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Mario Monti a Casa Radio: «La politica pensa ai voti, ma deve tornare a occuparsi del futuro dei giovani e della crescita»

CASA RADIO · POLITICA

Mario Monti a Casa Radio: «La politica pensa ai voti, ma deve tornare a occuparsi del futuro dei giovani e della crescita»

L'ex presidente del Consiglio, ospite nel “Buongiorno Italia” di Casa Radio dal direttore Giovanni Lacagnina, interviene sulla violenza giovanile, il caro carburante, la Legge di Bilancio e il futuro dell'Europa. «La spesa facile farebbe ripartire lo spread». E sulla politica critica i patiti: “Pensano soltanto a prendere voti”

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L'ex presidente del Consiglio Mario Monti è intervenuto nel Buongiorno Italia, di Casa Radio, dal Direttore Giovanni Lacagnina, per affrontare alcuni dei principali temi dell'attualità politica, economica e internazionale.

Al centro del confronto, la violenza giovanile e i recenti episodi di disordini a Milano, le proposte del ministro della Giustizia Carlo Nordio sul sistema penitenziario minorile, le proteste degli autotrasportatori contro il caro carburante, le prospettive della Legge di Bilancio 2027 e il futuro dell'Italia in Europa, in una fase segnata da forti tensioni geopolitiche e da un quadro economico particolarmente complesso.

Nel corso dell'intervista, Monti ha richiamato più volte la necessità di guardare oltre le emergenze del momento, distinguendo gli interventi necessari nell'immediato dalle scelte strutturali che la politica dovrebbe compiere per garantire crescita e prospettive alle nuove generazioni.

Violenza giovanile, sicurezza e responsabilità della politica

Il primo tema affrontato è stato quello della sicurezza, dopo gli episodi di violenza e i saccheggi a Milano. Da una parte, il Governo punta sulla fermezza e sul rafforzamento degli strumenti di contrasto; dall'altra, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha richiamato l'attenzione delle istituzioni sulle condizioni dei giovani e sulla necessità di offrire loro opportunità concrete.

Nel dibattito si inseriscono anche le proposte del ministro Carlo Nordio per ampliare la disponibilità di posti nelle strutture penitenziarie minorili e valutare l'utilizzo di alcuni settori delle carceri per adulti, ipotesi che hanno suscitato polemiche per le possibili conseguenze sulla funzione educativa della giustizia minorile.

Monti ha sottolineato la necessità di affrontare contemporaneamente due esigenze: garantire la sicurezza e comprendere le ragioni del disagio giovanile.

La difficoltà vissuta da tanti ragazzi, ha osservato, non può in alcun modo diventare una giustificazione per la violenza. In questo percorso, anche l'educazione familiare svolge un ruolo importante, sebbene si tratti di una responsabilità particolarmente complessa.

Il punto centrale del suo ragionamento riguarda però i limiti di una risposta esclusivamente repressiva. Anche immaginando di arrestare tutti i manifestanti responsabili delle violenze e di applicare loro le pene più severe, il problema del mondo giovanile, secondo Monti, rimarrebbe sostanzialmente irrisolto.

La sicurezza è dunque necessaria, ma non basta a eliminare le cause profonde del disagio.

L'ex premier ha quindi allargato il discorso alle responsabilità della politica, accusata di concentrarsi troppo spesso sui sondaggi e sulla conquista del consenso elettorale, trascurando la costruzione di prospettive di lungo periodo.

Tra le preoccupazioni che pesano sulle nuove generazioni ci sono anche le trasformazioni del mercato del lavoro legate all'intelligenza artificiale. La prospettiva che molte professioni possano cambiare o scomparire alimenta incertezza, anche se gli effetti effettivi di queste trasformazioni restano da valutare.

A ciò si aggiunge il peso del debito pubblico italiano, che rischia di condizionare le opportunità delle generazioni future.

Il messaggio di Monti è chiaro: non si può chiedere ai giovani di avere fiducia nel futuro senza offrire loro ragioni concrete per farlo.

