L’amministratore di condominio diventa “manager dell’abitare”: competenze tecniche, energia e sicurezza al centro della nuova professione

La figura dell’amministratore di condominio cambia volto e ruolo. Non più semplice gestore dei conti del palazzo, ma professionista chiamato a governare sicurezza, efficienza energetica e valorizzazione del patrimonio immobiliare. Nell’intervista a Casa Radio l’avvocato Nicola Ricci, presidente dell’Osservatorio Nazionale Condomini, traccia il quadro delle criticità normative, delle sfide della professione e delle opportunità legate alla transizione energetica e alle nuove tecnologie. Un settore che riguarda oltre 50 milioni di italiani e che incide in modo crescente sull’economia del Paese.

Il condominio come infrastruttura sociale ed economica

In Italia il condominio non è soltanto una forma abitativa diffusa: è una vera e propria infrastruttura sociale ed economica. Secondo le stime più recenti, oltre cinquanta milioni di italiani vivono in edifici condominiali. Una dimensione che rende la gestione dei palazzi un elemento centrale per la qualità della vita urbana, la sicurezza degli edifici e la valorizzazione del patrimonio immobiliare.

Di questi temi si è discusso durante una recente trasmissione di Casa Radio condotta dal giornalista Paolo Leccese con Emiliano Cioffarelli, che ha ospitato l’avvocato Nicola Ricci, presidente dell’Osservatorio Nazionale Condomini. Il confronto ha messo in luce come la professione dell’amministratore di condominio stia attraversando una fase di trasformazione profonda.

«L’amministratore oggi gestisce una parte importante del patrimonio immobiliare italiano – ha spiegato Ricci – e svolge una funzione che coinvolge circa cinquanta milioni di cittadini che vivono in condomini». Una responsabilità crescente, che richiede competenze sempre più ampie e specialistiche.

Dalla contabilità alla gestione strategica degli edifici

Per decenni l’amministratore di condominio è stato percepito principalmente come il gestore dei conti del palazzo: una figura incaricata di raccogliere le quote condominiali, pagare i fornitori e convocare le assemblee. Oggi questa rappresentazione appare superata. La gestione degli edifici richiede competenze multidisciplinari che spaziano dalla normativa giuridica alla tecnica edilizia, dalla sicurezza sul lavoro alla pianificazione energetica.

«La professione – ha osservato Ricci – non si limita più alla contabilità. L’amministratore deve conoscere la normativa legale, gli aspetti economici e le questioni tecniche legate alla gestione degli edifici».

Il cambiamento è stato accelerato negli ultimi anni dagli interventi di riqualificazione energetica e dai programmi di incentivazione fiscale, che hanno trasformato molti condomini in veri e propri cantieri. Il risultato è una figura professionale sempre più centrale nella filiera immobiliare.

Sicurezza nei cantieri e responsabilità legali

Uno degli aspetti più delicati riguarda il tema delle responsabilità. Secondo i dati citati dall’Osservatorio Nazionale Condomini, gli amministratori sono tra le categorie professionali più frequentemente coinvolte in procedimenti giudiziari legati alla gestione degli edifici.

«L’amministratore – ha sottolineato Ricci – è tra le professioni più chiamate in giudizio dopo quella medica». Il motivo è legato soprattutto ai cantieri edilizi.

Gran parte degli incidenti sul lavoro avviene nel settore delle costruzioni e molti di questi riguardano interventi su edifici condominiali. In questi casi l’amministratore, in qualità di rappresentante del condominio, può essere chiamato a rispondere insieme ad altri soggetti coinvolti nella filiera dei lavori, come imprese e direttori dei lavori. La vigilanza sulle condizioni di sicurezza diventa quindi una responsabilità cruciale.

Il nodo della formazione professionale

La crescente complessità della professione rende centrale il tema della formazione.

In Italia non esiste un albo professionale degli amministratori di condominio. La professione è regolata da registri e associazioni, ma non da un ordine professionale strutturato. Questa situazione crea una forte disomogeneità nella preparazione degli operatori.

«Non abbiamo un numero certo di amministratori – ha spiegato Ricci – perché non esiste un albo. In molti casi si tratta di professionisti che svolgono l’attività come secondo lavoro». Il risultato è una categoria in cui convivono professionisti altamente qualificati e figure meno preparate.

Un elemento che alimenta il dibattito su una possibile riforma normativa del settore.

Il dibattito sulla riforma della professione

Negli ultimi mesi si è discusso di una proposta legislativa destinata a ridefinire la professione. Il provvedimento prevedeva, tra le altre misure:

  • l’obbligo della laurea per esercitare l’attività

  • l’introduzione di una figura di controllo contabile accanto all’amministratore

  • nuove regole sulla gestione finanziaria dei condomini

Una proposta che ha suscitato forti perplessità tra le associazioni di categoria.

