Nel Salotto del Coach del 27 gennaio, Maurizio Pesenti ed Elvira Cuka hanno riportato l’attenzione su un tema tanto semplice quanto decisivo: le abitudini.
Un argomento apparentemente quotidiano, quasi banale, che in realtà rappresenta uno dei pilastri più sottovalutati del successo personale e professionale.
La puntata si è ricollegata al filo conduttore già avviato nelle settimane precedenti: la differenza tra motivazione e metodo. Se la motivazione è variabile, emotiva, dipendente dal contesto, il metodo è ciò che resta quando l’entusiasmo cala. E le abitudini sono il contenitore concreto del metodo.
Il cervello ama le scorciatoie (e questo è un vantaggio)
Uno dei passaggi chiave della conversazione ha riguardato il funzionamento del cervello.
Ogni giorno prendiamo circa 37.000 decisioni, la maggior parte delle quali in modo automatico. Il cervello, per risparmiare energia, cerca di trasformare le azioni ripetute in routine.
Qui entra in gioco il valore delle abitudini:
non sono una gabbia, ma una strategia di sopravvivenza intelligente. Quando un’azione diventa abituale, smette di consumare risorse mentali. Questo libera spazio cognitivo per le decisioni che contano davvero: quelle strategiche, creative, relazionali. Non a caso, molte persone di successo strutturano le loro giornate in modo estremamente semplice.
Routine celebri, principi universali
Durante la puntata sono stati citati esempi noti, non per mitizzarli, ma per coglierne il principio.
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Warren Buffett dedica gran parte del suo tempo alla lettura: ore ogni giorno, con una disciplina quasi monastica.
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Jeff Bezos protegge il sonno come un asset strategico: otto ore regolari per garantire lucidità decisionale.
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Elon Musk inizia la giornata molto presto, con momenti di movimento e concentrazione sui compiti ad alto impatto.
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Mark Zuckerberg elimina decisioni superflue (come l’abbigliamento) per non sprecare energia mentale su ciò che non genera valore.
Il messaggio è chiaro:
non è l’abitudine in sé a fare la differenza, ma la riduzione del rumore decisionale.
I tre errori che sabotano le buone abitudini
Uno dei momenti più concreti e utili della puntata è stato l’approfondimento sui tre errori classici che portano le persone ad abbandonare le buone intenzioni dopo pochi giorni.
1. Voler cambiare tutto e subito
Sveglia alle 5, meditazione, allenamento, dieta perfetta, lettura serale.
Sembra motivante… per tre giorni. Poi il sistema crolla. Il cambiamento efficace è graduale, non eroico.
2. Affidarsi solo alla motivazione
La motivazione è come il meteo: intensa, ma instabile.
Le abitudini, invece, assomigliano a un amore maturo: meno eclatante, ma trasformativo.
Quando tutto dipende dalla voglia del momento, il risultato è discontinuità.
3. Non ancorare le abitudini a un contesto preciso
Dire “leggerò di più” non funziona.
Dire “leggerò 10 minuti ogni mattina alle 7, con il caffè” sì.
Le abitudini funzionano quando hanno un quando e un come.
Le decisioni quotidiane si accumulano
Elvira ha utilizzato una metafora potente:
le decisioni sono come punti sulla patente. Ogni scelta coerente accumula energia positiva, ogni rinuncia consapevole rafforza l’identità.
Non è la singola azione a cambiare la vita, ma la direzione costante.
I quattro pilastri delle abitudini efficaci
Nel terzo blocco della puntata, Maurizio ed Elvira hanno sintetizzato il lavoro sulle abitudini in quattro pilastri fondamentali, semplici ma profondi:
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Un rituale mattutino sacro
Uno spazio protetto per sé, anche breve, ma non negoziabile. -
Una scaletta automatica
Poche azioni sempre uguali che tolgono decisioni inutili. -
Movimento quotidiano
Non performance, ma continuità. Il corpo è parte del metodo. -
Riposo e riflessione
Dormire bene e prendersi momenti di consapevolezza non è un lusso, è strategia.
Il mito dei 21 giorni (e cosa fare davvero)
Un altro falso mito smontato durante la puntata è quello dei 21 giorni per creare un’abitudine.
La ricerca scientifica mostra che il tempo necessario può variare da 18 a 254 giorni, a seconda della persona e dell’azione.
La soluzione?
Iniziare con poco.
Maurizio ha suggerito un approccio concreto:
5–10 minuti al giorno sono sufficienti per “ingannare” il cervello e costruire continuità.
Elvira ha ribadito che la ripetizione conta più della durata Meglio poco e ogni giorno, che tanto e una volta a settimana.
La puntata si è chiusa con una riflessione chiave:
le abitudini non sono solo uno strumento di produttività, ma un atto di leadership verso se stessi. Non servono rivoluzioni. Servono scelte quotidiane coerenti. Ed è proprio da qui che nasce il cambiamento reale: non da ciò che promettiamo a gennaio, ma da ciò che ripetiamo quando nessuno ci guarda.








