Roma, 11 marzo 2026. Globalizzazione, cambiamenti climatici, urbanizzazione, guerre, invecchiamento e nuove fragilità stanno cambiando il volto della sanità pubblica. In questo scenario, le malattie infettive non sono più soltanto eventi acuti: sempre più spesso si intrecciano con le patologie croniche, ne aggravano l’andamento clinico e impongono una presa in carico più ampia, integrata e multidisciplinare. È questo il messaggio emerso dall’incontro “Globalizzazione, cambiamenti climatici, urbanizzazione: vecchie e nuove patologie in un mondo One Health”, primo appuntamento della quinta edizione de “La Sanità che Vorrei”, moderato dal giornalista scientifico Daniel Della Seta, organizzato da Aristea International, promosso dalla Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali, in collaborazione con altre società scientifiche – in questa occasione AISF, SID, SIGG, SIGOT, SIMG, SIPREC – associazioni, istituzioni.
LE POLITICHE SANITARIE DI FRONTE ALLE PATOLOGIE DEL TERZO MILLENNIO – Nella tavola rotonda istituzionale il confronto ha coinvolto l’on. Antonio Maria Gabellone, Natasha Azzopardi Muscat per OMS Europa, Marco Cavaleri per EMA, con un focus sul rinnovamento del Servizio Sanitario Nazionale di fronte alle novità epidemiologiche, demografiche e sociali e sulla necessità di raggiungere in modo più efficace le popolazioni a rischio, a partire dall’obiettivo “infezioni zero” in HIV.
“L’Italia ha davanti una sfida nuova: non solo curare di più, ma curare meglio pazienti sempre più anziani, fragili e con più patologie concomitanti – sottolinea Massimo Andreoni, membro del Consiglio Superiore di Sanità – Oggi le infezioni non sono più soltanto eventi acuti: nei pazienti complessi possono aggravare le malattie croniche, aumentare le ospedalizzazioni e precipitare eventi cardiovascolari, metabolici o neurologici. Questo impone una medicina più integrata e una visione davvero olistica del paziente. A rendere il quadro ancora più delicato sono i cambiamenti climatici, la crescente urbanizzazione e le tensioni internazionali, che mettono sotto pressione la sanità pubblica proprio sul terreno della prevenzione, degli screening e della diagnosi precoce”.
LA MEDICINA GENERALE COME PRIMO PRESIDIO CONTRO LA MULTICRONICITÀ – In questo quadro, uno dei temi più rilevanti emersi dal confronto scientifico è la necessità di rafforzare la medicina del territorio come primo presidio per rallentare la comparsa della disabilità e delle complicanze della multicronicità. “Viviamo in una società che invecchia, in cui aumenta l’aspettativa di vita ma diminuisce l’aspettativa di vita in salute a causa delle multicronicità – sottolinea Alessandro Rossi, presidente SIMG –. Oggi il 25,5% dei pazienti oltre i 65 anni è affetto da almeno due patologie croniche; tra le condizioni più diffuse figurano ipertensione arteriosa (30,7%), diabete tipo 2 (8,5%) e cardiopatia ischemica (4,3%). La risposta deve partire dalla medicina generale, con un ruolo proattivo, strumenti di valutazione multidimensionale, diagnostica, interventi domiciliari e una presa in carico non organizzata a silos. Dove questo approccio è stato sviluppato e misurato negli outcomes, come in alcune realtà del Veneto, si sono osservati benefici per i pazienti e un risparmio per il Servizio sanitario nazionale. Un altro nodo decisivo è l’equo accesso alle terapie di nuova generazione”.
GLI SPECIALISTI A CONFRONTO SULLE NUOVE EMERGENZE DEL SSN – Il confronto scientifico ha visto diversi specialisti analizzare le nuove emergenze che il Servizio sanitario nazionale è chiamato ad affrontare. Il Prof. Claudio Mastroianni, proboviro SIMIT, ha richiamato l’attenzione sulla minaccia di possibili nuove pandemie e sulla necessità di non abbassare la guardia. La Prof.ssa Raffaella Buzzetti, Presidente SID, ha portato il punto di vista dell’area metabolica, sempre più centrale nell’epoca di obesità e diabete; il Prof. Paolo Ascierto, Professore Ordinario di Oncologia, Università Federico II, Napoli, ha affrontato il tema delle patologie oncologiche tra screening, innovazione diagnostica e nuove terapie; il Prof. Dario Leosco, Presidente SIGG, ha allargato il quadro alla fragilità e alle ricadute psichiatriche e assistenziali delle cronicità, con particolare riferimento al delirium nell’anziano.