«Affiancare un rendicontista all’amministratore – ha osservato Ricci – significherebbe aumentare i costi per i condomini e trasmettere l’idea che il professionista non sia in grado di svolgere correttamente il proprio lavoro». Il dibattito resta aperto anche sulla possibilità di istituire un albo professionale. Due le ipotesi allo studio: un albo obbligatorio per esercitare la professione oppure un registro volontario per certificare le competenze.

Il peso economico dei condomini nel sistema Paese

La gestione dei condomini ha anche una rilevanza economica significativa. Secondo alcune stime, le attività legate alla gestione condominiale incidono per circa l’1% del PIL italiano.Tuttavia il dato potrebbe essere sottostimato.

Se si considerano anche gli interventi di manutenzione, le ristrutturazioni, gli impianti e i servizi collegati agli edifici, l’impatto economico complessivo potrebbe arrivare tra il 3 e il 4% del prodotto interno lordo. Si tratta di un settore che coinvolge una vasta filiera di professionisti: imprese edilizie, tecnici, assicurazioni, consulenti energetici e amministratori.

Energia e comunità energetiche: il ruolo dei condomini

Uno dei temi più rilevanti per il futuro del settore riguarda l’energia. Gli edifici sono responsabili di circa il 40% dei consumi energetici europei e di oltre un terzo delle emissioni di gas serra. In questo contesto i condomini rappresentano un laboratorio fondamentale per la transizione energetica.

Tra gli strumenti più promettenti vi sono:

  • i gruppi di autoconsumo collettivo

  • le comunità energetiche

  • gli impianti fotovoltaici condivisi

«Il condominio – ha spiegato Ricci – è il luogo ideale per sviluppare gruppi di autoconsumo collettivo». L’installazione di impianti fotovoltaici sui tetti consente infatti di produrre energia da condividere tra i residenti, riducendo la dipendenza dal mercato energetico e mitigando l’impatto degli aumenti delle bollette.

Digitalizzazione e BIM nella gestione degli edifici

Un altro elemento di trasformazione riguarda la digitalizzazione del settore edilizio. Con l’introduzione dell’obbligo del BIM (Building Information Modeling) per i progetti pubblici superiori ai due milioni di euro, la gestione degli edifici entra in una nuova fase. Il BIM consente di integrare in un unico modello digitale tutte le informazioni relative a un edificio: progettazione, impianti, manutenzione e interventi tecnici.

Questa tecnologia permette una gestione più efficiente del ciclo di vita degli edifici e una migliore pianificazione degli interventi di manutenzione e riqualificazione energetica. Per un patrimonio edilizio come quello italiano, caratterizzato da una forte presenza di edifici costruiti prima delle moderne normative energetiche, il BIM rappresenta uno strumento strategico.

L’amministratore del futuro: energy building manager

Guardando al futuro, la figura dell’amministratore di condominio appare destinata a evolversi ulteriormente. Secondo Ricci, il professionista dovrà assumere un ruolo sempre più vicino a quello di un energy building manager. Non solo gestore amministrativo, ma figura capace di valorizzare gli immobili, promuovere interventi di efficientamento energetico e dialogare con le istituzioni.

«L’amministratore – ha affermato – deve contribuire alla valorizzazione dell’immobile, portandolo nel tempo da un valore iniziale a un valore superiore». In altre parole, il condominio non è più soltanto un insieme di appartamenti ma un sistema complesso che richiede competenze gestionali avanzate.

Cultura del condominio e valore degli immobili

Accanto agli aspetti tecnici esiste anche una questione culturale. Molti proprietari continuano a considerare il condominio come un elemento secondario rispetto alla propria abitazione.

In realtà acquistare un immobile significa acquistare anche una quota delle parti comuni dell’edificio. La qualità della gestione condominiale incide direttamente sul valore delle singole proprietà. Per questo motivo, secondo Ricci, è necessario sviluppare una nuova cultura dell’abitare.

«Quando si compra casa – ha spiegato – si compra anche una parte del condominio. Il valore dell’immobile dipende anche dalla qualità dell’edificio e della sua gestione».

Un settore strategico per il futuro delle città

Il condominio rappresenta quindi uno dei luoghi chiave della trasformazione urbana. È qui che si incrociano temi centrali per il futuro delle città: sicurezza degli edifici, sostenibilità energetica, innovazione tecnologica e valorizzazione del patrimonio immobiliare.

In questo scenario l’amministratore diventa una figura strategica. Non più soltanto un gestore di bilanci, ma un professionista capace di guidare la transizione degli edifici verso modelli più efficienti e sostenibili. Una trasformazione che riflette un cambiamento più ampio: quello dell’abitare contemporaneo, sempre più legato alla qualità degli edifici e alla gestione intelligente delle risorse.

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Puntata del 10/03/26
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