C’è un momento, durante questa puntata dell’Italia che Vale, in cui si capisce subito che non sarà la solita chiacchierata sulla Cina. Non è geopolitica da talk show. Non è economia da manuale.
È un viaggio dentro qualcosa che spesso giudichiamo senza averlo mai visto davvero.
Con l’Avvocato Alessandro De Luca abbiamo fatto una cosa semplice, ma rara: togliere il filtro.
Si parte da Roma. Dalle relazioni. Dalle persone.
Perché il rapporto di De Luca con la Cina non nasce da un convegno o da una trattativa. Nasce da amicizie, dalla comunità cinese che vive qui, da oltre 40.000 persone solo nella capitale.
Ed è già un primo punto tecnico interessante: prima del business, c’è la relazione.
Se non capisci come ragiona una cultura, non ci lavori. Al massimo ci sbatti contro.
Il vero punto di forza: pianificazione + esecuzione
Qui si entra nel merito.
Quello che spesso in Europa non vogliamo vedere. La Cina cresce. E non cresce per caso.
Parliamo di un +5% medio annuo, anche in uno scenario globale complesso.
Ma il dato interessante non è la percentuale. È il modello, fatto di pianificazione strategica, capacità di esecuzione e continuità nel tempo.
In pratica: quello che da noi spesso si perde tra burocrazia, politica e cambi di direzione.
E infatti il passaggio è netto: da “fabbrica del mondo” a hub globale di innovazione.
Per anni abbiamo raccontato la Cina come sinonimo di basso costo. Oggi non è più così.
La competizione è cambiata: qualità più prezzo diventa competitività reale.
Questo, per un imprenditore italiano, cambia tutto.
Perché significa che non puoi più andare lì pensando di “spendere meno”.
Devi andarci con un’idea industriale seria.
“Comunità cinese: chiusura o incomprensione?”. Domanda diretta.
Risposta ancora più interessante. La famosa “chiusura” della comunità cinese? In gran parte, un effetto della barriera linguistica. Non culturale.
Oggi le seconde generazioni parlano italiano, vivono il territorio, condividono scuola e sport.
Tradotto: il problema non era la distanza. Era la comunicazione.
E questa è una lezione che vale anche nel business internazionale.
In tema di energia e tecnologia stiamo vivendo il sorpasso silenzioso.
Qui arriva il dato che, se lo analizzi bene, fa riflettere.
Nel 2025, per la prima volta in Cina, le rinnovabili hanno superato la potenza termica installata
E non solo. Oltre 10 milioni di veicoli elettrici venduti in 9 mesi ed elettrificazione diffusa nei trasporti urbani.
È infrastruttura già operativa. Non è teoria.
E mentre in Europa discutiamo, loro installano.
“Ma fare impresa in Cina è considerato l’errore tipico italiano?”
Qui De Luca è molto chiaro.
Le PMI italiane sono troppo piccole per affrontare da sole un mercato come quello cinese.
E quindi? La strada è una: joint venture intelligenti, con noi che portiamo creatività e innovazione, mentre loro portano scala produttiva e accesso al mercato. È un modello industriale.
C’è un passaggio che sembra quasi romantico, ma in realtà è molto concreto.
Italia e Cina sono due culture millenarie. E si rispettano. Dalla Via della Seta a oggi, c’è una continuità di scambio. E questo, nel business, pesa.
Perché il posizionamento del “Made in Italy” in Cina è sicuramente commerciale, ma anche culturale.
Finisce l’intervista con un tuffo nel Capodanno cinese, cercando di capirlo meglio.
Non è folklore. È un indicatore sociale. Partecipazione mista. Istituzioni presenti e cultura condivisa.
Questo significa che la comunità cinese si sente parte del sistema.
Si, un sistema. E se non lo studi, resti fuori. Non perché ti escludono. Ma perché non sei attrezzato per entrarci.








