Francesco Cerruti: “L’Italia è al decimo posto per gli investimenti in start-up, con un trend decisamente in crescita rispetto agli altri paesi d’europa”

Francesco Cerruti: “L’Italia è al decimo posto per gli investimenti in start-up, con un trend decisamente in crescita rispetto agli altri paesi d’europa”.

Il Direttore Generale di Italian Tech Alliance è intervenuto ai microfoni di Casa Italia Radio, nella rubrica Bricks and Music, condotta da Paolo Leccese con il poliedrico Ing. Emiliano Cioffarelli.

Italian Tech Alliance è un’associazione privata, indipendente e senza scopo di lucro. con l’ obiettivo di promuovere lo sviluppo delle imprese tecnologiche italiane e di chi ci investe, aumentare la consapevolezza di stakeholders privati e pubblici sulle caratteristiche specifiche delle startup innovative e sul loro ruolo nella crescita economica e sociale del Paese


Paolo Leccese: Il mondo delle start up in Italia è un pò indietro rispetto al resto del mondo. L’80% delle start up che parte è destinato al fallimento. In mondo dei business angels e dei venture capitalist, cioè coloro che aiutano o che dovrebbero aiutare le PMI a svilupparsi per diventare delle grandi aziende, nel 2022, hanno investito molto di più rispetto all’anno precedente. Ma cosa sta accadendo nel 2023.Lo chiediao a Francesco Cerruti, direttore generale di Italian Tech Alliance. Benvenuto Francesco. Italian Tech Alliance è un’associazione privata indipendente, senza scopo di lucro, con l’obiettivo di promuovere lo sviluppo delle imprese tecnologiche italiane e di chi ci investe. Quindi aumentare la consapevolezza di stakeholders privati e pubblici sulle caratteristiche specifiche delle start up innovative e sul loro ruolo nella crescita economica e sociale del Paese. Francesco, qual è la situazione? Abbiamo parlato di un trend in crescita nel 2022. Come abbiamo approcciato il 2023?

Francesco Cerruti: Intanto va detto che il nostro ecosistema dell’innovazione, quando si parla di startup in Italia è ancora più piccolo e meno maturo rispetto ad altri paesi europei. Voi sapete che l’Italia è la terza economia dell’Unione Europea da ogni punto di vista è il terzo paese per popolazione dell’Unione Europea quando si tratta di investimenti raccolti da start up, quindi direzionati verso start up innovative. l’Italia è al 10.º posto nel 2022 in Unione Europea. Questo vuol dire che c’è un enorme margine di crescita, un enorme margine di crescita che abbiamo iniziato a esplorare proprio nel 2022. Perché per la prima volta il differenziale anno su anno degli investimenti raccolti dalle start up nel nostro Paese in Italia è stato nettamente maggiore rispetto agli altri Paesi cala un pochino a terra. Questi ragionamenti, che possono sembrare complessi in Italia nel 2022 sono stati investiti poco meno di 2 miliardi in start up innovative, a fronte di 1,2 miliardi investiti nel 2021. Quindi c’è stata una crescita netta del 48% circa, a fronte di una situazione complessiva naturalmente causata in parte dall’onda lunga dell’89 19 e soprattutto, direi, dalla crisi ucraina. Che ha visto una grande cautela nel mercato in altri Paesi in Francia si è cresciuti ma veramente poco negli altri Paesi Spagna Germania in particolare c’è stata invece un minore afflusso di capitali verso le start up. Questo è importante, credo sottolinearlo sempre in una situazione nella quale gli investimenti assoluti nel nostro Paese sono molto più piccoli Avevo detto poco fa 1,8 miliardi, quindi poco meno di due raccolti nel 2022. In Italia sono 13 miliardi investiti in Francia sono circa cinque quelli investiti in Spagna quindi il divario è molto molto importante. Noi crediamo che ci siano tutte le condizioni affinché l’Italia possa essere il prossimo diciamo Eldorado, il prossimo mercato di riferimento per gli innovatori d’Europa. Questo non solo per diciamo un interesse diretto e specifico ma anche perché siamo convinti Paolo che un investimento ben direzionato in una start up in una più o meno attiva sia un investimento nel futuro del Paese. Perché perché queste realtà riescono a creare più agevolmente delle imprese tradizionali dei posti di lavoro che parlano nella maggior parte dei caso dei casi scusate ha una serie di ha una fetta di potenziali professionisti che nel nostro Paese o sono costretti a fare lavori che magari non li soddisfa particolarmente oppure sono costretti ad emigrare quindi un maggiore diciamo una maggiore attenzione maggiori investimenti verso le PMI innovative alle start up è qualcosa che può aiutare. Noi crediamo fortemente anche a modernizzare l’economia del Paese nel suo complesso.

