L’inclusione non è una parentesi nel calendario, ma un’agenda industriale. È la chiave interpretativa che emerge dai prossimi appuntamenti di Side by Side, associazione di cultura economica e sociale presieduta da Alessia Salmaso, che da due anni porta nelle imprese e nelle istituzioni un confronto pragmatico su diversità, equità e pari opportunità. A fare da sfondo è novembre, mese simbolo dell’attivismo internazionale che culmina il 25 con la Giornata contro la violenza sulle donne: un contesto che per Side by Side è occasione per allargare il campo, moltiplicando conferenze, convegni e laboratori oltre la singola ricorrenza, per trasformare i principi in comportamenti quotidiani.
L’agenda: Milano 11–12 novembre, poi i campus
Il primo snodo è Milano, 11 novembre: un confronto dedicato al rapporto tra intelligenza artificiale e nuovo umanesimo nelle aziende, con un taglio preciso — usare la tecnologia come difesa della diversità, non come fattore di omologazione. Il giorno successivo, 12 novembre, Side by Side prosegue con “Breaking the Cycle”, workshop orientato a superare stereotipi e barriere che ancora frenano percorsi di carriera fondati sul merito. È un doppio appuntamento che si innesta in una settimana dedicata alla valorizzazione del talento femminile, costruendo ponti tra mondo istituzionale e pratiche aziendali.
Dopo Milano, il testimone passa alle aule universitarie. Il 19 novembre, Side by Side presenterà all’Università Europea di Roma il volume “Oltre la diversità. Creare unicità e valore nelle aziende e per le istituzioni”, curato dal giornalista Filippo Poletti: una raccolta di casi pratici e testimonianze maturati in due anni di conferenze, concepita non come manifesto teorico, ma come taccuino operativo per chi deve mettere a terra politiche inclusive. L’incontro, ospitato su invito del professor Gabriele Giorgi (Psicologia delle organizzazioni), è il primo di un ciclo rivolto agli studenti per discutere non solo il “che cosa”, ma soprattutto il “perché” dell’impegno su DEI (diversity, equity & inclusion).
Dal “gender gap” alla “gender opportunity”
Il cuore della proposta di Side by Side è uno spostamento semantico che diventa strategico: dal “gender gap” alla “gender opportunity”. Il ragionamento si regge su due piani. Sul piano quantitativo, i dati ricordano che in Italia la partecipazione femminile al lavoro resta inferiore alla media europea e che le posizioni apicali sono ancora presidiate in prevalenza da uomini; la piena valorizzazione del talento femminile è dunque una leva potenziale di crescita del PIL e di produttività. Sul piano qualitativo, l’inclusione genera organizzazioni meno fragili e più flessibili, quindi più capaci di attraversare fasi di complessità e volatilità. È una leva di competitività sistemica, non una voce accessoria del bilancio sociale.
È su questo secondo piano che l’associazione propone un metodo: identificare gli “agenti del cambiamento” — aziende, professionisti, istituzioni che hanno trovato soluzioni funzionanti — e circondarli di alleanze, per far rimbalzare quelle soluzioni in contesti differenti, renderle replicabili e adattabili. Non più vetrina di “best practice” isolate, ma retee scalabilità dell’impatto.
AI come leva di inclusione, non come scorciatoia
Il binomio AI–capitale umano attraversa trasversalmente il programma. La tesi è netta: l’intelligenza artificiale non sostituisce la persona, ma aumenta le sue possibilità, se integra linguaggi, generazioni e competenze. Nelle organizzazioni, questo significa passare da progetti pilota difensivi a policy di adozione responsabile: valutazioni d’impatto, formazione mirata, ridefinizione dei processi valutativi per misurare e ridurre i bias, governance dei dati e trasparenza sugli algoritmi. È il presupposto per evitare che la tecnologia cristallizzi le disuguaglianze del passato e per farne, al contrario, un’architettura di inclusione.
L’orizzonte non è solo di genere. Il libro e i tavoli di lavoro spingono anche su disabilità (ovvero “diversabilità” come valore aggiunto in processi e ruoli), linguaggio inclusivo, integrazione intergenerazionale dentro team ibridi dove la produttività nasce dall’innesto tra esperienza e nuove alfabetizzazioni digitali. La parola d’ordine è unicità: riconoscere e progettare il contributo specifico di ciascuno, superando tanto l’uguaglianza formale quanto le riserve protette che finiscono per creare recinti.
