Perché oggi perdiamo attenzione ma guadagniamo connessione.
Viviamo nell’epoca della distrazione permanente. Le notifiche del cellulare, i suoni dei messaggi, i pop-up che invadono il nostro computer: tutto sembra congiurare contro la nostra capacità di concentrazione. Allo stesso tempo, però, siamo immersi in un mondo che ci mette continuamente in relazione con gli altri, spesso a un livello molto più profondo e invisibile di quanto immaginiamo.
Da una parte quindi la fragilità della nostra attenzione, dall’altra la straordinaria forza della connessione umana che affonda le radici in meccanismi antichi del cervello, come i neuroni specchio. È una tensione continua: perdiamo focus, ma guadagniamo empatia.
In questo articolo, che riprende la puntata del salotto del coach del 16 Settembre 2025, cercherò di portarvi in un piccolo viaggio tra neuroscienze e vita quotidiana, per capire come possiamo recuperare il controllo della nostra attenzione senza rinunciare al dono della relazione autentica.
Secondo alcune ricerche, oggi riusciamo a mantenere la concentrazione su un compito per circa 35–40 secondi prima che la mente venga catturata da un nuovo stimolo. Un tempo brevissimo, che ci costringe a vivere in una costante frammentazione cognitiva.
Il colpevole principale è la dopamina, un neurotrasmettitore che regola i meccanismi della ricompensa. Ogni volta che riceviamo una notifica, un “mi piace”, un nuovo messaggio, il cervello ci premia con una piccola scarica di dopamina. È come un addestramento continuo: rispondere subito diventa irresistibile.
Ma questo non è senza conseguenze.
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Produttività ridotta: la continua interruzione rallenta i processi cognitivi e ci fa lavorare in superficie.
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Stress e ansia: il bisogno costante di “controllare” ci porta a una vigilanza forzata che consuma energie.
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Affaticamento mentale: più switch cognitivi facciamo, più il cervello si esaurisce.
Un paradosso: ci sembra di essere sempre attivi, ma in realtà siamo meno efficaci.
Due antidoti semplici ma potenti
Avendo letto con cura lo studio che riporta questi numeri imbarazzanti, voglio suggerirvi, un paio di soluzioni per essere meno distratti e non farvi influenzare dalla notifica che gratifica!!!
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Le pause intenzionali. Fermarsi di tanto in tanto, anche solo per cinque minuti, senza schermi e senza input esterni, permette al cervello di ricaricarsi. È una sorta di “reset” naturale della concentrazione.
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La gestione delle notifiche. Non sono i dispositivi a decidere per noi, siamo noi a poterli addestrare: silenziare, raggruppare, limitare. È un atto di leadership personale.
Allenare l’attenzione non significa rinunciare alla tecnologia, ma scegliere consapevolmente come e quando utilizzarla.
Neuroni specchio: il lato luminoso della connessione
Se la tecnologia ci ruba attenzione, la biologia ci restituisce qualcosa di prezioso: la connessione umana.
I neuroni specchio, scoperti negli anni ’90 da un gruppo di ricercatori italiani guidati da Giacomo Rizzolatti, si attivano non solo quando compiamo un’azione, ma anche quando osserviamo qualcun altro compierla. È come se il cervello “vivesse” quell’azione in prima persona.
Questo spiega fenomeni quotidiani:
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Lo sbadiglio contagioso.
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L’empatia che proviamo quando vediamo qualcuno soffrire o gioire.
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La capacità di imitare gesti e atteggiamenti quasi senza rendercene conto.
In altre parole, siamo progettati per connetterci.
Empatia, leadership, coaching: la forza del rispecchiamento
Nella vita personale e professionale, il sistema dei neuroni specchio diventa un alleato fondamentale:
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Nei team di lavoro, favorisce coesione e collaborazione, perché ci porta a sincronizzare comportamenti ed emozioni.
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Nel coaching, permette di entrare davvero in risonanza con il cliente, cogliendo segnali non verbali che aprono nuove prospettive.
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Nelle relazioni quotidiane, aiuta a creare autenticità e fiducia reciproca.
Un sorriso, una postura aperta, uno sguardo empatico: piccoli gesti che il cervello dell’altro “cattura” e rispecchia, creando connessioni invisibili ma potenti.
Il filo rosso: attenzione e relazione
A prima vista, mente distratta e neuroni specchio sembrano due mondi opposti: la prima ci allontana dal focus, i secondi ci avvicinano agli altri. In realtà fanno parte dello stesso scenario: viviamo in un contesto che ci chiede di recuperare il controllo su ciò che scegliamo di seguire e di valorizzare la qualità delle relazioni autentiche.
Allenare l’attenzione significa non solo essere più produttivi, ma anche più presenti nell’incontro con l’altro. Perché è solo quando siamo davvero presenti che il rispecchiamento diventa relazione, e l’empatia diventa strumento di crescita reciproca.
Siamo distratti, sì, ma non siamo condannati a restarlo. Possiamo decidere di allenare la concentrazione, ridurre l’invasione digitale e riscoprire la bellezza di un dialogo sincero, di un gesto condiviso, di uno sguardo che ci fa sentire riconosciuti.
La tecnologia continuerà a bussare, ma spetta a noi scegliere a chi aprire la porta.
E i neuroni specchio ci ricordano che, nonostante tutto, il nostro cervello è programmato per connettersi: non con le notifiche, ma con le persone.










