Non è stata una presentazione di libro, né una semplice conversazione radiofonica, l’intervista a Paolo Leccese, si è trasformata in un manifesto sulla necessità di ripensare il modo in cui si racconta e si governa l’abitare in Italia, in un momento storico in cui il settore immobiliare si trova stretto tra transizione energetica, innovazione tecnologica, nuove esigenze sociali e una comunicazione sempre più uniforme e superficiale.
Fin dalle prime battute, l’autore chiarisce la natura del progetto editoriale, evitando ogni retorica commerciale e scegliendo una prospettiva più ampia, quasi sistemica, capace di includere cultura, economia e responsabilità pubblica. «L’idea centrale è quella di cercare di parlare di casa in maniera non convenzionale, cercare di parlare soprattutto di abitare non soltanto come un mercato ma proprio come un ecosistema culturale», afferma Leccese, introducendo un concetto che attraversa tutta l’intervista e che diventa il filo conduttore dell’edizione 2025 del libro.
Per il direttore editoriale di Casa Radio, parlare di casa significa inevitabilmente parlare di qualità della vita, sicurezza, sostenibilità e inclusione, e questo comporta una responsabilità nuova per professionisti, imprese e istituzioni, perché ogni scelta abitativa produce effetti duraturi sulle persone e sulle città. «Non possiamo più permetterci di parlare della casa come un insieme di mattoni, non possiamo non collegare la casa alla qualità della vita, alla sostenibilità, alla sicurezza, alla responsabilità pubblica», sottolinea, ribadendo una visione che negli ultimi anni è diventata il cuore delle iniziative editoriali e degli eventi promossi da Casa Radio, dal Summit nazionale Comunicare l’Abitare al ciclo di incontri Abitare il Domani.
Dal Summit al libro, la costruzione di un metodo
Una parte significativa dell’intervista si concentra sul rapporto tra il libro e il Summit nazionale, appuntamento che negli ultimi anni ha riunito istituzioni, professionisti e imprese della filiera, trasformandosi in un laboratorio di idee e proposte concrete. Alla domanda sul legame tra evento e pubblicazione, Leccese risponde con chiarezza, evidenziando la volontà di trasformare un momento di confronto in un percorso continuativo. «Il libro è proprio la naturale estensione del summit, partiamo da questo incontro in cui ci stringiamo le mani, ci guardiamo negli occhi, ci confrontiamo, e questo summit mette insieme tutti, istituzioni, professionisti, imprese, proprio per interrogarsi sui grandi temi dell’abitare», spiega, descrivendo il libro come una sintesi strutturata di un dialogo reale tra soggetti che spesso operano in compartimenti stagni.
In questo passaggio emerge una delle convinzioni più forti dell’autore: la frammentazione della filiera è il principale limite del settore. Architetti che parlano con architetti, agenti immobiliari con agenti immobiliari, amministratori con amministratori, senza una vera contaminazione tra competenze. Il libro, nella sua visione, vuole contribuire a costruire un linguaggio comune, capace di collegare progettazione, costruzione, vendita, gestione e politiche pubbliche.
Un’edizione più tecnica e strategica
Quando l’intervista entra nel merito delle differenze rispetto alle edizioni precedenti, Leccese sottolinea la scelta di rendere il libro più tecnico e più orientato all’operatività, introducendo dati, scenari normativi e casi concreti, in modo da offrire una guida a chi opera nel settore.
«Questa edizione è diversa, più strategica, più tecnica, ho voluto inserire riferimenti a dati, a scenari normativi, a casi concreti, non è soltanto un racconto del nostro settore ma una guida per chi vuole posizionarsi con maggiore consapevolezza», afferma, indicando chiaramente l’obiettivo di accompagnare professionisti e imprese nella transizione che il comparto sta vivendo. L’attenzione alla comunicazione, in questo contesto, diventa centrale. Non come esercizio estetico, ma come strumento di credibilità. «Oggi non basta soltanto far bene, bisogna anche saperlo spiegare bene», dice Leccese, sottolineando come la capacità narrativa sia ormai una competenza professionale indispensabile per tutta la filiera, dai progettisti agli agenti immobiliari, dagli amministratori di condominio ai produttori di materiali.
