Up Skilling e Re Skilling
C’è un momento, nella vita professionale di ciascuno di noi, in cui ci fermiamo e ci chiediamo: sto davvero crescendo o sto solo facendo più esperienza delle stesse cose?
È proprio qui che entrano in gioco due parole sempre più centrali nel mondo del lavoro: Up Skilling e Re Skilling.
La differenza che fa la differenza
Partiamo da una distinzione semplice, ma fondamentale.
L’Up Skilling significa migliorare le proprie competenze nel ruolo che si ricopre già. Non si cambia lavoro: si diventa più competenti, più efficaci, più aggiornati.
Il Re Skilling, invece, è una riconversione vera e propria. Si acquisiscono competenze nuove per svolgere un lavoro diverso.
Sembra una sfumatura, ma non lo è affatto.
Pensiamo a un professionista che decide di approfondire il marketing digitale, imparando a usare strumenti avanzati per acquisire contatti online. Sta facendo up skilling: sta potenziando il proprio ruolo.
Se invece decide di lasciare il suo ruolo per diventare qualcos’altro, allora sta facendo re skilling.
Due strade diverse, entrambe legittime. Ma richiedono consapevolezza.
Il grande problema della formazione “usa e getta”
C’è un dato che dovrebbe farci riflettere: la maggior parte delle persone dimentica ciò che ha imparato in un corso entro 10-20 giorni.
Perché succede?
Perché molti percorsi formativi sono:
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troppo generici,
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scollegati dal contesto reale,
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privi di applicazione concreta,
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senza obiettivi misurabili.
Quante volte si torna in ufficio dopo un corso motivazionale e, nel giro di due settimane, tutto torna come prima? L’entusiasmo svanisce, le slide restano in una cartella, e la quotidianità riprende il sopravvento.
Maurizio ha messo il dito nella piaga: se la formazione non si traduce in comportamenti nuovi, non è formazione. È intrattenimento.
La formazione che funziona: partire dal contesto reale
Un punto centrale emerso nel dialogo è stato questo: i corsi generici non producono crescita reale.
Un conto è parlare di “comunicazione efficace” in astratto. Un altro è lavorare su:
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gestione delle obiezioni in trattativa,
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presentazione del proprio prodotto/servizio,
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costruzione di fiducia con un cliente indeciso,
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gestione di una diretta radiofonica o di un’intervista tecnica.
La differenza sta nel contesto.
Il Learning Loop: la regola del 70-20-10
Qui entra in gioco un modello tanto semplice quanto potente: il Learning Loop.
La formula è questa:
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70% apprendimento sul campo
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20% confronto e feedback
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10% teoria
Tradotto: si impara soprattutto lavorando.
Un professionista cresce quando affronta casi reali, prende decisioni, sbaglia, corregge, riprova. Il 20% arriva dal confronto: un collega, un responsabile, un mentore che osserva e restituisce un feedback sincero. Solo il 10% è rappresentato dalla teoria strutturata.
Eppure spesso accade il contrario: 90% aula, 10% pratica.
Non funziona.
La teoria serve, certo. Ma è un acceleratore, non il motore.
Quando scegliere Up Skilling e quando Re Skilling
Non esiste una risposta universale. Dipende dalla fase professionale e dagli obiettivi personali.
L’Up Skilling è ideale quando:
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si vuole restare competitivi nel proprio ruolo,
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il mercato evolve e richiede aggiornamento,
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si desidera migliorare performance e risultati.
Il Re Skilling diventa strategico quando:
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il settore sta cambiando radicalmente,
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si sente il bisogno di una nuova direzione,
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le competenze attuali non sono più sufficienti o richieste.
Nel mondo del lavoro oggi, la digitalizzazione e la sostenibilità stanno trasformando le competenze richieste. Chi investe in aggiornamento resta protagonista. Chi si ferma rischia di diventare marginale.
La vera sfida: trasformare l’apprendimento in azione
La differenza tra chi cresce e chi resta fermo non è il numero di corsi frequentati. È la capacità di trasformare ciò che si apprende in azione quotidiana.
La formazione efficace:
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è mirata,
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è collegata a obiettivi chiari,
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prevede pratica e feedback,
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produce comportamenti misurabili.
Non è accumulo di attestati. È evoluzione professionale.
In fondo, la domanda è sempre una
Up Skilling e Re Skilling non sono semplici etichette. Sono scelte strategiche.
Nel settore casa, nella comunicazione, nella consulenza, investire nelle competenze non è più opzionale. È una necessità.
Ma prima di qualsiasi iscrizione, prima di qualsiasi aula, prima di qualsiasi webinar, vale la pena fermarsi un attimo e chiedersi:
Quello che sto imparando oggi, lo userò davvero domani?
Se la risposta è sì, allora non è solo formazione. È crescita vera.