Caro carburante e protesta dei Tir: gli aiuti non bastano

Dalla questione giovanile si è passati alle difficoltà delle imprese, alle prese con l'aumento dei costi energetici e del gasolio.

Il Governo ha stanziato circa 175 milioni di euro per sostenere autotrasportatori, agricoltori e imprese della pesca attraverso misure di sostegno e agevolazioni. Interventi che puntano ad attenuare gli effetti immediati del caro carburante, ma che non risolvono necessariamente i problemi strutturali del settore.

Interpellato sull'adeguatezza degli aiuti e sulla necessità di conciliare il diritto alla protesta con quello di cittadini e imprese di continuare a lavorare, Monti ha riconosciuto i limiti delle risposte emergenziali.

Pur senza esprimere un giudizio definitivo sulla sufficienza delle risorse stanziate, l'ex presidente del Consiglio ha evidenziato come questi interventi servano soprattutto a tamponare una situazione difficile.

Il problema, secondo Monti, affonda le radici anche nelle scelte compiute nel corso degli anni. L'Italia ha privilegiato storicamente il trasporto su gomma rispetto a quello ferroviario, senza realizzare con la necessaria continuità gli interventi strutturali che avrebbero potuto rendere il sistema logistico più efficiente e meno vulnerabile agli aumenti del carburante.

Una situazione che non può essere attribuita soltanto all'attuale Governo, ma che è anche il risultato delle decisioni, o delle mancate decisioni, degli esecutivi precedenti.

Quando mancano riforme e investimenti di lungo periodo, il costo delle inefficienze finisce per ricadere sulle imprese e sui cittadini. Gli aiuti possono alleviare le difficoltà nell'immediato, ma non sostituiscono una strategia capace di affrontare le debolezze del sistema produttivo.

Legge di Bilancio 2027: la stabilità dei conti come condizione per crescere

Uno dei passaggi più significativi dell'intervista ha riguardato la prossima Legge di Bilancio, l'ultima di questa legislatura.

A Palazzo Chigi si è tenuto un vertice di maggioranza per definire le misure prioritarie e le risorse disponibili. Un confronto che si svolge in un contesto caratterizzato da crescita debole, debito pubblico elevato, pressioni sui costi energetici e richieste di sostegno da parte di famiglie e imprese.

Per Monti, l'esperienza economica degli ultimi anni dovrebbe aver insegnato che la crescita non può essere ottenuta attraverso una semplice operazione contabile, come se bastasse immettere risorse nel sistema per produrre automaticamente più sviluppo.

La sua riflessione si è concentrata sul rapporto tra stabilità politica, disciplina finanziaria e crescita economica. La stabilità di un Governo, ha osservato, è un elemento importante per l'economia, ma deve tradursi nella capacità di adottare decisioni credibili e coerenti nel tempo.

In questo quadro, Monti ha riconosciuto al Governo e al ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti il merito di aver mantenuto una linea di attenzione alla stabilità dei conti pubblici, evitando misure di spesa eccessivamente espansive.

Nel suo ragionamento è emerso anche un riferimento critico alle pressioni politiche per aumentare la spesa pubblica, in particolare quelle riconducibili a Matteo Salvini. Una politica di spesa facile, secondo l'ex premier, rischierebbe di riaprire tensioni sui mercati finanziari e di provocare un nuovo aumento dello spread, con conseguenze sui costi di finanziamento dello Stato.

Il punto, tuttavia, non è rinunciare alla crescita, ma individuare gli interventi capaci di sostenerla senza compromettere l'equilibrio finanziario.

La distinzione fondamentale è tra una spesa orientata a produrre risultati duraturi e misure adottate soprattutto per ottenere consenso nel breve periodo.

La stabilità dei conti pubblici non è un obiettivo fine a sé stesso: è una condizione per creare fiducia, evitare nuove tensioni finanziarie e sostenere lo sviluppo nel tempo.

Europa e nuovi equilibri geopolitici: la sfida dell'integrazione

Nel corso della trasmissione, Monti ha affrontato anche il ruolo dell'Unione europea in una fase di profondi cambiamenti geopolitici, segnata dalla guerra in Ucraina e dalle tensioni tra le grandi potenze.

