Ci sono luoghi che non sono semplici ristoranti. Sono testimoni silenziosi del tempo, spazi sospesi dove la vita si intreccia con la storia, dove i profumi diventano ricordi e i piatti raccontano più di mille parole. Uno di questi luoghi è senza dubbio La Capannina di Capri.
Nella nuova puntata de L’Italia che Vale, io ed Angelica Bianco ci siamo seduti – idealmente – a uno dei tavoli più iconici dell’isola azzurra, quello dove da quasi un secolo si servono ravioli capresi, storie di famiglia, e l’eleganza disarmante dell’ospitalità vera. Al microfono con noi Francesco De Angelis, attuale anima e custode della Capannina, terza generazione di una stirpe che ha fatto della ristorazione un’arte e una missione.
Francesco ci ha raccontato di come, già a 7 anni, girasse tra i tavoli, osservando le movenze del padre Antonio, ancora oggi in servizio a 87 anni, e assorbendo ogni dettaglio di quel mestiere che si fa con il cuore più che con le mani. Un mestiere che non conosce orari e che impone un’unica regola: rendere felice chi siede a tavola.
Ma questa non è solo una storia di lavoro. È una saga familiare che parte dagli anni ’30, da nonno Francesco e nonna Teresa – entrambi cuochi – che cucinavano per tutti, con la passione di chi non ha mai voluto scendere a compromessi.
E poi ci sono gli ospiti. Non clienti, ospiti. Jacqueline Kennedy e Aristotele Onassis, venuti a celebrare il loro viaggio di nozze proprio lì, dove si suonava la chitarra e si mangiava come in casa. Zucchero e Dustin Hoffman che improvvisano un concerto a fine cena. Uma Thurman che mangia more di gelso con le mani, finendo con le dita viola. Julia Roberts con a disposizione l’intero ristorante per una serata indimenticabile a mangiare ravioli con le mani.
E mentre il mondo cambia, la Capannina resta. E cresce. Con l’apertura della prima enoteca di Capri nel 1988, con il bar creato nel 1995 per accogliere chi aspettava fuori, con i vini spediti in tutto il mondo, con le ricette rimaste fedeli a quelle di nonna Teresa ma sempre pronte ad evolversi. La purea di ceci con i gamberi ne è un esempio: radici profonde, ma sguardo verso il futuro.
“Qui è casa nostra”, dice Francesco. E lo capisci subito. Perché ogni dettaglio, ogni gesto, ogni piatto – dal raviolo alla scarola con fagioli – è pensato come lo si penserebbe per un ospite di famiglia.
Ascoltando questa puntata, non troverete solo un racconto. Troverete un’atmosfera. Il profumo del ragù la domenica, il rumore delle posate, la luce delle candele, le risate tra i tavoli, le mani viola di Uma Thurman, la voce di un uomo che parla della sua storia come si parla della cosa più preziosa che si possiede.
E forse, senza accorgervene, vi verrà voglia di prenotare un tavolo.