FEGATO E NUOVE FRAGILITÀ: LA MASLD COME MALATTIA DELLA SOCIETÀ – La complessità delle nuove cronicità è emersa poi dal contributo dei diversi specialisti coinvolti. Sul versante delle patologie epatiche, il Prof. Francesco Tovoli, membro del Comitato Coordinatore AISF, ha richiamato l’attenzione sulla MASLD, la malattia steatosica del fegato, come patologia che riguarda la società prima ancora del singolo individuo. “Sedentarietà e alimentazione non bilanciata sono una parte rilevante del problema – ha osservato – e restano i principali fattori di rischio. Tuttavia, recenti evidenze suggeriscono che urbanizzazione, inquinamento e cambiamenti climatici possano contribuire al rischio e rendono la gestione di questa condizione sempre più coerente con una visione One Health. Le campagne di prevenzione primaria basate su alimentazione corretta e attività fisica hanno un valore ancora maggiore se si considera che proteggono non solo il sistema cardiovascolare, ma anche il fegato, contribuendo a prevenire le complicanze più gravi della malattia epatica metabolica. Sul fronte della prevenzione secondaria, esistono già strumenti per identificare chi è più esposto al rischio di complicanze epatiche. Per facilitare l’accesso a questi strumenti è importante migliorare ulteriormente la consapevolezza della possibile presenza di una malattia di fegato nei soggetti con fattori di rischio metabolici come sovrappeso e diabete. AISF mantiene il suo impegno mediante campagne di sensibilizzazione, l’organizzazione di eventi dedicati, lo sviluppo di linee guida aggiornate e l’interazione con le istituzioni”.
CARDIOVASCOLARE: VIVERE PIÙ A LUNGO E VIVERE MEGLIO – Sul piano cardiovascolare, il Prof. Massimo Volpe, presidente SIPREC, ha ricordato che le malattie cardiovascolari provocano ogni anno in Italia circa 140mila decessi e rappresentano ancora la prima causa di morte, con un impatto enorme anche sui costi del sistema sanitario. “L’aumento dell’aspettativa di vita non coincide automaticamente con un aumento degli anni vissuti in salute. La sopravvivenza a molte malattie si traduce spesso in cronicità sintomatiche e disabilitanti, con conseguenze rilevanti per l’individuo, la famiglia e la società. Una longevità in salute deve diventare un obiettivo concreto, da perseguire rafforzando le politiche di prevenzione. Oltre il 60% delle malattie cardiovascolari, infatti, sono prevenibili attraverso un efficace controllo dei principali fattori di rischio”. In questo senso, la VI edizione della Giornata per la Prevenzione Cardiovascolare promossa da SIPREC il 13 maggio si inserisce pienamente nel dibattito aperto dall’incontro.
FRAGILITÀ, ONCOGERIATRIA E VALUTAZIONE MULTIDIMENSIONALE – Il tema della fragilità è stato affrontato anche dal punto di vista geriatrico e oncologico. “L’oncogeriatria dimostra quanto sia importante la valutazione multidimensionale del paziente anziano: non serve solo a misurare la fragilità, ma a consegnare all’oncologo strumenti concreti per scegliere il trattamento più appropriato per quella persona, e non per un paziente astratto – sottolinea Luca Cipriani, vicepresidente SIGOT – È un approccio che può diventare un modello di integrazione tra competenze”.
HIV, UNA CRONICITÀ TRASFORMATA DALL’INNOVAZIONE – Un focus emblematico è stato dedicato all’HIV, divenuto grazie ai farmaci antiretrovirali un’infezione cronica. La Prof.ssa Cristina Mussini, Presidente SIMIT, e Barbara Suligoi, Comitato Tecnico Sanitario Aids, hanno delineato le nuove sfide: l’importanza di sensibilizzare la popolazione, favorire diagnosi precoci, diffondere i test e rendere più semplice l’accesso alla PrEP. Il Prof. Andrea Antinori, Direttore Dipartimento Clinico, INMI Spallanzani di Roma, e Davide Moschese, infettivologo, Ospedale L. Sacco di Milano, hanno illustrato le novità su trattamenti e profilassi long acting, esponendo i progetti attivati nei rispettivi centri per l’implementazione della PrEP long acting, ancora non pienamente disponibile in Italia nonostante le richieste della community, rilanciate anche da Massimo Farinella, Anlaids nazionale. Marcella Messina, Assessore alle Politiche Sociali Longevità Salute Sport, Comune di Bergamo, ha raccontato l’esperienza della sua Fast-Track City, evidenziando il valore della collaborazione tra istituzioni locali, comunità scientifica e terzo settore per promuovere informazione, accesso ai test, presa in carico e contrasto allo stigma.
“Innovazione nel settore farmaceutico è il riconoscimento all’apporto di beneficio rispetto alle alternative disponibili che risponde a un bisogno terapeutico e supportato da evidenze solide. Il suo percepito cambia in base al ciclo che la patologia vive ed ha senso definirlo tale solo quando diventa fruibile attraverso la rimborsabilità che ne attesta la sostenibilità – afferma Vincenzo Palermo, membro del Consiglio Direttivo di Assobiotec – In HIV, dopo aver trasformato la patologia da life threatening a cronica e controllata con combinazioni efficaci quotidiane, l’innovazione oggi prende forma con il superamento della cronicità attraverso somministrazioni a lunga durata che offrono certezze sull’aderenza a garanzia del contenimento della diffusione del virus e il superamento della percezione di malattia alla base del senso di stigma e disagio sociale”.









