Al Bano, reduce dalla partecipazione a Verissimo, è intervenuto nel programma “Buongiorno Italia” di Casa Radio, ospite del direttore Giovanni Lacagnina, regalando agli ascoltatori un’intervista intensa, ricca di memoria, passione e riflessioni profonde.
Il richiamo di Sanremo e la “Sanremite acuta”
Fin dalle prime battute, il cantante ha parlato del suo legame indissolubile con il Festival di Sanremo, un palco che ha segnato la sua carriera e la storia della musica italiana. Con il suo stile diretto e sincero ha dichiarato di soffrire di “Sanremite acuta”, definendola una malattia speciale fatta di musica, ricordi e nostalgia. Un modo ironico ma autentico per descrivere quell’emozione che ogni anno, quando si accendono le luci dell’Ariston, torna a bussare nel suo cuore. Al Bano ha spiegato che Sanremo, per la sua generazione, non era soltanto una gara canora ma un evento culturale capace di lasciare un’impronta duratura nella memoria collettiva. Le canzoni restavano per mesi, a volte per anni, diventavano colonna sonora della vita quotidiana, accompagnavano amori, speranze e sogni. Oggi, ha osservato con un filo di malinconia, spesso si fatica a ricordare chi abbia vinto l’edizione precedente, segno di un tempo che corre più veloce e consuma tutto più in fretta.
Le radici a Cellino San Marco e i sacrifici della giovinezza
Ripercorrendo i suoi inizi, l’artista ha ricordato i sacrifici della giovinezza a Cellino San Marco, quando lavorava duramente piegando la schiena nei campi. È da quelle radici contadine che nasce la sua determinazione, la forza di volontà che lo ha portato a inseguire un sogno apparentemente impossibile. La musica, ha raccontato, è stata la svolta, la medicina che gli ha cambiato la vita. Non solo un talento, ma una missione. Cantare significava sollevarsi dalla fatica quotidiana, trasformare il sudore in emozione, la fatica in melodia. Quegli anni difficili gli hanno insegnato il valore del sacrificio e della perseveranza, qualità che ancora oggi riconosce come fondamentali nel suo percorso artistico e umano.
“La mia voce è la mia vita”
Con orgoglio ha ribadito che la sua voce è la sua vita. Non una semplice caratteristica artistica, ma l’essenza stessa del suo essere. Quella voce potente, riconoscibile fin dalle prime note, è stata il suo passaporto per il mondo, lo strumento con cui ha superato ristrettezze economiche e momenti difficili, costruendo una carriera internazionale. Ha parlato della voce come di un dono da rispettare e da proteggere, da allenare con disciplina quasi fosse un atleta dell’arte. Ogni concerto, ogni esibizione rappresenta per lui un atto di responsabilità verso il pubblico. Cantare non è solo esibirsi, ma trasmettere emozioni, condividere una parte di sé, mettere la propria anima al servizio delle persone.
La libertà, la guerra e il valore della pace
Nel corso dell’intervista, Al Bano ha allargato lo sguardo all’attualità, soffermandosi sul valore della libertà in un mondo ancora segnato da conflitti, con un riferimento al dramma della guerra in Ucraina. Ha affermato con convinzione che la libertà è un diritto umano fondamentale, qualcosa che non dovrebbe mai essere messo in discussione. La musica, ha sottolineato, ha il potere di unire i popoli e di creare ponti dove spesso la politica costruisce muri. Nel suo lungo percorso artistico ha cantato davanti a pubblici di culture e lingue diverse, sperimentando come una melodia possa superare ogni barriera. Il suo messaggio è stato un appello accorato alla pace, alla fine delle guerre, alla ricerca di una serenità condivisa che metta al centro la dignità dell’essere umano.
La scelta di non tornare a Sanremo
Non è mancato un passaggio sul futuro e sul suo rapporto con il Festival. Con fermezza ma senza polemica ha dichiarato che non tornerà a Sanremo. Una scelta maturata con serenità, come quella di chi sente di aver già dato molto e di aver scritto pagine importanti di quella storia. Il legame con il Festival resta forte, ma oggi preferisce custodirlo nei ricordi, senza inseguire nuove competizioni. C’è la consapevolezza di aver lasciato un segno e di aver contribuito a un’epoca in cui le canzoni diventavano patrimonio collettivo.
L’amore, Romina e il ricordo di “Nel sole”
Sul piano personale, l’intervista si è fatta più intima quando ha parlato di amore e del legame con Romina Power. Ha ricordato con emozione l’inizio della loro storia sul set del film Nel sole, quando tra una scena e l’altra aspettava il momento giusto per abbracciarla. Un amore nato sotto i riflettori ma vissuto con autenticità, che ha segnato un’epoca della musica italiana e internazionale. Con maturità ha riconosciuto che l’amore non sempre dura per sempre, ma quando è vero lascia un segno profondo e indelebile. Nelle sue parole non c’era amarezza, ma gratitudine per ciò che è stato e per le emozioni condivise sul palco e nella vita.
Un messaggio al mondo attraverso la musica
Attraverso i microfoni di Casa Radio, Al Bano ha voluto infine salutare il mondo con un messaggio semplice e universale, augurando la fine delle guerre e più felicità per tutti. È un auspicio che riassume la sua visione dell’esistenza: la musica come cura dell’anima, la libertà come diritto imprescindibile, l’amore come forza capace di dare senso al cammino umano. Dalla terra pugliese ai palcoscenici internazionali, la sua storia resta quella di un uomo che ha trasformato i sacrifici in canzoni e le difficoltà in energia creativa. E mentre parla di “Sanremite acuta”, si comprende che non si tratta solo di nostalgia, ma di una dichiarazione d’amore verso la musica, verso il pubblico e verso quella parte di sé che ancora oggi, ogni volta che canta, si emoziona come il ragazzo di Cellino San Marco che sognava un futuro diverso guardando l’orizzonte.








