Museo Storico della liberazione di via Tasso

Intervista al direttore del museo, professor Roberto Balzani

Il Museo sorge in quella che fu, tra il 1943 e il 1944, la sede del comando della Gestapo a Roma. Una palazzina borghese requisita dai nazisti, trasformata in luogo di detenzione, tortura e morte per partigiani, oppositori politici, ebrei e civili sospettati di collaborare con la Resistenza.

 Proprio le celle, oggi restaurate ma lasciate nella loro crudezza originaria, sono il cuore pulsante del museo. Non solo conservano le strutture originali, ma custodiscono i graffiti, le scritte lasciate dai prigionieri sulle pareti. Frasi incise nella disperazione e nella speranza, nomi, preghiere, date: testimonianze dirette che parlano ancora con voce tremante.

 Il museo fu inaugurato nel 1957 grazie all’impegno di ex detenuti e familiari delle vittime, con l’obiettivo non solo di ricordare, ma di educare. Nelle sue sale si trovano documenti, fotografie, lettere, cimeli. Ma soprattutto si respira un’atmosfera che va oltre l’esposizione museale: è un’esperienza emotiva e civile. Non si visita solo con gli occhi, ma con la coscienza.

 Uno degli elementi piĂą forti è la ricostruzione della cella di Don Pietro Pappagallo, sacerdote antifascista che aiutò ebrei e perseguitati, e che fu poi fucilato alle Fosse Ardeatine. Così come colpiscono i pannelli dedicati alla resistenza romana, al ruolo delle donne, e ai protagonisti spesso dimenticati della lotta per la libertĂ .

 Il Museo, oggi piĂą che mai, ha una missione educativa forte. Organizza visite guidate per scuole, incontri con storici, laboratori sulla Costituzione. PerchĂ©, come scrisse Primo Levi, “se comprendere è impossibile, conoscere è necessario”.

Il Museo Storico della Liberazione non è un luogo facile. Non offre conforto, non regala leggerezza. Ma ci dona qualcosa di molto più prezioso: ci mette di fronte al passato per aiutarci a comprendere il presente.

 In tempi in cui la memoria rischia di essere diluita o banalizzata, abitare un luogo come questo significa fare un atto di responsabilitĂ . Significa entrare in contatto con la storia viva, quella che ci riguarda tutti. PerchĂ© la libertĂ , come l’arte, ha bisogno di essere custodita e trasmessa.

 Vi invito a visitarlo, a viverlo, a raccontarlo.

Ascolta ora il Podcast:

ABITARE L’ ARTE | Casa della Liberazione
Puntata del 26/05/25
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