La Puglia oltre l’estate, la nuova geografia dell’attrattività
C’è un momento preciso in cui una regione smette di essere solo un luogo, e diventa un “caso”, non nel senso della moda passeggera, ma nel significato più solido della parola: un insieme di condizioni che, incrociandosi, genera un cambio di scala. La Puglia, oggi, viene raccontata sempre più spesso così e nella puntata di “Bricks and Music” su Casa Radio, il racconto prende una forma nitida attraverso due voci che parlano la lingua dei progetti e delle procedure: Rico Conte, CEO di Immobì, e Michele Carriero, consulente aziendale esperto di ZES (Zona Economica Speciale).
Il primo passaggio è culturale, prima ancora che economico. Rico Conte descrive una regione che non si accontenta più dell’etichetta di meta estiva. La parola chiave è destagionalizzazione, una trasformazione che cambia l’intero modello di business dell’ospitalità e, di conseguenza, la qualità e la natura degli investimenti.
«Oggi la Puglia ormai non è più una destinazione di turismo stagionale, ma è diventata una meta ambita che vede un turismo con una certa destagionalizzazione», spiega Conte. È un punto di svolta perché, quando la domanda si distribuisce lungo dodici mesi, cambia l’interesse di chi investe, cambiano le strutture richieste, cambiano i servizi, cambiano i ritorni attesi. E cambia anche il profilo dei soggetti che entrano in campo.
Conte è netto: «Gli investitori che si stanno approcciando alla Puglia sono investitori sempre più istituzionali e con fondi importanti». La regione, insomma, entra nei radar di capitali che ragionano per piani industriali e per orizzonti lunghi, e non solo per iniziative frammentate o stagionali. È la differenza tra un territorio che ospita turismo e un territorio che costruisce un’economia del turismo.
Evoluzione, non trasformazione: la crescita senza snaturamento
Il tema dell’identità è un nervo scoperto per molte aree italiane che inseguono la crescita. Rigenerare senza deturpare, attirare risorse senza perdere la propria grammatica. Nel dialogo, emerge un elemento che viene presentato come un “errore evitato”, e che, nel racconto, assume un significato di metodo: non sottovalutare le imprese locali, non trattare il territorio come una piattaforma neutra, non imporre uno sviluppo estraneo ai luoghi. Rico Conte insiste sulla continuità: «La Puglia è rimasta quello che era e c’è stata un’evoluzione soprattutto negli ultimi 15, 20 anni». Non una rivoluzione estetica, non un maquillage, ma un processo graduale che si è innestato sull’economia locale. «È stata un’evoluzione naturale dell’economia locale», aggiunge.
Qui c’è uno degli snodi più delicati del nuovo turismo di fascia medio alta. Da un lato, il posizionamento cresce, e con esso il valore degli asset e la qualità dei servizi. Dall’altro, l’attrattività si regge proprio sulla “tenuta” dell’identità. La Puglia, nel racconto, non diventa appetibile perché somiglia ad altri luoghi, ma perché continua a essere se stessa, e allo stesso tempo migliora standard, connessioni e organizzazione dell’offerta.
Rico Conte mette a fuoco anche ciò che ancora manca, soprattutto sul fronte infrastrutturale: «C’è tanto ancora da fare, sicuramente a livello infrastrutturale soprattutto per quanto riguarda il Salento, i collegamenti ancora sono da potenziare». Cita ferrovie, autostrade, e poi un segnale positivo, l’espansione graduale dei collegamenti aeroportuali, che alimenta l’appeal internazionale e sostiene proprio la logica di turismo non più confinato all’estate.
ZES unica, la leva delle certezze: cosa cambia davvero per gli investimenti
Se la prima parte del racconto è la fotografia del mercato, la seconda diventa un’analisi degli strumenti. Perché, dietro la scelta di un investitore, oltre alle spiagge e ai borghi, c’è un fattore che spesso decide tutto: la prevedibilità. Tempi, autorizzazioni, procedure, possibilità di dialogare con gli enti senza finire in un labirinto.
È qui che entra la ZES unica, Michele Carriero la definisce senza esitazioni: «La zona economica speciale ha costituito una rivoluzione, una vera e propria rivoluzione per il territorio, e io ritengo una rivoluzione positiva». Ma la parola rivoluzione, nel suo discorso, non è uno slogan è la sintesi di una promessa concreta: accorciare i tempi e rendere leggibile l’iter.
Carriero spiega il punto con un esempio strutturale. Molti Comuni, dice, hanno strumenti urbanistici non aggiornati. In questo quadro, la ZES, attraverso l’autorizzazione unica, aiuta a fare chiarezza su cosa si può fare e cosa no, anche in deroga ai piani regolatori, dentro un procedimento ordinato e con scadenze definite. È un dettaglio che, nel linguaggio degli investimenti, diventa sostanza. Perché un grande progetto alberghiero, o una struttura integrata di alta gamma, non può attendere anni senza sapere quando, e se, arriverà il via libera. Non è solo un problema di pazienza, è un tema di sostenibilità finanziaria e di compatibilità con i cicli decisionali dei fondi.
