Giorgia Bollati: “Non essere stati in grado di creare città resilienti è la causa delle conseguenze delle catastrofi naturali che colpiscono i nostri centri abitati”.

Giorgia Bollati: “Non essere stati in grado di creare città resilienti è la causa delle conseguenze delle catastrofi naturali che colpiscono i nostri centri abitati”.

Oggi ai microfoni di Casa Italia Radio, nella rubrica Bricks and Music, condotta da Paolo Leccese con il poliedrico Ing. Emiliano Cioffrelli è intervenuta Giorgia Bollati, Giornalista scientifica e ambientale, Giorgia Bollati collabora con Pianeta 2030, Corriere della Sera, per i temi legati alla conservazione della biodiversità, allo sviluppo sostenibile e alla transizione energetica. Parallelamente è coordinatrice editoriale di Casa Naturale e scrive per altre pubblicazioni quali 100 Idee per Ristrutturare e Comunità montagna (Uncem).

Benvenuta Giorgia Bollati giornalista scientifica e ambientale.

Buongiorno, grazie per l’invito, vi ringrazio per l’opportunità di essere qui.

Giorgia collabora con Pianeta 2030, Corriere della Sera, scrive di temi legati alla conservazione della biodiversità, dello sviluppo sostenibile, della tradizione energetica ed è anche coordinatrice editoriale di Casa Naturale. Cosa pensi di queste alluvioni catastrofiche che in questi giorni stanno riguardando l’ Emilia Romagna e le Marche?

Non possiamo dirci sorpresi. Secondo me anche il termine crisi, quando ci riferiamo alla crisi climatica, è un pò fuorviante nel senso che noi lo sappiamo esattamente che la situazione è questa. Io mi occupo di tantissimi temi che spaziano dalla bioedilizia ai pesci del Po, temi estremamente diversi ma temi che sono interconnessi, connessi l’uno all’altro. Tutto è legato, ogni aspetto influisce sull’altro e noi, partendo dall’Emilia Romagna, dobbiamo parlare di una crisi che attraversa il mondo. Restando all’Emilia Romagna, registriamo un evento estremo abbattersi su una Regione che, guarda caso, è quella che ha una cementificazione superiore alla media nazionale, infatti la copertura artificiale di suolo in Italia è del 7,3%, e secondo il rapporto sul consumo di suolo Ispra del 2022. l’Emilia Romagna supera l’8%. È un caso? No, non è questo il punto. E’ il modo in cui costruiamo, il modo in cui conserviamo la biodiversità e il modo in cui amministriamo l’acqua. Il fatto che non abbiamo creato delle città resilienti a questo tipo di eventi è il vero problema, abbiamo il compito da un lato di ripensare al modo in cui progettiamo e dall’altro di contribuire a migliorare tutta una serie di fattori che non vanno solo tutelati ma vanno ripristinati visto lo stato in cui sono ora .

Nel corso degli anni in Italia sono state autorizzate costruzioni in posizioni molto pericolose e lo vediamo in questi giorni guardando in tv case attaccate ai fiumi.

Non solo vicino ai fiumi ma vicino al mare ed i laghi. Penso al lago d’Orta, dove le case hanno dei parapetti che vanno direttamente sul lago. Non consideriamo che la natura è più forte di noi..

 Nelle varie ipotesi che si fanno oggi quando si pensa alla città di futuro il focus è spesso incentrato sul risparmio energetico piuttosto che sull’alto livello tecnologico, si parla infatti spesso di Smart Cities ma poche volte si sentono ragionamenti che tengono in considerazione la natura