Giovani: dal “che cosa” al “perché”
Il focus sul public engagement con gli studenti non è un’operazione di comunicazione, ma il tentativo di incidere sulle motivazioni. «Ai giovani interessa il perché»: capire perché professionisti e manager investono tempo e risorse nell’inclusione, che cosa muove questa scelta e come la si trasforma in processi e risultati. Da qui l’impostazione degli eventi in ateneo: non presentazioni unidirezionali, ma dialogo per ispirare i “perché” dei ragazzi e ascoltare aspettative e criticità di chi sta per entrare nel mondo del lavoro. È un investimento di lungo periodo sul capitale sociale delle imprese.
Il perimetro economico: perché conviene alle aziende
Per gli operatori economici, il messaggio è pragmatico. L’inclusione ben progettata:
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Allarga il bacino di talenti, in mercati del lavoro dove skill digitali e soft skill sono scarse;
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Riduce i rischi decisionali associati a team omogenei, aumentando l’eterogeneità informativa;
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Aumenta la resilienza: organizzazioni allenate alla complessità assorbono meglio shock esterni e cambi di scenario;
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Migliora produttività e retention, con effetti misurabili sul costo di sostituzione e sulla curva di apprendimento;
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Apre mercati: prodotti e servizi progettati con ottica inclusiva intercettano nuove domande e riducono la frizione regolatoria.
Si tratta di benefici cumulativi che si riflettono su margini e posizionamento competitivo. Quando Side by Side parla di “spostare la narrazione” non compie un’operazione semantica, ma riconosce che la domanda dei mercati — pubblici e privati — premia filiere capaci di dimostrare impatti economici e sociali verificabili.
Il metodo: casi, rete e replicabilità
“Oltre la diversità” nasce da trenta voci che raccontano altrettanti casi: una scelta editoriale coerente con l’impostazione dell’associazione, che privilegia soluzioni e metriche rispetto alle dichiarazioni d’intenti. Ogni caso è una pista di lavoro: dal redesign dei processi di selezione (per ridurre bias impliciti) alla revisione dei percorsi di carriera (per non disperdere il talento nei passaggi “critici” della vita professionale), fino a piloti sull’AI orientati a supportare l’accessibilità e a facilitare l’onboarding di profili non tradizionali. Il valore, sottolinea Salmaso, non sta nella singola “buona pratica”, ma nella sua scalabilità attraverso alleanze tra aziende, università e istituzioni.
Questo è anche il senso dell’ecosistema di partner che Side by Side mobilita nei propri appuntamenti: una rete in cui ogni soggetto porta un pezzo di soluzione — know-how, strumenti, misurazioni, canali — e riceve in cambio capacità di execution e legittimazione. La dichiarazione di intenti diventa capitolato operativo: obiettivi, indicatori, orizzonte temporale, governance.
Il ruolo delle istituzioni e dell’accademia
Gli appuntamenti di novembre mostrano come il perimetro pubblico e quello accademico siano cofattori del cambiamento. Da un lato, le istituzioni definiscono cornici regolatorie e incentivi; dall’altro, le università selezionano e formano il capitale umano che entrerà nelle aziende. L’incontro del 19 novembre all’Università Europea di Roma — primo di una serie — è progettato proprio per ibridare questi mondi: portare case history in aula, ascoltare domande e costruire percorsi di tirocinio e ricerca applicata che traducano la retorica dell’inclusione in occupabilità e innovazione organizzativa.
Comunicazione come infrastruttura
Il linguaggio è parte dell’infrastruttura inclusiva. Non si tratta di checklist, ma di coerenza: parole che rispecchiano processi e misure. Da qui l’attenzione al public engagement su canali professionali, con un tono che evita la retorica e punta su fatti e risultati. La comunicazione, intesa come piattaforma di accountability, consente di dare visibilità a obiettivi, metriche e avanzamenti, creando un circuito virtuoso tra reputazione e sostanza.
Il punto di caduta: dall’etica al valore
La traiettoria proposta da Side by Side porta a un punto di caduta chiaro: l’inclusione conviene. Conviene alle imprese, che trovano competenze e resilienza; conviene alle persone, che vedono riconosciute unicità e aspirazioni; conviene al sistema-Paese, che amplia base occupazionale, produttività e innovazione. Se il 25 novembre resta un faro simbolico, la sfida dei prossimi mesi è trasformare questa luce in energie quotidiane: politiche, processi, misure. Solo così il passaggio dal “gap” all’“opportunity” smetterà di essere uno slogan per diventare vantaggio competitivo.










