Bonus al 50%, credito e margini: il 2026 dell’edilizia secondo Luca Berardo tra regole stabili e “lingua comune” di filiera

Dalla concorrenza “aspra” sul prezzo alla liquidità bloccata dai crediti fiscali, fino all’incertezza ciclica sui bonus: nell’intervista a Casa Radio del 22 dicembre 2025 Luca Berardo, Presidente di Assoposa e Sercomated, traccia il bilancio di un 2025 complesso e indica la rotta per il 2026. Il punto di svolta, sostiene, non è solo nelle misure della manovra che prorogano gli incentivi, ma in un patto industriale: regole chiare di medio periodo, fiducia per investire e una standardizzazione dei linguaggi tra progettazione, produzione, distribuzione e posa. Un tema emerso anche a Cersaie 2025 con il tavolo permanente della posa specializzata.

Il settore delle costruzioni vive di cicli, ma soprattutto di ritorni. Ritorna la pressione sui prezzi, ritorna il tema della liquidità, ritorna, puntuale come un appuntamento di fine anno, l’incertezza sulle regole che governano incentivi e interventi. È in questa cornice che si colloca l’intervento di Luca Berardo ai microfoni di Casa Radio, andato in onda il 22 dicembre 2025: un bilancio d’anno e, insieme, una proposta di metodo per il 2026.

Luca Berardo non fa sconti al 2025: lo definisce un anno di competizione “aspra” sul prezzo, una dinamica che descrive “ancestrale” e che, quando diventa dominante, finisce per schiacciare i margini lungo l’intera catena. Una concorrenza di corto respiro, sottolinea, “fa male a tutti”: ai produttori, che riducono spazio per innovazione e servizio, ai distributori, che subiscono l’effetto forbice tra listini, promozioni e costi di struttura, agli installatori e posatori, che si trovano a lavorare in un contesto dove la qualità rischia di diventare variabile negoziabile, e, in ultima analisi, al cliente finale, che si muove in un mercato dove la promessa di performance e durabilità può entrare in tensione con il ribasso continuo.

A questa pressione si è sommato un fattore che, nell’intervista, Berardo definisce decisivo per almeno due quadrimestri: il “credito”. Il riferimento è alla gestione dei crediti fiscali, alle difficoltà di monetizzazione e alle frizioni che si generano quando il sistema non riesce a trasformare l’incentivo in liquidità effettiva in tempi compatibili con la vita quotidiana delle imprese. È un tema che incide sulla cassa e quindi sugli investimenti: basta una fase di irrigidimento per frenare ordini, rallentare cantieri, ridurre scorte, riscrivere piani industriali.

Infine, ed è forse la ferita più nota, l’incertezza normativa. Berardo richiama il copione che il settore conosce bene: tra novembre e dicembre l’orizzonte si accorcia, la pianificazione si deforma, la filiera lavora “col singhiozzo” in attesa di capire cosa succederà davvero ai bonus e con quali condizioni. È un punto che vale più della singola misura: in un settore che ragiona per progetti e cantieri, l’assenza di un quadro chiaro a medio periodo è un costo in sé, perché introduce volatilità e spinge operatori e famiglie a prendere decisioni difensive.

La manovra e il bonus ristrutturazioni: continuità sì, ma la fiducia ha bisogno di orizzonte

Nel dialogo con Paolo Leccese, Berardo aggancia il 2026 a un elemento di continuità: la presenza del bonus ristrutturazioni al 50% come fattore potenzialmente capace di sostenere il mercato, soprattutto nel segmento privato. È un punto che nel settore viene letto come un segnale: la casa resta uno degli snodi chiave delle politiche pubbliche, almeno sul fronte del recupero e dell’ammodernamento del patrimonio immobiliare.

Ma l’argomento, per Berardo, non si esaurisce nella proroga. La vera discriminante è il tempo. Se il sistema vive di rinnovi anno per anno, la misura si trasforma in una finestra e non in una politica industriale: accelera i lavori in una fase, li comprime in un’altra, crea picchi e vuoti. È la logica dell’emergenza permanente, non della trasformazione strutturale.

Per questo Berardo sposta rapidamente il baricentro: “L’edilizia da sola non può fare nulla”, dice in sostanza. Ha bisogno di una politica industriale chiara, regole certe e soprattutto un orizzonte almeno di medio periodo. In un passaggio molto esplicito, lega la capacità di investimento alla fiducia: le imprese fanno “grandi investimenti” quando hanno fiducia nel futuro, nel Paese, in chi lo governa. È una frase che, letta in chiave economica, significa una cosa semplice: la stabilità regolatoria riduce il rischio percepito, e riducendo il rischio si sblocca la propensione a investire.

Peso economico e voce univoca: il paradosso di una filiera grande ma frammentata

C’è poi un tema di rappresentanza e di forza negoziale. Berardo richiama un dato che circola spesso nel dibattito pubblico: l’insieme delle attività legate all’edilizia e ai materiali per le costruzioni pesa in modo rilevante su produzione e occupazione. Il punto, però, non è la percentuale: è il paradosso. Un sistema grande, complesso e decisivo per l’economia nazionale non sempre riesce a trasformare il proprio peso in capacità di indirizzo.