Sì, diciamo che città del futuro ovviamente sono delle città che considerano il fatto che saremo sempre di più, adesso siamo in 8 miliardi e la popolazione crescerà, e ovviamente è previsto che vada a vivere in città. Ci sono dei progettisti e degli architetti che parlano di città in 10 minuti, dove c’è una casa e tutti i servizi che servono. Tuttavia, ovviamente, la città del futuro deve tenere conto di una serie di fattori. Da un lato, ci sono gli eventi estremi, quindi ci sono città, per esempio Copenaghen, che stanno iniziando a costruire delle infrastrutture sotterranee per far defluire le acque in caso di alluvioni. Sono stata in una di queste infrastrutture e hanno praticamente dei canali sotterranei immensi in seguito ad una alluvione di enorme portata del 2011. Inoltre il trattamento delle acque reflue che fa sì che si può usare dell’acqua di qualità per tantissime funzioni in casa, acque che sono già state usate e sono depurate. Insomma una serire di sistemi molto intelligenti. Dall’altra parte c’è il tema del dell’effetto isola di calore per cui se ci sono delle zone particolarmente cementificate con poco verde la temperatura cresce a livelli in misura esponenziali e quindi in questo caso un’amministrazione del verde competente e Smart che tenga conto sia delle delle qualità delle degli alberi e dei prati sia del modo in cui queste favoriscono la biodiversità anche cittadina e soprattutto il modo in cui interagiscono con il nostro modo di vivere. Questo fa emergere il tema delle connessioni con le aree circostanti, la città e soprattutto il tema energetico che tocca tutti. L’aspetto più complesso è soprattutto legato ai centri cittadini dove è frequente imbattersi in edifici storici e spesso sono vincolati. Ci sono delle tecnologie come ad esempio il gemello digitale che è in corso di elaborazione per la città di Bologna. Con questo sistema è possibile per esempio prevedere quale può essere la portata di impianti fotovoltaici sui tetti delle case, capire quanto ha senso capire che tipo di apporto energetico può dare e se davvero ne vale la pena. In questo senso sicuramente l’uso di dell’intelligenza artificiale per fare simulazioni predittive aiuta tantissimo. Infine il tema della manutenzione, ovviamente più le tecnologie sono complesse più la manutenzione è importante e questo è un costo da tenere in considerazione sempre.

La natura si autoregola, ma queste auto regolamentazioni della natura tendiamo a condizionarle ad esempio costruendo delle dighe

La natura si autoregola e lo abbiamo visto per esempio in fase di lockdown . Abbiamo visto come la natura è tornata a riprendersi i suoi spazi. Alcuni nostri comportamenti impediscono questa autoregolamentazione della natura e soprattutto o nella gestione dei terreni boschivi ci sono dei nostri piani dei nostri comportamenti che nel corso della storia hanno antropizzato tantissimo queste aree noi abbiamo agito tanto da rendere tutto incapace di autoregolamentarsi come dovrebbe succedere la stessa cosa più o meno succede nel corso dei fiumi. Ovviamente se un fiume è libero di scorrere porta tutti i detriti verso verso il delta, verso l’estuario e questo fa sì che il flusso sia continuo. I detriti naturalmente, appunto, arrivino al mare. Lì contrastano l’erosione della costa. Insomma hanno tutta una serie di azioni positive per l’intero ecosistema, che tuttavia non si hanno nella misura in cui ci sono delle barriere lungo il fiume. Ora, ovviamente dighe e invasi hanno tutta una serie di impatti positivi per la nostra società. Io credo però che escludere l’aspetto della biodiversità e del diciamo del naturale corso delle cose ma appunto valutando tutte le variabili in gioco che ci sono e sia veramente limitante quindi occorre secondo me che le istituzioni siano estremamente competenti su tutto tutti i fattori che toccano l’ecosistema non solo su uno occorre che i compiti siano molto chiari sulla base di quale istituzione è chiamata ad agire ma anche che ci sia collaborazione, che ci sia interconnessione e che tutti siano competenti. Con un interdisciplinarietà in grado di abbracciare l’intero ecosistema.

Grazie Giorgia di essere stata con noi stamattina.

Grazie a voi grazie grazie.

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