Paolo Leccese: È proprio questo ti volevo chiedere cosa spinge un giovane o anche meno giovane no a creare una start up, a credere in questa iniziativa del futuro? E cosa invece oggi frena in Italia un imprenditore che vuole fare una start up?

Francesco Cerruti: Ma intanto fai bene a dire giovane e meno giovane. Noi abbiamo fatto uno studio dal quale emerge come l’età media dei founders in Italia sia superiore ai 40. Non so se questo lo avremmo mai detto. No, ma c’è un tema, c’è un tema di come viene visto, di come viene visto lo start up, il founder e probabilmente il modo in cui viene visto il founder. Lo startupper inibisce ancora molto un maggiore afflusso di investimenti verso questo ambito. Perché Perché il founder viene visto nella maggior parte dei casi come un ragazzotto con la felpa col cappuccio che lo fa nel garage, magari perché ci ha i genitori che ci hanno un po di soldi che gli permettono di tra virgolette, buttare uno, 2 o 3 anni della vita in vista magari che le cose vadano benino invece molto diverso. Emiliano Paolo noi ci siamo resi conto che andando a studiare con attenzione il fenomeno dei founders il fenomeno delle startup troviamo degli insospettabili sia a livello generazionale che a livello di profilo. È ancora troppo legato, se volete a una categoria predefinita. No. Invece in Francia non parlare del Regno Unito o degli Stati Uniti. No. È normale per una persona chiedersi come minimo la domanda ma io vado a lavorare in una piccola grande o media impresa o ci provo, mi butto. Nel nostro Paese questa domanda quasi mai viene posta anche proprio nel mindset nel cervello. Negli altri paesi è normale e probabilmente quando più persone arriveranno almeno a chiedersi questa domanda, sicuramente avremo anche un numero maggiore, ma soprattutto una qualità maggiore di start up innovative. Quello che blocca Emiliano per rispondere alla seconda parte della tua domanda è evidentemente non solo, ma anche dovuto dalle grandi complessità che lanciare una start up porta con sé. Lo dicevate prima l’80 per 100 delle start up innovative sono costrette a chiudere perché magari non lavoravano in una fetta di mercato profittevole piuttosto che perché non erano non sono state in grado di raccogliere finanziamenti o di creare un team efficacemente pronto a rispondere alle sfide. E quindi bisogna avere sicuramente una passione micidiale una passione enorme sia sull’idea che si decide di far diventare una piccola impresa che sul fatto di essere imprenditori. C’è bisogno di una grande passione e c’è bisogno anche di una grande capacità perché come si diceva quella bella canzone 1/1000 ce la fa. In questo caso si parla più o meno di 1/1000.

Paolo Leccese: Informatica, meccanica, edilizia, agricoltura. Ma quali sono i settori in cui le start up cercano di inserirsi maggiormente in Italia?

Francesco Cerruti: Intanto tutto il mondo medicale. Ricorderete che il vaccino COVID è stato scoperto da due realtà che si chiamano Moderna negli Stati Uniti e BioNTech in Europa entrambe start up. Dopodiché il fintech, quindi i servizi finanziari digitali e in Italia in particolare la città di Milano riesce a essere in qualche modo un’eccellenza. Il terzo ambito è il Made in Italy. Per quanto riguarda l’intelligenza artificiale poi siamo solo agli inizi è ancora una realtà diciamo bootstrap è difficile attrarre grandi investimenti. Qualche cosa che si sta muovendo ma occorre una regolamentazione globale. Proprio la settimana scorsa il Parlamento europeo ha raggiunto un accordo l’ Artificial Intelligence Act, che è una norma comunitaria che sta venendo predisposta appunto in questi mesi e che darà secondo me maggiore chiarezza e maggiore certezza giuridica.

Paolo Leccese: Grazie per essere stato con noi a Francesco Cerruti.

Francesco Cerruti: Grazie grazie a voi, sarà un piacere di nuovo tornare.

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Valutazione di ECCELLENTE
In base a 25 recensioni
E' stato molto coinvolgente e divertente poter condividere con Paolo ed Emiliano in diretta radio il mondo del real estate pugliese
Rico Conte
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2024-04-10
Ottima esperienza, Paolo ed Emiliano molto professionali e precisi!
alessandro pasqual
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2024-03-26
La conduzione ed i contenuti sono ottimi! Complimenti continuerò a seguirvi!
Angelica Bianco
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2024-03-22
Bellissima intervista e giornalisti top
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