Finanza etica: quando il denaro smette di essere neutrale – intervista a Guido Accardo

Per anni abbiamo considerato la finanza come un sistema tecnico, neutrale, capace di autoregolarsi e distribuire risorse dove servivano davvero. Ma oggi quella narrazione mostra tutte le sue contraddizioni. In questa puntata di Essere e Abitare, Guido Accardo racconta perché la finanza etica non coincide con la semplice finanza sostenibile e perché il vero nodo non è solo investire “green”, ma interrogarsi su ciò che il denaro continua a rendere possibile. Dalla trasparenza radicale all’esclusione degli armamenti e dei combustibili fossili, fino al tema della coerenza valoriale richiesto dalle nuove generazioni, emerge una domanda che riguarda tutti: possiamo davvero parlare di sostenibilità senza mettere in discussione il modello finanziario che sostiene il nostro sistema economico?

Per molto tempo abbiamo pensato che il mercato fosse in grado di orientare spontaneamente le risorse verso ciò che crea valore reale, sviluppo e stabilità. Una convinzione che ha accompagnato decenni di globalizzazione finanziaria e che oggi, però, mostra crepe sempre più evidenti. Perché il credito e le assicurazioni non erano nati per alimentare la speculazione o produrre rendimenti scollegati dall’economia reale: erano strumenti mutualistici, costruiti per condividere il rischio e sostenere le comunità.

È da questa consapevolezza che nasce l’esperienza di Banca Etica. Non come semplice banca “verde”, ma come tentativo di riportare la finanza alla sua funzione originaria: essere un mezzo e non un fine. Guido Accardo lo dice chiaramente durante l’intervista: il problema della finanza tradizionale non è solo tecnico, ma culturale. È l’idea che il denaro sia neutrale e che l’unico parametro valido sia il rendimento economico.

Una visione che nel tempo ha progressivamente separato il valore finanziario dalla realtà materiale, fino a trasformare la finanza in un sistema autoreferenziale capace di creare valore da sé stesso, indipendentemente dagli impatti sociali e ambientali che produce.

ESG e finanza etica non sono la stessa cosa

Negli ultimi anni il linguaggio della sostenibilità è entrato con forza anche nel mondo bancario e finanziario. ESG, tassonomia europea, rating di sostenibilità, fondi green. Ma il rischio, sottolinea Accardo, è che tutto questo rimanga dentro una logica prevalentemente di mitigazione del rischio, senza mettere davvero in discussione i criteri di fondo del sistema.

La differenza, per Banca Etica, sta nella coerenza radicale.

Non basta avere “anche” prodotti sostenibili all’interno di un’offerta tradizionale. Non basta inserire qualche filtro ambientale o sociale in un portafoglio finanziario che continua comunque a investire in settori controversi. La finanza etica sceglie invece un approccio esclusivo e olistico: esclude armamenti, combustibili fossili e attività considerate incompatibili con i propri principi, e costruisce l’intera attività bancaria attorno a questa visione.

È una differenza profonda, che riguarda anche la governance e la trasparenza. Perché la sostenibilità rischia facilmente di trasformarsi in narrazione se non esiste la possibilità concreta di verificare dove finiscono i soldi e quali impatti generano davvero.

La finanza come infrastruttura invisibile delle nostre scelte

Uno degli aspetti più interessanti emersi durante la conversazione riguarda il rapporto tra cittadini e sistema finanziario. Paradossalmente, osserva Accardo, il conto corrente è forse uno degli strumenti che consideriamo meno importanti nelle nostre vite quotidiane, mentre in realtà è uno degli elementi con maggiore capacità di influenzare il mondo reale.

Perché i soldi “non dormono”. Producono effetti. Finanziano filiere, tecnologie, industrie, modelli di sviluppo. Rendono possibili alcune cose e inevitabili altre.

Da questo punto di vista la finanza etica prova a rimettere al centro il concetto di responsabilità collettiva. Non solo attraverso i prodotti finanziari, ma anche tramite il coinvolgimento diretto dei soci, la struttura cooperativa della banca e la presenza di un comitato etico che vigila sulla coerenza tra attività economica e missione originaria.

È interessante notare come questa sensibilità stia crescendo soprattutto tra le nuove generazioni. I dati citati durante l’intervista mostrano una domanda crescente di investimenti coerenti con i propri valori, ma soprattutto evidenziano un cambiamento culturale: i giovani non cercano soltanto rendimento economico, cercano partecipazione, impatto e autenticità.

Il vero tema non è la finanza sostenibile, ma ciò che continuiamo a finanziare

C’è un passaggio particolarmente significativo nella riflessione proposta da Accardo: alcuni settori, come quello degli armamenti, non vengono trasformati dalla sostenibilità. Vengono semplicemente lasciati fuori dal perimetro della discussione.

È un nodo enorme, perché rivela una contraddizione profonda del racconto contemporaneo sulla sostenibilità. Molto spesso ci limitiamo a costruire prodotti “green” senza mettere davvero in discussione le strutture economiche che continuano a produrre disuguaglianza, conflitti o distruzione ambientale.

La domanda allora cambia radicalmente.

Non si tratta più soltanto di chiedersi come rendere sostenibile la finanza. Si tratta di capire quale idea di società continuiamo a sostenere attraverso il denaro. E quindi quali attività consideriamo compatibili con il futuro che diciamo di voler costruire.

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

 

Chi è Guido Accardo

Guido Accardo lavora nel gruppo Banca Etica, dove si occupa di patrimoni responsabili e promozione della finanza etica. Da anni segue i temi legati agli investimenti sostenibili, alla valutazione d’impatto socioambientale e alla trasparenza nel sistema finanziario. Attraverso il lavoro di Banca Etica contribuisce allo sviluppo di modelli bancari orientati alla cooperazione, alla partecipazione dei soci e all’esclusione degli investimenti in settori controversi come armamenti e combustibili fossili. È impegnato nella diffusione di una cultura finanziaria capace di riportare il denaro al servizio dell’economia reale, delle persone e delle comunità.

L’audio della rubrica è disponibile su Spotify:
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