Tante definizioni: necessarie, ma poi? Poi entri in un’azienda o in un cantiere e scopri che quelle definizioni possono diventare molto scomode.
“No, no, non sono io il preposto.” È una frase che, lavorando nei cantieri, capita di sentire.
Magari la pronuncia la stessa persona che cinque minuti prima ha distribuito il lavoro alla squadra, deciso chi doveva fare cosa, dato indicazioni operative e corretto un lavoratore.
Formalmente ha un altro incarico. Nella realtà, però, sta esercitando un ruolo molto preciso.
Lavoratore, datore di lavoro, dirigente, preposto, RSPP, formazione, informazione, addestramento: sono solo definizioni? Formale nomenclatura di un organigramma virtuale?
Io credo che sia molto più interessante leggerlo come una radiografia dell’organizzazione.
E qualche volta la radiografia mostra qualcosa che l’organigramma non racconta.
Prendiamo un’impresa con un organigramma impeccabile. Ruoli definiti, nomine firmate, responsabilità distribuite.
Poi entriamo dove si lavora e smettiamo di guardare i documenti.
Chi organizza realmente le squadre? Chi dà le indicazioni? A chi si rivolgono i lavoratori quando qualcosa non funziona? Chi autorizza una modifica? Chi controlla? Soprattutto: chi può davvero fermare il lavoro?
Le risposte dovrebbero coincidere con l’organigramma.
Se non coincidono, abbiamo un problema interessante.
Abbiamo l’organizzazione scritta e quella reale: dentro lo stesso capannone.
Un potere che esiste soltanto sulla carta, e questo vale anche salendo di livello.
Possiamo attribuire a una persona responsabilità, compiti e funzioni. Ma quella persona dispone realmente dell’autorità necessaria per esercitarli?
Un preposto può interrompere una lavorazione senza temere di essere accusato di rallentare il cantiere?
Un dirigente può chiedere risorse aggiuntive? Può dire che una scadenza non è compatibile con le condizioni di sicurezza? Può dire no?
È facile distribuire responsabilità. Molto più difficile distribuire insieme alle responsabilità anche il potere necessario per esercitarle.
È uno dei motivi per cui gli organigrammi mi interessano, ma fino a un certo punto.
Preferisco osservare come viaggiano le decisioni.
Abbiamo un’altra strana abitudine anche sulla formazione; chiedo se un lavoratore sa utilizzare correttamente un’attrezzatura e mi viene mostrato l’attestato del corso.
Sono contento che abbia frequentato il corso.
Ma avevo fatto un’altra domanda. Sa usarla? Ha provato? Qualcuno lo ha osservato mentre la utilizzava? Ha commesso errori? Sono stati corretti?
La firma dimostra che qualcosa è avvenuto, almeno spero. Non necessariamente che qualcosa sia stato imparato. Questa differenza diventa interessante soprattutto dopo un incidente, quando improvvisamente iniziamo a ricostruire chi sapeva cosa, chi aveva spiegato, chi doveva controllare e chi stava realmente dirigendo il lavoro.
Ogni tanto farei un esperimento: prenderei l’organigramma aziendale e cancellerei per qualche ora tutti i titoli. Niente datore di lavoro. Niente dirigente. Niente preposto. Restano soltanto le persone.
Poi le osserverei lavorare. Chi decide? Chi organizza? Chi controlla? Chi viene cercato quando nasce un problema? Chi può spendere? Chi può fermare tutto?
Alla fine, rimetterei i titoli. E confronterei le due mappe.
Potremmo scoprire che coincidono perfettamente, in un mondo perfetto.
Oppure potremmo scoprire un’azienda del tutto diversa da quella che avevamo stampato.