L'ex presidente del Consiglio ha descritto la situazione internazionale come particolarmente grave, richiamando l'importanza dei valori democratici europei nel confronto con i sistemi autoritari.

Nel suo intervento ha evidenziato le contraddizioni dei sovranismi nazionali, che promettono di rafforzare i singoli Paesi ma rischiano, al contrario, di indebolirli quando impediscono una risposta comune alle sfide internazionali.

Per Monti, l'Europa non può limitarsi a essere una somma di interessi nazionali contrapposti. Ha bisogno di una maggiore integrazione politica, di istituzioni capaci di agire con autorevolezza e di una partecipazione democratica più forte.

In questo quadro, l'astensionismo rappresenta un ulteriore problema: se i cittadini si allontanano dalle urne, si indebolisce anche la legittimazione delle istituzioni europee.

La costruzione di un'Europa più forte, secondo il ragionamento dell'ex premier, richiede quindi partiti capaci di superare le divisioni e di assumersi la responsabilità di un progetto comune.

La posta in gioco non riguarda soltanto la politica estera o la sicurezza, ma anche la capacità dell'Unione di difendere i propri interessi economici e i propri valori in un mondo sempre più competitivo.

La crescita dell'Italia e il peso delle scelte di lungo periodo

Nella parte conclusiva dell'intervista, Monti è tornato sul problema della crescita italiana e sulla necessità di mantenere gli equilibri di bilancio.

Richiamando l'esperienza del Governo tecnico da lui guidato nel 2011, dopo la fine del Governo Berlusconi, ha ricordato come in quella fase la priorità fosse ristabilire condizioni di sostenibilità finanziaria per il Paese.

Tra gli interventi di allora, Monti ha citato la riforma delle pensioni, considerandola una scelta importante anche in relazione agli interessi delle generazioni più giovani e alla sostenibilità del sistema nel tempo.

Il ragionamento si collega a una critica più generale del modo in cui viene esercitata la responsabilità di governo. La finalità della politica, ha sottolineato, non dovrebbe esaurirsi nella ricerca del consenso elettorale, ma consistere nella capacità di prendere decisioni utili al Paese anche quando sono difficili e non immediatamente popolari.

Una considerazione che, ha precisato, non riguarda esclusivamente l'attuale maggioranza, ma investe più ampiamente il sistema politico italiano.

Il problema è individuare un equilibrio tra la necessità di rispondere alle esigenze immediate dei cittadini e quella di tutelare gli interessi delle generazioni future.

La crescita non può essere affidata soltanto a interventi temporanei, così come la stabilità finanziaria non può rappresentare l'unico obiettivo dell'azione pubblica. Servono investimenti, riforme e una visione capace di rendere l'economia italiana più produttiva e competitiva.

La sfida: governare guardando oltre il consenso

Dalla sicurezza alla politica economica, dalle difficoltà delle imprese al futuro dell'Europa, l'intervento di Mario Monti a Casa Radio ha avuto come filo conduttore il rapporto tra le emergenze del presente e le responsabilità verso il futuro.

Gli aiuti alle categorie produttive, il contrasto alla violenza e il mantenimento degli equilibri finanziari sono strumenti necessari, ma rischiano di rimanere insufficienti se non vengono inseriti in una strategia più ampia.

Per i giovani significa offrire opportunità concrete e prospettive professionali. Per le imprese significa superare le inefficienze strutturali e creare condizioni favorevoli agli investimenti. Per il Paese significa mantenere la credibilità finanziaria senza rinunciare alla crescita. Per l'Europa, infine, significa superare le divisioni nazionali e rafforzare la capacità di agire in uno scenario internazionale sempre più complesso.

È questa la sfida che emerge dalle riflessioni dell'ex presidente del Consiglio: una politica chiamata non soltanto a gestire le emergenze e a conservare il consenso, ma a costruire le condizioni per un futuro economicamente sostenibile e socialmente più solido.

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