Uscire dall’era del fuoco: abitare come atto di responsabilità – Intervista con Norbert Lantschner

Nel dialogo con Norbert Lantschner — fondatore di CasaClima e della Fondazione ClimAbita — abbiamo intrapreso un viaggio che parte dalla casa e arriva al pianeta. Una conversazione che mette in discussione l’idea di progresso, la neutralità tecnologica e l’abuso del termine “sostenibilità”, per restituire all’abitare il suo senso originario: prendersi cura, riconnettersi alla natura e imparare a vivere entro i limiti.

C’è un paradosso nella parola sostenibilità: più la pronunciamo, più sembra svuotarsi di significato. È il punto di partenza del confronto con Norbert Lantschner, pioniere della cultura ambientale in Italia. «Prima che tecnica, la sostenibilità è una questione culturale», ricorda Lantschner. «Dipende da come scegliamo di stare al mondo: nella nostra casa, nella città, nel nostro tempo».

Per spiegare cosa significhi abitare, Lantschner evoca un’immagine dell’architetto viennese Friedensreich Hundertwasser: l’uomo a cinque pelli. La prima è la pelle del corpo, la seconda i vestiti, la terza la casa, la quarta la dimensione sociale, la quinta il pianeta. «Quando costruiamo una casa — afferma — dovremmo ricordare che stiamo toccando anche la quinta pelle. Ogni scelta materiale, ogni fonte di energia, ha un impatto globale. Costruire a Milano incide sul clima in California».

Questa consapevolezza, osserva, si è persa. L’abbondanza energetica degli ultimi decenni ci ha resi ciechi: «Solo due secoli fa sapevamo quanto fosse preziosa l’energia. Oggi viviamo in case riscaldate dalla cantina al soffitto, dimenticando che ogni grado in più è una molecola di CO₂ in atmosfera». È un comportamento che definisce “predatorio”, frutto di un’abitudine radicata più che di una volontà. «Abbiamo perso la connessione con la Terra», dice, ricordando come il settore edilizio sia oggi il più energivoro e quello che contribuisce di più al cambiamento climatico.

Lantschner riconosce che tornare indietro non è possibile, ma invita a ritrovare un principio di semplicità intelligente: «Meno è più. Costruire in modo semplice non significa banale, ma concentrarsi su ciò che conta. Ridurre materiali e complessità per aumentare la qualità dell’abitare». La vera energia rinnovabile, afferma, è quella che non si consuma. «La risorsa più preziosa è l’energia risparmiata. Eppure progettiamo ancora guardando solo all’estetica, dimenticando orientamento, compat­tezza, essenzialità».

Sul tema dei limiti, Lantschner è netto: «In natura il limite è equilibrio. Dobbiamo imparare a dire no a certi materiali, come il cemento o l’alluminio, troppo energivori. Serve una piramide dei materiali che privilegi quelli rinnovabili — calce, canapa, sughero, paglia — e limiti quelli ad alto impatto».

Ma la vera sfida non è solo tecnica. È culturale, economica e politica. «Il nostro cervello — spiega — non capisce che viviamo in un sistema chiuso. Continuiamo a costruire come se il pianeta fosse infinito. Non basta fare un po’ meno danni: dobbiamo cambiare paradigma». Cita le tre “R” — ridurre, riutilizzare, riciclare — come regola di progettazione, ma denuncia un mercato che non riconosce il valore ambientale dei prodotti: «I prezzi non raccontano la verità. Finché il danno ecologico non sarà incluso nei costi, continueremo a esternalizzare il problema sulla collettività».

Quando si parla di neutralità tecnologica, Lantschner non usa mezzi termini: «È una maschera per difendere il vecchio mondo dei fossili e dei materiali ad alto impatto. Dobbiamo avere il coraggio di dire che certe scelte non sono più accettabili». Ogni tonnellata di CO₂ scaricata in atmosfera, spiega, ha un costo nascosto che nessuno paga: «Finché questi costi non saranno resi visibili, continueremo a chiamare progresso ciò che distrugge il futuro».

Alla domanda su cosa significhi abitare in modo etico, risponde con semplicità: «Ogni scelta quotidiana ha una ricaduta ambientale e sociale. L’abitare è tra gli atti più stressanti per gli ecosistemi, ma ognuno di noi può contribuire a cambiare le cose».

Il dialogo si allarga al concetto stesso di sostenibilità, ormai svuotato e abusato. «È una parola inflazionata», ammette. «Preferisco parlare di abitabilità: dobbiamo mantenere abitabile la nostra Terra, l’unica casa che abbiamo». Il pianeta, dice, non ha bisogno di essere salvato — è l’uomo che deve imparare a vivere di nuovo entro i limiti. «Non dobbiamo salvare il clima, ma le condizioni che permettono la vita».

Critico anche verso la sua terra, l’Alto Adige, Lantschner denuncia l’eccesso di turismo, i contrasti tra immagine e realtà, l’uso massiccio di chimica nell’agricoltura. «Siamo stati bravissimi nel marketing, ma sempre meno sostenibili. Oggi questa terra soffre di overtourism e di incoerenze profonde. Dovremmo guardare in faccia la verità».

Nel finale, il discorso si fa visionario. «Dobbiamo uscire dall’era del fuoco ed entrare nell’era della luce», dice con tono pacato ma deciso. «Bruciare — che sia gas, petrolio o carbone — è il gesto simbolico della nostra civiltà. Ma il futuro deve tornare al sole: l’energia primaria, pulita, inesauribile».

Per Lantschner, essere significa riconnettersi con la natura e con la propria dimensione spirituale, abitare vuol dire comprendere che siamo parte di un unico sistema vivente. «La vera rivoluzione è interiore: riscoprire la gentilezza del gesto umano e la consapevolezza dell’energia che muove ogni cosa».

In estrema sintesi, con Norbert “Abbiamo parlato di case, ma in realtà abbiamo parlato di noi. La sostenibilità non è un protocollo, ma una coerenza da coltivare ogni giorno”.

Chi è Norbert Lantschner

Norbert Lantschner è il fondatore dell’Agenzia CasaClima di Bolzano e della Fondazione ClimAbita, di cui è presidente dal 2012. Dopo una lunga esperienza come direttore dell’Ufficio “Aria e Rumore” della Provincia Autonoma di Bolzano-Alto Adige, ha dedicato la sua vita a promuovere una nuova cultura del costruire e del vivere sostenibile, orientata alla qualità ambientale, all’efficienza energetica e alla responsabilità verso le generazioni future. Autore di libri e pubblicazioni, è relatore in numerosi convegni internazionali e docente ospite in diverse università italiane e straniere. Ambasciatore della Carta della Terra, Lantschner considera il suo impegno un contributo alla diffusione di una visione etica e culturale dell’abitare, capace di unire tecnologia, natura e coscienza.

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Crediti fotografici: Pixabay txus71

Ascolta ora il Podcast:

ESSERE E ABITARE Norbert Lantschner
Puntata del 08/01/26
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