Carriero introduce poi una stima che, nel contesto dell’intervista, pesa come un segnale: sul tratto che va da Polignano e Monopoli fino a Ostuni e Carovigno, con lo sguardo verso Murgia e Ionio, «sono stati pianificati dai 3 miliardi e mezzo ai 4 miliardi di nuovi investimenti in ambito turistico», tra quattro stelle lusso e cinque stelle, con brand internazionali che osservano e, in alcuni casi, entrano. La lista dei nomi, nel discorso, è un indicatore del posizionamento a cui si mira: «Four Seasons, Auberge, Aman, LVMH, Bulgari», cita Carriero, come simboli di un’attenzione che non si accende per caso e non si muove per improvvisazione.
La macchina dei tempi: il calendario che cambia la partita
Uno dei passaggi più rilevanti dell’intervista è la descrizione della procedura. È qui che la ZES smette di essere concetto e diventa ingranaggio. Carriero spiega che la procedura «si attiva in tre giorni di calendario», poi «45 giorni di prima conferenza sincrona» e «45 giorni ulteriori, solo eventuali, se gli enti hanno dato pareri non conformi». È un modo diverso di definire il rapporto tra pubblico e privato. Non più attese indefinite, ma un processo dove le amministrazioni sono chiamate a pronunciarsi in tempi ristretti, 30 giorni per gli enti ordinari, 45 per gli enti sensibili, quelli legati ad ambiente, paesaggio e salute.
Qui Carriero sottolinea un equivoco che, spesso, accompagna la discussione sulla sburocratizzazione: la paura che semplificare significhi “bypassare”. La sua risposta è netta: «La ZES non supera nessun ente, invita tutti gli enti del territorio a esprimere un parere sui singoli progetti». E aggiunge che l’errore evitato è stato proprio quello di non trasformare la ZES in uno scontro istituzionale, ma in un coinvolgimento pieno, dentro una cornice temporale certa.
“Dignità” dell’investimento privato: una frase che spiega un cambio di paradigma
L’intervista entra poi in un terreno più politico, nel senso alto della parola. Carriero cita la norma del 2023 che disciplina la ZES unica e afferma che, per la prima volta, «viene dato all’investimento privato la stessa dignità dell’investimento pubblico». Il punto non è retorico. Carriero lo traduce così: l’investimento privato viene considerato di «pubblica utilità indifferibile e urgente», una formula che richiama ciò che accade quando lo Stato realizza infrastrutture e procede, se necessario, a espropri per opere pubbliche. È un modo per dire che, in alcune aree e in alcuni comparti, l’investimento privato non è solo interesse di impresa, ma leva di sviluppo e, soprattutto, di lavoro.
Qui arriva un passaggio sociale che dà la misura del contesto: «In Puglia ci sono 50 tavoli di crisi e 40.000 persone da lì in giù che stanno per perdere il posto di lavoro». È una frase che ribalta la prospettiva del turismo di lusso come semplice vetrina. Nel racconto, l’ospitalità di fascia alta diventa anche un possibile motore di riconversione, un’industria alternativa che può generare occupazione diretta e indotto. Carriero precisa: non è una bacchetta magica, ma un contributo significativo. Parla di progetti che possono occupare «da 400 a 500 persone direttamente più l’indotto». E torna sulla parola chiave: non è solo incentivo, è soprattutto procedura. «La ZES nasce per facilitare le procedure e sburocratizzare dando tempi certi all’imprenditore», dice.
Oltre 700 autorizzazioni uniche: la scala del fenomeno e la narrazione dei numeri
Il discorso si fa nazionale. Carriero afferma che oggi sono state superate «le 700 autorizzazioni uniche», che varrebbero «più di 40.000 posti di lavoro» nelle regioni interessate e «oltre 40 miliardi di investimenti». Nel suo racconto, la comparazione è volutamente provocatoria: «L’ultima finanziaria è di 20 miliardi, in un anno abbiamo generato 40 miliardi di nuovi investimenti».
Al netto delle inevitabili verifiche e delle differenze tra investimento pianificato e investimento realizzato, il messaggio è chiaro: lo strumento, per come è stato costruito, ha creato un’accelerazione percepibile. E, per l’investitore, la percezione conta quanto la norma, perché orienta fiducia e propensione al rischio. Carriero aggiunge un dettaglio che chi lavora su progetti complessi conosce bene: chi spende per una progettazione definitiva, e mette sul tavolo decine o centinaia di migliaia di euro, lo fa perché intende andare fino in fondo. Il vero “servizio” che chiede, prima ancora dei bonus, è non restare sospeso per anni.