Il nodo dell’intelligenza artificiale
Uno dei passaggi più incisivi dell’intervista riguarda l’intelligenza artificiale, tema ormai inevitabile in ogni settore produttivo. Leccese riconosce le opportunità offerte dalle nuove tecnologie, ma mette in guardia contro l’uso superficiale.
«Abbiamo capito come l’intelligenza artificiale può essere integrata in molti processi professionali, ma senza perdere autenticità, la fiducia è fondamentale, l’IA deve essere un supporto, non un sostituto della competenza e della relazione umana», afferma, indicando una linea di equilibrio tra innovazione e responsabilità.
La critica diventa più concreta quando l’autore parla degli annunci immobiliari generati in serie, tutti simili, privi di personalità, incapaci di trasmettere la qualità del professionista che li ha scritti. «Non c’è un annuncio immobiliare che non è scritto con l’intelligenza artificiale, e leggendoli sui portali non si riesce a percepire la qualità dell’interlocutore, perché sono scritti tutti uguali», osserva, mettendo in evidenza il rischio di appiattimento comunicativo. Per Leccese, il problema non è la tecnologia in sé, ma l’uso che se ne fa. La sfida è mantenere la relazione umana come elemento distintivo del settore immobiliare, perché la fiducia, in un mercato dove si prendono decisioni che incidono per decenni sulla vita delle persone, resta il capitale più importante.
Accessibilità e qualità, la proposta operativa
Tra i passaggi più concreti dell’intervista c’è la proposta di introdurre negli annunci immobiliari un indice di accessibilità, capace di indicare in modo chiaro le caratteristiche dell’immobile rispetto a diverse esigenze, dalle disabilità motorie a quelle sensoriali. L’autore porta un esempio diretto, spiegando che una rampa non significa la stessa cosa per tutti, e che la comunicazione deve essere precisa, utile, differenziante. È una proposta che collega marketing e responsabilità sociale, e che evidenzia una delle tesi del libro: la comunicazione può diventare strumento di innovazione reale, se introduce informazioni che migliorano la vita delle persone.
La consapevolezza come obiettivo finale
Nel finale dell’intervista, alla domanda su cosa dovrebbe portare con sé il lettore, Leccese risponde senza esitazioni, tornando alla visione iniziale. «Mi auguro che acquisisca maggiore consapevolezza e che comprenda che l’abitare non è solo un mercato ma è un ecosistema complesso, e se dopo aver chiuso il libro inizia a guardare la casa come un bene culturale oltre che economico allora l’obiettivo è raggiunto», dice, sintetizzando in poche parole il senso dell’opera.
La casa come bene culturale, in questa prospettiva, diventa una chiave per leggere le politiche urbane, le scelte energetiche, la progettazione architettonica e la comunicazione immobiliare come parti di un unico sistema, dove ogni decisione incide sulla qualità della vita delle persone.
Un libro come strumento di rete
Nel ringraziamento finale, Leccese cita professionisti, università, ordini e associazioni che hanno contribuito al progetto, a dimostrazione che “Comunicare l’Abitare – Edizione 2025” non è solo un libro d’autore ma un lavoro collettivo, nato da una rete costruita negli anni attraverso Casa Radio, eventi, podcast e collaborazioni con istituzioni e stakeholder. È una rete che guarda già al 2026, con nuovi appuntamenti e nuove edizioni del Summit, perché, come emerge chiaramente dall’intervista, l’obiettivo non è chiudere una riflessione ma aprirne una continua.
In un settore in cui la comunicazione è spesso ridotta a slogan, la conversazione tra Cioffarelli e Leccese restituisce una prospettiva diversa, più lunga, più articolata, più responsabile, dove la casa torna a essere ciò che è sempre stata nella storia italiana: un luogo economico, sociale e culturale insieme, che chiede parole adeguate, competenze solide e visione condivisa.