Qui entra la frammentazione. “Non ci poniamo con una voce univoca”, osserva Berardo, descrivendo una filiera che proprio quando avrebbe bisogno di convergere su obiettivi comuni rischia di dividersi per segmenti, interessi immediati o conflitti tra anelli della catena. Il risultato è noto agli operatori: le istanze arrivano al decisore pubblico indebolite, e il settore si ritrova a inseguire, anziché governare, le scelte.

Cersaie 2025 e il “tavolo permanente”: dalla posa specializzata a un metodo di collaborazione

Dentro questo scenario, assume un valore operativo il passaggio richiamato nell’intervista sul lavoro avviato a Cersaie 2025, con l’obiettivo di “mettere intorno a un tavolo la filiera”, in particolare sul tema della posa specializzata. Berardo conferma che a Bologna c’è stata una convergenza positiva delle volontà tra le presidenze delle associazioni coinvolte e che l’intenzione è trasformare l’impostazione in progetti comuni: il 2026, nelle sue parole, dovrà essere “un anno nel quale”, insieme in maniera fattiva, si porteranno avanti iniziative più concrete.

In controluce, il messaggio è che la competitività non si gioca solo sul prodotto o sul prezzo, ma sul sistema: professionalità, standard, processi condivisi. La posa diventa un simbolo perché è il punto in cui la qualità promessa si trasforma in qualità percepita. Se quel punto è debole, l’intera catena perde valore.

Caro prezzi: “ormai è un alibi”, ma l’energia resta un problema strutturale

Un’altra domanda dell’intervista entra in una questione tornata spesso nel 2025: gli strascichi del caroprezzi legati alla stagione dei bonus. La risposta di Berardo è netta: “ormai è un pretesto e un alibi”. Non nega che i livelli siano più alti rispetto al periodo precedente, ma distingue tra la fiammata speculativa del passato e il livello attuale, che oggi risente di fattori più strutturali: energia, tensioni geopolitiche, materie prime. In particolare, per comparti energivori come la ceramica, il costo energetico italiano viene indicato come un elemento di svantaggio competitivo persistente.

L’osservazione è importante perché sposta la discussione: se il caroprezzi non è più spiegabile con un’unica causa, allora servono strumenti più sofisticati. E soprattutto serve smettere di usare il passato come giustificazione per non affrontare nodi presenti: produttività, efficienza, digitalizzazione, standard.

La “lingua comune” della distribuzione: tecnologia, dati e standard per recuperare marginalità

Il cuore prospettico dell’intervista arriva nel finale, quando Paolo Leccese chiede se il 2026 possa essere l’anno in cui la filiera della distribuzione “parla la stessa lingua” rispetto ai prezzi e, più in generale, rispetto al modo di operare sul mercato. La risposta di Berardo è un sì condizionato, ma deciso: sono anni, spiega, che nel settore manca “una lingua univoca” capace di legare tutti i soggetti, dalla progettazione alla produzione, dalla distribuzione alla posa.

Non è solo una metafora. Dietro la “lingua comune” ci sono questioni concrete: dati di prodotto omogenei, codifiche condivise, interoperabilità tra strumenti digitali, processi trasparenti lungo la catena. È qui che si gioca una parte decisiva della modernizzazione della filiera, perché senza standard ogni passaggio produce inefficienza: errori, ritardi, contenziosi, extra costi.

Berardo parla di “inversione di passo” nel 2025 e di un “punto di non ritorno” che renderebbe più facile proseguire nel 2026. C’è poi un riferimento specifico a un fronte ancora “in attesa”, la ceramica: “Il settore edile dei materiali da costruzione l’ha fatto, la ceramica la stiamo aspettando”, afferma, invitando a una sensibilizzazione affinché anche quel mondo abbracci in maniera convinta la logica della lingua comune.

Il ragionamento è economico prima ancora che tecnologico: l’allineamento dei linguaggi consentirebbe “un recupero di marginalità e di sinergie di filiere importantissime”, riducendo quel margine di inefficienza che, nelle costruzioni, può pesare in modo significativo sul valore finale.

Un’agenda realistica: domanda privata, incentivi e un patto di fiducia

In un passaggio che introduce una nota di fiducia, Berardo riconosce un elemento positivo: “c’è comunque vitalità di mercato, soprattutto nell’utenza privata”, e questa consapevolezza, la necessità di ristrutturare e riattivare il patrimonio immobiliare, potrebbe accompagnare anche il 2026. È una chiave rilevante per il mondo dell’abitare: la spinta non è più solo l’incentivo, ma la maturazione di una domanda che guarda a comfort, qualità, efficienza, valore dell’immobile.

Ma perché quella domanda diventi motore stabile, serve un patto. Regole chiare, un orizzonte di medio periodo, strumenti non continuamente riscritti. Serve, in sintesi, ciò che Berardo chiama fiducia: la condizione che trasforma la prudenza in investimento.

Il punto finale, allora, è politico nel senso più industriale del termine. Il 2026 può essere un anno di transizione ordinata, con incentivi in continuità e mercato privato attivo, oppure un altro anno di navigazione a vista. La differenza non la farà un annuncio a fine dicembre, ma la capacità di tenere insieme tre livelli: una norma leggibile e stabile, una filiera che lavora in convergenza, e una lingua comune, fatta di standard, dati e processi, capace di riportare valore dove oggi si disperde in inefficienze e frammentazioni.

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BRICKS AND MUSIC
Puntata del 22/12/25
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