Il caso Ionio, il progetto “Maviglia” e il ritorno ai “turismi” del territorio
Alla domanda su un esempio concreto, Carriero cita un investimento definito strategico, legato a un progetto chiamato “Maviglia”, localizzato sul versante ionico. La logica, nel suo racconto, è interessante: scegliere l’area più in ritardo, nonostante l’Adriatico sia già più strutturato, proprio perché l’Ionio conserva una “genuinità” che oggi ha valore economico.
Carriero parla di luoghi, identità e cultura come asset. E inserisce un concetto che fotografa l’evoluzione della domanda turistica: «In Puglia non si viene più solo per il mare, si viene per vivere i turismi». Plurale. Significa esperienze, storia, paesaggio, enogastronomia, borghi, percorsi culturali. Significa, soprattutto, un turismo più lungo, più distribuito e, quindi, più sostenibile anche sul piano economico. Torna l’idea che i progetti di alta gamma abbiano interesse a “fare bene”, perché la bellezza del contesto è parte del prodotto. Carriero richiama poi le valutazioni ambientali, VIA e VAS, per ribadire che la procedura non cancella i controlli. Anzi, li incorpora, dentro una macchina che punta a far dialogare gli interessi invece di paralizzarli.
La comunicazione come infrastruttura invisibile: incentivi, crediti, conoscenza
C’è un’ultima traiettoria che riguarda direttamente chi fa informazione. Nel dialogo, emerge un “minimo comune multiplo” degli incentivi: la comunicazione. Se le imprese non sanno che uno strumento esiste, lo strumento resta sulla carta. Ed è qui che, quasi naturalmente, Casa Radio entra nella discussione non come media partner, ma come esempio operativo.
Carriero riconosce il tema del gap informativo: «Il gap informativo esiste, sono d’accordo». Poi spiega il proprio approccio: divulgare, organizzare incontri, trasformare eventi in occasioni per produrre articoli e far circolare lo strumento. Cita un appuntamento a Brindisi, con il coordinatore nazionale, il commissario per la reindustrializzazione e un giudice del Consiglio di Stato. Il senso è semplice: se vuoi che una misura funzioni, devi metterla in agenda, renderla comprensibile, farla diventare patrimonio di competenze.
È un passaggio che, dentro l’intervista, collega sviluppo e narrazione. Perché in Italia molte misure falliscono non per mancanza di potenziale, ma per deficit di conoscenza, o perché restano intrappolate in linguaggi tecnici e in canali non accessibili alle PMI.
Real estate residenziale, l’effetto traino: quando il turismo cambia il valore delle case
Nel finale, la domanda si sposta sul real estate non turistico, quello residenziale e degli acquisti privati, spesso stranieri. Rico Conte risponde con un sì convinto: «Assolutamente sì, anzi ritengo un incremento degli investimenti anche privati». La logica è quella dell’effetto traino. Quando aumenta l’appeal di una regione, e arrivano investitori istituzionali e grandi progetti, l’impatto si irradia: cresce il valore degli immobili, migliorano i servizi, si alza l’attenzione internazionale, e l’acquisto della casa diventa parte di un progetto di vita, non solo di vacanza.
Conte descrive un trend ormai riconoscibile: «L’americano di turno, l’olandese di turno», dice, che non compra solo per investimento, ma talvolta per trasferirsi e vivere la Puglia tutto l’anno. E torna ancora una volta il tema delle connessioni, perché la decisione di spostarsi, o di acquistare, si rafforza quando i collegamenti aerei diventano più capillari e stabili.
La cornice finale: crescita, regole, territorio, lavoro
L’intervista a Rico Conte e Michele Carriero restituisce una fotografia complessa, dove l’entusiasmo per la crescita non cancella la consapevolezza delle fragilità. Da un lato, c’è la Puglia che scala il mercato e si posiziona sulla fascia medio alta, con investitori istituzionali e brand globali in osservazione, con un turismo che si distribuisce su dodici mesi e che valorizza i “turismi” del territorio. Dall’altro, c’è un Mezzogiorno che porta ancora il peso di crisi industriali, di tavoli aperti, di transizioni incompiute, e che ha bisogno di strumenti capaci di trasformare opportunità in lavoro.
La ZES unica, nel racconto di Carriero, è soprattutto una risposta a un problema storico italiano: l’incertezza. Non promette automaticamente il successo, non garantisce che ogni progetto sia approvato, non elimina i controlli ambientali. Però cambia il modo in cui pubblico e privato si parlano, e soprattutto impone tempi, scadenze, responsabilità









