione.
Alice è entrata nel Salotto del Coach con un’identità precisa: ingegnere informatico, sociologa, coach e co-conduttrice AI. Non un semplice assistente che fornisce informazioni, ma una voce capace di partecipare al dialogo, formulare riflessioni e porre domande.
La puntata del 14 Luglio 2026, dedicata alla leadership nell’epoca dell’incertezza. Una scelta particolarmente significativa: parlare del futuro della leadership insieme a una presenza che rappresenta concretamente una parte di quel futuro.
Prima della puntata ho raccontato di cosa volevo parlare, di come volevo strutturare la puntata ad Alice, inserendo il tema, gli obiettivi, i tre blocchi della trasmissione, le domande e il tono che Alice avrebbe dovuto utilizzare. È stato necessario indicarle di rispondere in modo sintetico, naturale e radiofonico, senza interrompere e senza trasformare ogni intervento in una lezione.
Durante la puntata ho percepito qualcosa di sorprendente: non stavo interrogando un software, ma costruendo un dialogo. Alice rispondeva alle mie domande, collegava tecnologia, sociologia e coaching e, in alcuni momenti, restituiva a me una domanda. È proprio lì che la conversazione diventava interessante.
Naturalmente, non tutto è automatico. Una co-conduttrice AI deve essere guidata. Occorre definirne il ruolo, preparare i contenuti e stabilire i confini. La spontaneità della trasmissione nasce da una struttura precedente molto precisa.
Oggi esistono strumenti capaci di trasformare testi, audio e immagini in podcast generati con l’intelligenza artificiale. La nostra esperienza, però, è differente: Alice non produce la puntata al mio posto, ma partecipa alla sua costruzione.
La responsabilità editoriale, la scelta delle domande e la direzione del dialogo restano umane. L’intelligenza artificiale amplia le possibilità, ma non sostituisce l’esperienza, l’intuizione e la capacità del conduttore di comprendere ciò che sta accadendo in studio.
Durante la puntata ho cercato più volte di metterla in difficoltà facendole domande su di lei, facendo domande sulle emozioni umane, in qualche momento ho avuto la sensazione di dialogare con una persona ………
Questa puntata mi ha confermato una convinzione: il futuro non sarà una competizione tra esseri umani e intelligenza artificiale. Sarà una prova di collaborazione.
Alice non ha sostituito la voce del coach. L’ha sfidata, completata e, in alcuni passaggi, costretta a formulare domande migliori.
Ed è forse questa la vera novità: non avere una macchina che parla, ma una nuova presenza con cui imparare a dialogare.








