Rieducare al movimento: il metodo Hexagon e la rivoluzione dell’allenamento consapevole

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Viviamo in un’epoca dominata dalla velocità e dalla semplificazione. Tutto deve essere immediato: il risultato, il rimedio, la soluzione. Anche nel fitness si è diffusa la tendenza a cercare il “programma miracoloso” o la “pillola rapida” per risolvere problemi cronici o raggiungere obiettivi estetici. Ma cosa ci fa davvero bene? E perché non riusciamo a pensare al nostro benessere come a una priorità, sommersi da mille incombenza quotidiane? Si tratta di pigrizia o mancanza di prospettiva? 

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Da queste domande siamo partiti per un’intervista a Jacopo Tamborra, fondatore della realtà sportiva milanese Hexagon System ASD ed esperto di fitness con 20 anni di esperienza, con due centri, uno a Milano NoLo e una nuova sede più ampia a Paderno Dugnano.

“Al nostro centro arrivano persone che convivono da anni con dolori articolari o tensioni croniche, spesso conseguenza di una vita passata seduti. Passiamo otto ore a letto e le altre sedici immobili davanti a uno schermo, alla scrivania, sul divano… il corpo dimentica come si sta in piedi e come ci si muove. Il nostro lavoro è riaccendere questa consapevolezza”, inizia Tamborra.

Il metodo Hexagon si fonda su sei pilastri: forza, flessibilità, mobilità, controllo motorio, nutrizione e osteopatia, integrati in un approccio multidisciplinare e olistico. L’obiettivo non è solo “allenare” ma rieducare il corpo a muoversi in modo corretto e funzionale, migliorando postura, stabilità e percezione di sé.

Un approccio diverso: personal training e benessere olistico

Hexagon non è una palestra nel senso tradizionale del termine. È un centro del movimento consapevole, dove ogni percorso viene costruito in modo personalizzato, che si tratti di rieducazione motoria post-infortunio, recupero posturale o preparazione atletica avanzata.

“Nell’immaginario collettivo – spiega Tamborra – la palestra è un luogo dove si alzano pesi, urlando davanti a uno specchio. Da noi non è così: qui si viene per capire cosa fa bene al proprio corpo e come imparare a farlo. Il nostro obiettivo è che la persona diventi indipendente, non operatore-dipendente”.

Lo staff di Hexagon, insieme a un selezionato panel di collaboratori esterni specializzati, include personal trainer, osteopati, nutrizionisti, psicologi dello sport e terapisti della riabilitazione psicologica (TERP). È un team costruito per accompagnare l’individuo nella sua totalità, non solo sul piano fisico ma anche mentale ed emotivo: perché l’attività fisica è un veicolo di equilibrio psicologico, utile anche nei casi di ansia o sintomatologie depressive.

Il movimento è prevenzione, non solo performance

Negli anni Hexagon ha lavorato con atleti professionisti, come i ballerini del Teatro alla Scala di Milano, ma anche con persone comuni che desiderano semplicemente ritrovare benessere nel quotidiano. “Una struttura sportiva non deve accogliere più persone possibili ma il numero giusto per mantenere altissima la qualità del servizio. Ogni nostro tecnico segue pochi utenti, per garantire attenzione e risultati reali, oltre a una relazione davvero umana, che è la base di tutto”.

In questo senso, allenarsi non è solo migliorare la performance, ma prevenire il dolore e riconquistare la qualità del movimento. Molti arrivano in Hexagon dopo percorsi fisioterapici o osteopatici non risolutivi, trovando nel lavoro motorio personalizzato la chiave per stare meglio nel lungo periodo.

Il “tech neck” e la sfida della sedentarietà moderna

La tecnologia, grande alleata della nostra quotidianità, è anche una delle principali cause di squilibri posturali. Ad esempio, il fenomeno del “tech neck”, ossia la tensione cervicale causata dall’uso prolungato di smartphone e computer, è ormai diffusissimo.

“Non basta dire “stai dritto – commenta Tamborra – Serve un lavoro mirato su forza, mobilità e stabilità. E bisogna sfatare certi miti: il nuoto non è la panacea di tutti i mali, così come la corsa non è un’attività naturale per chi non ha mai allenato la propria catena posteriore. Il punto è capire di cosa ha bisogno il proprio corpo e lavorarci sopra, perché siamo tutti soggetti con necessità fisiche e psicologiche diverse.”.

Il messaggio è chiaro: nessuno è schiavo della tecnologia, ma solo delle proprie priorità.
“Se sto dieci ore in ufficio – continua – e quando esco scelgo di non fare nulla perché decido che preferisco vedere una serie tv o andare a fare l’aperitivo con gli amici, quella è una decisione. Il benessere non può essere sempre in fondo alla lista delle cose da fare”.

Futuro del fitness e tecnologia, la vera sfida è culturale

E la tecnologia, applicata al fitness? Certo, non è un nemico del movimento, ma uno strumento da usare con criterio. “Il digitale può essere un grande alleato, se impiegato per educare e personalizzare. Noi lo usiamo per dare continuità ai percorsi, non per sostituire il rapporto umano. Non basta guardare un video online per imparare a muoversi: il focus devono sempre essere le persone”.

La sfida più grande, secondo Tamborra, è cambiare il modo in cui percepiamo l’allenamento. Non come un dovere estetico, ma come un investimento sulla propria salute e longevità. “Se una persona lievemente ipertesa potesse eliminare le pillole camminando ogni giorno – conclude – il problema non sarebbe la mancanza di tempo, ma di consapevolezza. Il vero benessere nasce da lì: dal capire perché non lo stiamo facendo”.

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BRICKS AND MUSIC
Puntata del 24/10/25
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