Nel settore delle costruzioni le norme non cambiano mai per caso.
Quando arrivano nuovi obblighi o nuove proroghe significa che il sistema sta cercando di adattarsi a problemi reali: energia che costa troppo, cantieri che rallentano, amministrazioni che faticano a tenere il passo.
Le notizie che si aggiornano continuamente raccontano molto bene dove sta andando il settore edilizio.
E soprattutto fanno capire una cosa: il lavoro dei tecnici sta diventando sempre più complesso, ma anche sempre più strategico.
Nel campo delle rinnovabili negli edifici la direzione è ormai segnata
Con il recepimento della direttiva europea sulle rinnovabili arrivano aggiornamenti sugli obblighi energetici negli edifici nuovi e nelle ristrutturazioni rilevanti.
Il messaggio della normativa è molto chiaro: gli edifici non devono più limitarsi a consumare energia, poca energia. Devono produrla.
Le nuove prescrizioni riguardano integrazione di impianti da fonti rinnovabili, copertura minima dei fabbisogni energetici, requisiti energetici per edifici nuovi, obblighi nelle ristrutturazioni importanti.
Tradotto in termini pratici significa che il progetto energetico non può più essere l’ultimo documento che si compila prima di presentare una pratica edilizia.
Diventa una parte della progettazione architettonica e impiantistica fin dalle prime fasi.
Pannelli fotovoltaici, pompe di calore, sistemi ibridi, accumuli energetici.
Sono elementi che ormai entrano nel progetto come entrano i muri, gli infissi o i solai.
Per chi lavora nel settore significa che la progettazione energetica non è più un allegato.
Sta diventando una delle parti più importanti del progetto edilizio.
Per moltissimi cantieri la notizia principale riguarda invece la proroga dei termini dei titoli edilizi.
Il decreto Milleproroghe ha esteso la validità dei termini di inizio e fine lavori per molti permessi di costruire e SCIA.
I titoli edilizi rilasciati fino al 31 dicembre 2025 potranno beneficiare di una proroga fino a 48 mesi.
Questa misura nasce da una situazione che tutti conoscono bene.
Negli ultimi anni molti cantieri si sono fermati o rallentati per diversi motivi: in particolare aumento dei costi dei materiali, difficoltà nelle forniture, ritardi negli iter amministrativi, complessità nella gestione dei finanziamenti
La proroga evita che molti titoli edilizi decadano costringendo imprese e committenti a ricominciare tutto da capo.
Molti interventi edilizi potranno ripartire senza rifare l’intero iter autorizzativo.
E per chi segue cantieri e progettazioni è una notizia che alleggerisce parecchie situazioni rimaste sospese.
Un’altra questione interessante riguarda il funzionamento della SCIA.
Una recente sentenza amministrativa ha chiarito un punto molto discusso: i limiti del potere di autotutela dei Comuni.
Il TAR ha stabilito che l’amministrazione può intervenire sulla SCIA solo entro un termine preciso, sei mesi, che decorre dalla presentazione della segnalazione.
Se quel termine viene superato, il potere dell’amministrazione si estingue.
E la posizione del privato si consolida.
Questo principio è importante perché negli anni molti procedimenti sono rimasti in una sorta di limbo amministrativo.
Dopo un certo periodo la SCIA diventa stabile.
E non può più essere rimessa in discussione dall’amministrazione.
Per progettisti, imprese e committenti è una questione di certezza giuridica.
A proposito di proroghe, c’è poi una notizia che riguarda i lavori pubblici.
È stata concessa una proroga per molti interventi finanziati con il Fondo Opere Medie destinato ai Comuni.
Il termine per la conclusione dei lavori è stato spostato al 30 settembre 2026.
Questo evita la revoca dei finanziamenti per numerosi interventi locali.
Parliamo di opere molto concrete: riqualificazione urbana, manutenzioni infrastrutturali, opere pubbliche di quartiere, interventi su strade e spazi pubblici
Molti cantieri pubblici avranno più tempo per essere completati senza perdere i contributi.
E per imprese e tecnici significa continuità nei lavori.
Sul fronte energetico arriva poi un segnale politico abbastanza forte: la Commissione Europea ha avviato una procedura di infrazione contro l’Italia per il ritardo nella presentazione del piano nazionale di ristrutturazione energetica degli edifici. Consoliamoci: anche Francia e Germania sono nella nostra stessa situazione, almeno qui.
Questo piano è uno degli strumenti necessari per applicare la direttiva europea sulle cosiddette case green, quelle a basse emissioni. Il tema è enorme. Il patrimonio edilizio italiano è tra i più vecchi d’Europa. E gran parte degli edifici è stata costruita prima delle moderne normative energetiche.
La vera sfida riguarda sia le nuove costruzioni sia, soprattutto, la riqualificazione degli edifici esistenti.
Nei prossimi anni il mercato della riqualificazione energetica sarà uno dei più importanti per tecnici, progettisti e imprese.
Sempre che, nel settore edilizio, riusciamo a tagliare il cordone ombelicale con interpretazioni personali delle norme.
Settore edilizio che è sempre tanto, tantissimo variegato, una tela a 64 milioni di colori.
Chi lavora nel settore lo vede, lo sa, lo annusa: molti interventi edilizi vengono classificati con troppa leggerezza come edilizia libera. In realtà edilizia libera non significa assenza di regole.
Anche quando non serve un titolo edilizio restano comunque validi gli strumenti urbanistici comunali, i vincoli paesaggistici, le norme antisismiche e le normative tecniche di settore.
Molti contenziosi nascono proprio da interpretazioni troppo semplificate.
Un’opera che sembra banale può avere implicazioni urbanistiche o paesaggistiche molto più complesse.
Prima di considerare un intervento come intervento “in edilizia libera” serve sempre una verifica tecnica e urbanistica.
È una piccola attenzione che spesso evita grandi problemi.
Guardando insieme queste notizie si vede bene una cosa.
Il campo edilizio si sta muovendo su due direttrici molto chiare: da una parte energia e sostenibilità,
dall’altra semplificazione amministrativa e gestione dei cantieri.
Nel mezzo ci sono i tecnici.
Sempre più chiamati a interpretare norme, gestire progetti complessi e tradurre regole europee e nazionali in soluzioni concrete.
Ed è proprio qui che la competenza tecnica torna ad avere un valore enorme.








